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  Giovanni Moro
STUDI SUL CRISTIANESIMO DELLE ORIGINI
LA LETTERA di CLEMENTE di ALESSANDRIA
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Nel 1958 a Mar Saba, un monastero nei pressi di Gerusalemme, il professor Morton Smith della Columbia University scoprì un documento antico. Conteneva una lettera di Clemente di Alessandria, uno dei padri della Chiesa, autore tra l'altrro, degli Stromata, citate in altre parti di questo sito. Clemente avrebbe ricevuto le rimostranze di un allievo, un certo Teodoro, il quale annunciava la sua disputa con la setta eretica dei seguaci di Carpocrate, (vedi nota a margine). Ecco il rescritto di Clemente.
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Bene hai fatto a ridurre al silenzio gli innominabili insegnamenti dei carpocraziani. Perché essi sono le <stelle vagabonde> di cui parla la profezia, che si allontanano dalla stretta via dei comandamenti e sprofondano nell'abisso sconfinato dei peccati della carne e del corpo. Perché, gloriandosi della conoscenza, come essi dicono, delle <cose profonde di Satana>, essi non sanno che così si gettano nel <mondo infero delle tenebre> della falsità e, vantandosi di essere liberi, sono divenuti schiavi di desideri servili. A costoro ci si deve opporre in ogni modo ed interamente. Perché, anche se dicessero qualcosa di vero, chi ama la verità non deve, neppure in tal caso, essere d'accordo con loro. Perché non tutte le cose vere sono la verità, e la verità, che sembra vera secondo le opinioni umane non deve essere preferita alla verità vera, quella in armonia con la fede.
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In quanto a Marco, dunque, durante il soggiorno di Pietro a Roma, scrisse una cronaca dei fatti del Signore, non già, tuttavia, narrandoli tutti, e neppure accennando a quelli segreti, bensì scegliendo quelli che giudicava più utili per accrescere la fede di coloro che venivano istruiti. Ma quando Pietro morì martire, Marco venne ad Alessandria, portando i suoi scritti e quelli di Pietro e da essi trasferì nel suo libro preesistente le cose adatte a favorire il progresso verso la conoscenza [gnosis]. Egli perciò compose un vangelo più spirituale a uso di coloro che venivano perfezionati.
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Tuttavia non divulgò le cose che non dovevano essere dette, né mise per iscritto gli insegnamenti ierofantici [= sacerdotali] del Signore; ma alle storie già scritte altre ne aggiunse e inoltre introdusse certi detti dei quali, come mistagogo [ = iniziato ai misteri] sapeva che l'interpretazione avrebbe guidato gli ascoltatori all'intimo santuario della verità celata dai sette veli. Così, insomma, egli preordinò le cose, né malvolentieri né incautamente, secondo il mio giudizio, e morendo lasciò la sua composizione alla chiesa di Alessandria, dove è tuttora scrupolosamente custodita, e viene letta soltanto a coloro che vengono iniziati ai grandi misteri.
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Ma poiché i demoni immondi tramano sempre la distruzione della razza degli uomini, Carpocrate, da loro istruito e usando arti ingannevoli, a tal punto asservì un certo presbitero della chiesa di Alessandria che ottenne da lui una copia del vangelo segreto, e lo interpretò secondo la sua dottrina blasfema e carnale e inoltre lo inquinò, mescolando alle parole immacolate e sante, menzogne spudorate.
Perciò come ho detto più sopra, non si deve cedere a loro e quando propugnano le loro falsificazioni non si deve ammettere che il vangelo segreto è di Marco, bensì lo si deve negare sotto giuramento. Perché < non tutto il vero deve essere detto a tutti gli uomini >.
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A te quindi non esiterò a rispondere a ciò che hai chiesto, confutando le fasificazioni mediante le stesse parole del vangelo. Ad esempio dopo < Ed essi erano per via diretti a Gerusalemme > e ciò che segue fino a < Dopo tre giorni egli risorgerà > contiene quanto segue parola per parola:
< Ed essi giunsero a Betania dov'era una certa donna il cui fratello era morto. Ed ella venne e si prosternò davanti a Gesù e gli disse: Figlio di Davide abbi pietà di me. Ma i discepoli la rimproveravano. E Gesù, incollerito, andò con lei nel giardino dove era la tomba, e subito dalla tomba si udì un grande grido. E avvicinandosi Gesù rimosse la pietra che chiudeva la porta del sepolcro. E subito andando dove giaceva il giovane, tese la mano e lo fece levare, prendendolo per mano. Ma il giovane, vedendolo, subito lo amò e gli chiese di poter rimanere con lui. E uscendo dalla tomba entrarono nella casa del giovane, poiché egli era ricco. E dopo sei giorni, Gesù gli disse ciò che doveva fare e la sera il giovane venne da lui portando un drappo di lino sulle sue nudità. E quella notte rimase con lui, perchè Gesù gli insegnò il mistero del Regno di Dio. E lasciato quel luogo ritornò sull'altra sponda del Giordano.
Non ritengo di aggiungere commenti, ognuno può interpretare la lettera ed il passo misterioso del vangelo come vuole.
A me preme sottolineare come questa lettera sia una prova inconfutabile del travaglio redazionale che ebbero i testi sacri nei primi tre secoli di storia cristiana.
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Clemente di Alessandria

(Atene 150 ca. - morto nel 212 ca. in una città della Cappadocia), scrittore ecclesiastico, Padre della Chiesa.

1. Vita e opere - Convertito al cristianesimo durante l'adolescenza, avido di cultura e di verità viaggiò molto, fino a quando si stabilì ad Alessandria dove gli fu affidata la direzione del Didaskaleion (una delle migliori scuole di catechesi e di teologia di allora). Costretto a lasciare la scuola durante la persecuzione di Marco Aurelio si rifugiò in Cappadocia presso il discepolo sant'Alessandro, col quale trascorse gli ultimi anni della sua vita. Coltissimo, C. compì il primo tentativo di utilizzare la filosofia greca, in larga misura quella platonica, per interpretare ed esprimere la fede cristiana. Questo gli ha guadagnato il titolo di «gnostico cristiano» e di padre della teologia.

2. Pensiero - C. è l'ideatore e il padre della filosofia cristiana. (-) Assunse la filosofia come procedimento logico per dare carattere razionale ad alcune verità fondamentali che la filosofia greca aveva perseguito invano e che il Vangelo di Cristo aveva invece reso palesi: verità intorno a Dio, all'uomo e al mondo. In tal modo egli gettò le basi della filosofia cristiana. (-) A questo C. attese soprattutto negli Stromati, nei quali egli si prefigge di «abbracciare la verità mescolata con i dogmi della filosofia, o piuttosto avvolta e ricoperta da essi, come la parte commestibile della noce è coperta dal guscio» (Stromati I, 18). Alla realizzazione di questo programma C. dedicò tutte le sue forze e il suo straordinario acume e competenza, conseguendo come risultato la prima grande sintesi tra filosofia greca e cristianesimo. Partendo dal Logos (ossia dalla Rivelazione) e assumendolo come criterio supremo di verità C. giunse alla conclusione che la «teologia» (ossia la cosmologia) platonica è sostanzialmente vera mentre, da parte loro, le verità fondamentali annunciate dal cristianesimo intorno a Dio e all'uomo sono razionalizzabili. Con questa operazione intelligente egli conseguì due notevoli risultati:
a) ha salvato il fior fiore della filosofia greca e
b) ha dato al cristianesimo una solida base razionale. Grazie a questo successo, a C. va il merito non piccolo di avere gettato le basi di quella nuova forma di sapere che è la filosofia cristiana.

Da: www.novena.it
 
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IL MONASTERO DI MAR SABA
  CARPOCRATE
ed i
CARPOCRAZIANI
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Carpocrate era un filosofo alessandrino gnostico, discepolo di Cerinto e fondatore della scuola gnostica detta, per l'appunto, carpocraziana. Si sa molto poco della sua vita, se non che predicò sotto l'imperatore Adriano (117-138) e che ebbe un figlio, di nome Epifane (o Epifanio) suo successore nella diffusione della dottrina paterna. Le scarse notizie su C. derivano da una lettera attribuita a Epifane e da un testo di Ireneo di Lione.

La dottrina
C., come il suo maestro Cerinto, predicava che il mondo era stato creato da angeli inferiori o decaduti, chiamati demoni, che copulando con gli angeli, avevano generato gli esseri umani ed il mondo materiale.
Le anime degli uomini erano stati intrappolati da questi demoni nei corpi e sottoposte a sofferenze per secoli e secoli, mediante continue e inconcludenti reincarnazioni.
Gesù Cristo, venuto al mondo, secondo C., come tutti gli altri esseri umani, aveva la conoscenza (gnosi) dell'unica maniera di sfuggire alla prigione terrena: cioè di disprezzare le leggi della società del suo tempo, terminando così la tirannia delle inibizioni imposte dal nostro mondo.
Perciò soltanto accettando passivamente i desideri (un concetto molto simile a quello di Basilide), le anime umane potevano risalire al cielo. Altrimenti dovevano essere rimandate in un altro corpo, perché mancava ancora qualcosa nella loro libertà, come riferiva Ireneo.
Conseguentemente i carpocraziani praticavano il libertinaggio e il rifiuto del matrimonio, l'abolizione dei ranghi sociali e la messa in comune dei propri beni, ed erano dediti alle arti magiche e alla preparazioni di filtri d'amore, sempre secondo Ireneo.
Questo comportamento dei carpocraziani scandalizzò sia diversi maestri gnostici di altre scuole che, ovviamente, gli ortodossi cristiani, i quali riuscirono a distruggere quasi tutti i documenti scritti della setta.
Tuttavia il gnosticismo di C. riuscì a sopravvivere fino al IV secolo.
Da: www.eresie.it
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Costruito nella roccia che trascura la valle di Kidron, 15km ad est di Bethlehem, questo magnifico monaster è una vista spettacolare per il visitatore che lo raggiunge. Conserva un identico modo di vivere sin dall'epoca di Constantino: la tradizione ancora oggi vieta l'ingresso alle donne. Il monastero è stato fondato da san Saba (439- 532), la grande guida spirituale monastica dell'epoca bizantina.
foto da: www.visit-palestina.com
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