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GIOVANNI MORO
STUDI SUL CRISTIANESIMO DELLE ORIGINI
GLI APOSTOLI
TRA STORIA E LEGGENDA |
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GLI APOSTOLI E LE LORO VICENDE |
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Non si scrive la storia da una
parte sola. Bisogna sentire le
due campane, anche quando
ce n’è una sola.
John Betjeman |
| Cosa accadde dopo l’ora nona (le tre del pomeriggio – Matteo 27,46; Marco 15,34; Luca 23,44) della vigilia 14 Nisan (corrispondente ai nostri marzo-aprile) dell’anno 30 della nostra era? Accadde che un uomo crocifisso morì, venne raccolto dal patibolo da un certo Giuseppe d’Arimatea e deposto in un sepolcro. Trenta ore dopo, dicono, il sepolto era scomparso dalla tomba ed in seguito apparve ad alcuni suoi seguaci, chi dice in Galilea (Matteo 28,9; Marco 16, 7), chi dice in Gerusalemme (Luca 24,13 Giovanni 21,19). |
| In Gerusalemme erano presenti, in occasione della Pasqua, non meno di un milione di persone tra residenti e forestieri che vi si recavano per la celebrazione. In nessun documento, cristiano o no (es.: Giuseppe Flavio - Antichità Giudaiche), v’è traccia dell’emozione che un evento così straordinario avrebbe dovuto provocare tra la gente, e la cosa è tanto più strana in quanto da tempo si studiavano i fenomeni celesti come prodromi della realizzazione delle profezie del libro di Daniele. Figuriamoci una resurrezione, a Pasqua poi! Sarebbe bastato questo per annichilire i Romani, esaltare Israele come primo tra i popoli della terra e fare del Cristianesimo la religione universale. Invece la notizia rimase chiusa in ambito ristretto, i Romani continuarono a trionfare ed il Cristianesimo interessa oggi a meno di un quinto dell’umanità. |
Se Domeneddio così ha voluto, avrà avuto le sue buone ragioni, però anche noi, gente caduca, abbiamo il diritto di ragionare.
Il Salvatore comparve dopo la resurrezione alle pie donne ed agli apostoli, poi s’involò nell’Empireo. Qui rimasero gli apostoli e un gruppuscolo di seguaci speranzosi in un suo imminente ritorno.
Secondo l’insegnamento delle Chiese Cristiane essi si dispersero per il mondo a predicare e fare proseliti, ma avvenne proprio così?
Abbiamo una sola fonte ‘ufficiale’ di notizie, ed è il libro “Atti degli Apostoli”, redatto da Luca come una continuazione del suo Vangelo. Ovviamente non è questa la sede per disquisizioni filologiche sull’identità dell’autore o sull’attendibilità dei racconti: a noi basta sapere che la Chiesa ritiene il testo ‘canonico’, così come sono canonici, oltre ai Vangeli, le lettere di Giacomo, di Pietro e di Giovanni e l’Apocalisse. Tutta la restante letteratura è ‘apocrifa’ ossia non ispirata. |
| Tutte favole? Forse. Eppure..... forte del principio che anche nelle leggende più astruse un certo qual fondo di verità non manca mai, credo opportuno considerare che il cristianesimo si diffuse, nei primi quattro secoli, assai lontano, in India, in Etiopia (Rufino d'Aquileia, Historia Ecclesiastica), in Persia, perfino in Cina (Nestoriani) con testimonianze archeologiche del VII secolo. A fare opera missionaria non furono certo gli apostoli che noi conosciamo e che, come tali, certamente non esistettero, ma piccoli gruppi di giudei-cristiani fuggiti dopo la distruzione di Gerusalemme, che pian piano diffusero la speranza in Cristo, che col tempo divenne religione. |
| Orbene, cosa sappiamo dell’attività degli undici? Prestate orecchio. |
| * Simone il pescatore – Pietro - era stato soprannominato Cefa dal Maestro. Sappiamo questo solamente da Giovanni e dalle lettere di Paolo (Galati e Prima Corinzi): viene scritto in greco Κηφάς, ma dev’essere un nomignolo dialettale che non ha riscontro in lingue oggi note. Parleremo di lui diffusamente in un articolo appositamente dedicato; qui diremo solo che dopo la morte del maestro Pietro non fu eletto a presiedere la piccola comunità. Questo incarico toccò a Giacomo il Giusto, uno dei fratelli di “Jehosua bar Joseph”, che viene perciò considerato il primo vescovo di Gerusalemme. Era questi un asceta circondato da un grande rispetto ma non aveva mai collaborato attivamente con il Maestro. |
| IN QUESTO SITO C'E' UNA PAGINA DEDICATA ALL'APOSTOLO PIETRO |
| Pietro ed i misteriosi rapporti con gli eventi successivi alla morte di Cristo |
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GIACOMO il MAGGIORE e GIOVANNI |
| * Giacomo il Maggiore e Giovanni erano fratelli, pescatori anch’essi e soci di Simone (Luca 5,10), figli di Zebedeo e di Salome. Erano due tipi vivaci, tant’è che Gesù li soprannominò (Marco 3,17) “Boanerghes, cioè figli del tuono”, il che è tutto un programma. In effetti (Luca 9,52 e seg.) “… e camminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per fare i preparativi per lui. Ma essi non vollero riceverlo, perché era diretto verso Gerusalemme. Quando videro ciò i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi? Ma Gesù li rimproverò”. I due fratelli si offrono addirittura di dare alle fiamme il villaggio! Erano ambiziosi (Marco 10,35): “… concedici di sedere nella tua gloria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra”. Gesù rammenta la pericolosità della sua missione: “voi non sapete ciò che domandate. Potete bere il calice che io bevo e ricevere il battesimo con cui io sono battezzato? Gli risposero: lo possiamo” . Il passo evangelico ricorda la Regola di Qumran ove è prescritto che il nucleo monastico doveva essere formato da dieci adepti e tre sacerdoti. I due Zebedei pertanto ambivano al primato sacerdotale che avrebbe consentito di sedere accanto al Maestro. Giacomo fu giustiziato nel 44; secondo la leggenda il suo corpo fu posto in un vascello che le onde del mare trasportarono in Galizia (ove avrebbe precedentemente predicato); gli abitanti, seguendo l’indicazione di una stella raccolsero le spoglie del martire: sul suo sepolcro sorse Santjago de Compostella. Non è chiaro se Giovanni sia stato l’autore del quarto Vangelo: probabilmente quest’opera sia stata redatta da discepoli in base ai ricordi dell’Apostolo, come dice Papia di Gerapoli (Eusebio, Storia Ecclesiatica). |
| * Simone il Cananeo – Cananeo (Matteo 10,4; Marco 3,18) dalla parola aramaica quan’ănăim = ribellione o anche eccessivo zelo per l’osservanza della legge – equivale a zelota (Luca 6,15; Atti 1,13), dimostrando così la sua appartenenza politica. Non si hanno notizie sulla sua missione. Alcune leggende lo vogliono attivo in paesi lontani, in Britannia o sul Mar Nero. Le sue spoglie sono conservate in Vaticano sotto l’altare della Crocifissione. |
| * Andrea, fratello di Pietro (Matteo 4,18; Giovanni 1,40) era anch’egli un pescatore. suo nome non è ebraico ma greco e significa virilità, valore. Secondo Giovanni (1,35) era stato seguace di Giovanni Battista. Della sua attività non sappiamo nulla; scritti patristici lo dicono attivo in Cappadocia, Galazia, Grecia e in lande remote. Martirizzato in Acaja nel 60, è sepolto nel duomo di Amalfi. |
| * Filippo avrebbe predicato in Samaria; porta il suo nome un importante vangelo gnostico redatto nel secondo secolo. I suoi resti riposano nella chiesa dei Dodici Apostoli in Roma. |
* Bartolomeo, il cui nome non è tale ma è un patronimico. Lo si vuole identificare con il Natanaele di cui parla san Giovanni. Nato a Cana di Galilea, fu condotto a Gesù dall'apostolo Filippo. Il "Martirologio romano" dice che "predicò nell'India il Vangelo di Cristo; recatosi
nell'Armenia maggiore, avendo convertito moltissimi alla fede, fu per ordine del re Astiàge scorticato vivo o, secondo altre fonti, decapitato." Subì il martirio nella città di Albanopoli in Armenia.
Nel 410 le spoglie di Bartolomeo furono trasportate a Martyropolis e Maiafarqin dal vescovo Maruta. Nel 507 vennero traslate dall’imperatore Anastasio I a Darae
in Mesopotania. Nel 546 risultano a Lipari e nel 838 a Benevento. Dal 983, portate a Roma da Ottone III, sono nell’antica vasca di porfido dell’altare maggiore della chiesa di S. Bartolomeo Apostolo all’Isola. Sue reliquie risultano sparse in varie chiese europee. Nel 1238 la sua calotta cranica fu portata nella cattedrale di Francoforte sul Meno. Altre spoglie sono nella certosa di Colonia e nel monastero di Lune, presso Luneburg. S. Edoardo donò una parte di un braccio alla cattedrale di Canterbury. Altri frammenti ancora risultano in Francia. In Italia la città di Pisa vantava il possesso di parte della sua pelle. La città di Benevento, che ha sempre sostenuto di aver dato ad Ottone III un altro corpo, rivendica il possesso dei suoi resti custoditi nella chiesa a lui dedicata. A Roma, a causa di uno straripamento del Tevere, nel 1557 i resti furono traslati a S. Pietro in Vaticano. Nel 1560 Pio IV li fece riportare con una solenne processione all’Isola Tiberina. A seguito dei danni causati alla chiesa dai francesi nel 1798 alcune sue reliquie furono portate a S. Maria in Trastevere.
Sempre secondo l’Inventario (1870), nel giorno di Pasqua parte della testa era esposta a S. Prassede. Il 1 maggio e il 24 agosto si esponeva (Diario Romano, 1926) parte di un braccio ai Ss. XII Apostoli.
[ notizie da «Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma» di Giovanni Sicari ] E' patrono dei macellai e dei conciatori. Anche a lui venne attribuito un vangelo nel quale si racconta la discesa agli inferi del Crocifisso. |
* Matteo era un gabelliere, quindi in grado di leggere e scrivere; alcuni lo vogliono redattore dei loghia, ossia i detti del Maestro da cui sarebbero stati poi desunti i vangeli.
Nella ricognizione effettuata il 24 maggio 1924 all’altare della chiesa inferiore dei Ss. Cosma e Damiano fu rinvenuta una cassetta d’argento contenente alcune reliquie dell’Apostolo. Provenienti da Salerno, dove si venera il corpo, vennero portate a Roma dal futuro papa Vittore III e donate a Cencio Frangipane nel 1050, come viene affermato dalla scritta che corre lungo il reliquiario. Una parte di un suo braccio, probabilmente donato da Paolo V, è in S. Maria Maggiore. Roma possiede altre reliquie dell’Apostolo a S. Prassede, a S. Nicola in Carcere e ai Ss. XII Apostoli. [Da «Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma» di Giovanni Sicari ] |
| * Tommaso, nelle leggende, è oggetto di una storia a dir poco stupefacente. Gesù risorto, in una riunione con i suoi apostoli, avrebbe attribuito a ciascuno il territorio in cui svolgere la propria missione. A Tommaso tocca l’India, ma lui non ci vuole andare; Gesù allora lo vende (proprio così!) ad un mercante che voleva andare in quelle lontane terre portando seco un mastro abile nella muratura e nel lavorare il legno. Ovviamente Tommaso celebrerà l’Eucarestia, verrà ritenuto colpevole di stregoneria e giustiziato. |
Simone e Giuda Taddeo, i cui nomi sono accoppiati nel canone della messa, sono ricordati con un’unica festa. Può darsi che il motivo fosse un loro comune apostolato in Mesopotamia e in Persia, dove sarebbero stati inviati per
predicare il Vangelo. Comunque non si sa niente di storicamente certo, all’infuori di ciò che ci è narrato nel Vangelo sulla loro vocazione.
Simone, che i vangeli chiamano il Cananeo per distinguerlo da Simon Pietro, era nativo di Cana in Galilea, soprannominato lo "Zelota". Secondo incerte notizie
riferite dallo storico Eusebio, pare sia stato il successore di Giacomo sulla cattedra di Gerusalemme, negli anni della tragica distruzione della città santa. L’apostolo avrebbe subìto il martirio durante l’impero di Traiano, nel 107, alla
bella età di centovent’anni.
Giuda, "non l’Iscariota" occupa l’ultimo posto nell’elenco degli apostoli, col soprannome di Taddeo, e viene identificato con l’autore della lettera canonica che porta il suo nome. Operò gran bene con la sua parola ispirata. Aprì chiese e formò una comunità di fedeli, in Babilonia. In Persia subì gloriosamente il martirio suggellando l’insegnamento con la profusione del sangue. [ Dal sito a cura dei Monaci Benedettini Silvestrini del Monastero San Vincenzo M. ]
A S. Pietro in Vaticano le reliquie di Simone e Giuda Taddeo sono venerate dal 27 ottobre 1605 all’altare entrale del transetto sinistro o tribuna dei Ss. Apostoli Simone e Giuda, che dal 1963 è stato dedicato a S. Giuseppe Patrono della Chiesa Universale. I resti erano precedentemente posti ad un altare a loro dedicato nell’antica basilica, che fu trasformato in cappella da Paolo III. Il capo di S. Simone si trova nel Museo del Duomo di Pienza.M.R.: 28 ottobre - In Persia il natale dei beati Apostoli Simone Cananeo e Taddeo detto anche Giuda. Di essi Simone predicò il Vangelo nell’Egitto, Taddeo
nella Mesopotamia, poi, entrati insieme nella Persia, avendovi convertito a Cristo una innumerevole moltitudine di quel popolo, compirono il martirio.
[Da «Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma» di Giovanni Sicari ] |
| * Mattia è colui che per elezione ha ricoperto il posto lasciato vacante da Giuda, e non è altrimenti noto. |
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Questo è in pratica tutto quello che si sa dei Dodici. Se togliamo ciò che è chiaramente leggendario, è men di niente: gli apostoli dopo la morte del maestro si sono rapidamente volatilizzati. Ce lo conferma Paolo (Galati 1,19 e seg.): “… dopo tre anni andai a Gerusalemme per consultare Cefa, e rimasi presso di lui quindici giorni; degli apostoli non vidi nessuno altro, ma solo Giacomo, il fratello del Signore. In ciò che vi scrivo, io attesto davanti a Dio che non mentisco”. Però di storie ne sonostate scritte tante, agli Apostoli sono state erette innumerevoli monumenti,sono state dedicate città, conferiti onori e commende. Tante. Per quale ragione?
Quando la religione cristiana raggiunse proprio per opera di Paolo, instancabile predicatore, una consistente diffusione presso strati diversi di popolazioni, l'austero messaggio messianico risultò difficile da far comprendere e accettare da parte di ascoltatori che volevano storie da amare e diffondere. Nacquero inevitabilmente tante opere interessaqnti e divertenti, che però dovevano essere validate da un nome illustre. I misteriosi vuoti della storia quali l’infanzia e la giovinezza di Gesù e la sorte degli apostoli furono colmati con veri e propri romanzi popolari il cui contenuto è ancora oggi ben presente nel cuore dei fedeli.
Ancora una considerazione. Perché tutti (eccetto Taddeo e Giovanni) furon fatti morire di morte violenta? Semplice. Nei primi secoli del Cristianesimo il battesimo di sangue, il martirio, era la certificazione della santità. Il battesimo era purificazione non dal peccato originale di cui fino a sant’Agostino non v’è stata coscienza, ma da tutti i peccati. La morte accettata e subita in nome della fede cancellava qualsiasi ombra del passato e forniva la certezza che la vittima non aveva potuto ulteriormente peccare, quindi era indubitabilmente santa. |
Troviamo nei luoghi di culto cattolici reliquie a migliaia. Sono tutte autentiche e certificate? No. Tali sono solo le "reliquie insigni". Eccone la definizione trtta dall'opera di Giovanni Sicari «Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma» edita nel 1998 nella collana Monografie Romane a cura dell'Alma Roma, la cui pubblicazione è stata autorizzata dall'autore per il sito www.enrosadira.it:
Il culto delle reliquie, derivante dalle onoranze per i defunti, è oggi raccomandato ma non imposto dalla Chiesa. Il Concilio di Trento nella sua venticinquesima sessione lo emendò dagli eccessi e il Concilio Vaticano II così si espresse: "La Chiesa, secondo la sua tradizione, venera i Santi, le loro reliquie autentiche e le loro immagini". Le reliquie sono i resti mortali dei santi canonizzati o dei beati venerati o anche gli oggetti a loro collegati come: strumenti di martirio, vesti, utensili che sono tanto più preziosi quanto più stati a contatto con il vivente. Tra le reliquie corporali si distinguono le Insigni così definite dal Codex Juris Canonici: il corpo, la testa, un braccio, un avambraccio, la lingua, una mano, una gamba o la parte del corpo che fu martirizzata, purché sia intera e non piccola" |
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Scrigno di rame, richiuso con i sigilli del papa Gregorio XIII collocato nell'altare della cappella Gregoriana, contenente le reliquie di san Gregorio Nazianzeno |
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Il 19 agosto 2004, per volontà del Santo Padre Giovanni Paolo II, l’altare venne aperto e fu prelevata dallo scrigno di rame una cospicua parte delle reliquie di San Gregorio di Nazianzo per farne dono al Patriarca Ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I.
(da: www.vatican.va/news_service/liturgy/2004/img) |
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Trovo in "Reliquie sacre"(www.romacristiana.it) questa delucidazione:
Nel IV secolo, placatesi le grandi persecuzioni, si cominciano a comporre le agiografie dei santi che ne descrivono la morte. Sono le Passioni, documenti che, nel rappresentare l’eroismo con cui erano stati affrontati i supplizi più raccapriccianti, riflettevano l’ammirazione delle comunità cristiane per i martires, ai quali si aggiungevano i confesso res, coloro che avevano sofferto per la fede senza morire. Essere battezzati vicino ai martiri e farsi seppellire accanto ai loro corpi, significava fruire di una protezione speciale, in quanto essi potevano trasmettere un’energia e una carica di grazia, atte a produrre miracoli, cosicché il loro sepolcro diventa nel tempo un vero e proprio oratorio. Rilevante, secondo la tradizione, l’opera di Elena, madre di Costantino, che dedica l’ultima parte della sua vita a raccogliere reliquie, tanto che, nei secoli passati, per attribuire autorità a un reperto, se ne faceva risalire a lei l’origine, a partire dalla scoperta della Croce di Gesù, i cui frammenti, prezioso e ambito pegno delle chiese locali, si moltiplicano impensatamente, e non sono un’esclusiva della basilica di Santa Croce in Gerusalemme.
Dopo che l’uso di porre reliquie sotto le mense degli altari per consacrarli, già riconosciuto dal V Concilio Cartaginese (398), diventa un obbligo con il II Concilio di Nicea, la pratica si espande a tal punto che, insieme alle tombe, si venera la polvere raccolta vicino alla sepoltura, l’olio delle lucerne, i frammenti di pietra, iniziando un percorso che porterà ai grandi cimiteri barocchi della santità. La Chiesa romana, all’origine contraria alla traslazione e alla manomissione dei corpi dei santi, venerati nelle basiliche “ad corpora”, alla continua richiesta di frammenti dei corpi dei martiri, risponde donando reliquie “e contactu”, cioè pezzi di stoffa, brandea, che erano venuti a contatto con le reliquie o bagnate nell’olio delle lampade che ardevano nei santuari.
Quando le basiliche cimiteriali, divenute insicure a causa delle incursioni barbariche e delle continue ruberie, furono abbandonate, le salme furono traslate nelle più sicure chiese all’interno delle mura urbane, separando talvolta le diverse parti del corpo, in modo da poter essere venerate in luoghi diversi. Il più famoso, un vero e proprio “santuario reliquiario”, dai tempi di papa Leone III (795-817), la Cappella di San Lorenzo nel Patriarchio lateranense, l’attuale Sancta Sanctorum. |
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Chiodo della vera croce in santa Croce in Gerusalemme |
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S.Elena, con la vera croce rinvenne anche i chiodi con i quali Gesù era stato crocifisso. L'Imperatrice ne fece mettere uno nella corona e uno nel freno del cavallo di Costantino, e un altro lo portò a Roma.
Questa reliquia tra i chiodi conservati è la più anticamente documentata |
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