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IL “MALATO” TRE ANNI DOPO Commedia in due atti e ... quadri I personaggi sono gli stessi messi in scena da Moliére, con l’aggiunta di: * una maga * un impresario teatrale * un servitore * quattro barellieri che non parlano ATTO I Primo coro di pastorelle. 1° PASTORELLA Tutti conoscete la storia del malato immaginario, commedia scritta nel 1673 da Jean Baptiste Poqueline, detto Molière, rappresentata innumerevoli volte in tutto il mondo. Non v’è compagnia grande o piccola che non si sia cimentata con questa immortale opera, comprese le compagnie dialettali che ne hanno tratto ottime versioni in vernacolo. 2° PASTORELLA Tutti ricorderete il memorabile allestimento messo in scena dalla nostra Compagnia il 16 e 17 maggio 1996 al Teatro Carignano di Torino. Per quei pochi sfortunati spettatori che non hanno assistito a quello storico spettacolo, o che comunque non hanno mai visto “Il malato immaginario” o che sono tanto corti di memoria da aver dimenticato la vicenda, facciamo, a mo’ di prologo, un breve riassunto della trama. 3° PASTORELLA Già, perché quello che vedrete questa sera è la prosecuzione di quei fatti. Ogni vicenda umana ha un dopo, quindi anche la nostra storia ne ha avuto uno. I personaggi sono gli stessi, ma solo apparentemente : in realtà nessuno è uguale al proprio ieri così come il dì di oggi non è uguale a ciò che sarà il dì di domani. 4° PASTORELLA Proprio come il fuoco del camino, dicevano gli antichi saggi, che solo apparentemente è sempre uguale ; in realtà muta di aspetto, forma, colore, sostanza istante dopo istante. 1° PASTORELLA Il protagonista si chiama Argante. 2° PASTORELLA E’ un maniaco, presume di essere affetto da innumerevoli e non meglio identificati malanni, per i quali si rivolge continuamente ai medici. 3° PASTORELLA Argante ha due figlie, di cui la maggiore, Angelica, in età da marito. 4° PASTORELLA Uno dei suoi medici curanti, il dottor Diafoirus, ha un figlio, Tommaso, che è in procinto di conseguire la laurea in medicina. 1° PASTORELLA Per avere un medico permanentemente a sua disposizione in famiglia, Argante tenta di combinare il matrimonio tra la figlia Angelica ed il neo dottore Tommaso Diafoirus, non ostante la ragazza sia innamorata, ricambiata, di un giovane di bella presenza, un musicista di nome Cleante. 2° PASTORELLA Argante ha anche una moglie, Belina, sposata in seconde nozze, che si finge innamorata del marito, ma in realtà non vede l’ora di vederlo crepare per impadronirsi dei suoi soldi. 3° PASTORELLA Argante ha anche una serva, Toinette, che ne combina di tutti i colori per favorire l’amore di Angelica e scuotere il suo padrone da tutte le sue malattie immaginarie. 4° PASTORELLA Argante ha anche, è qui la famiglia si completa, un fratello, di carattere completamente diverso, che alla medicina non crede, e che non perde occasione per convincere il fratello che dei medici se ne può fare benissimo a meno. Al punto da abbindolarlo e farlo insignire, con una grottesca cerimonia, della laurea in medicina Honoris Causa, il che, miracolosamente guarisce Argante di tutti i suoi mali e lo restituisce ad una vita allegra e spensierata. 1° PASTORELLA Sono passati tre anni da quelle vicende. Non avete anche voi la curiosità di vedere come stanno ora le cose?(Le pastorelle si avviano ad uscire di scena, poi si arrestano e tornano indietro) TUTTE LE PASTORELLE Ma noi pastorelle cosa c’entriamo con tutto questo? Niente, ma non è colpa nostra se Molière ha messo un coro di pastorelle in apertura di commedia. Noi siamo qui per sua volontà, e se non vi piacciamo, prendetevela con l’autore. Ciao!! (escono starnazzando) Scena di Argante e Toinette TOI (entrando di corsa) No, no e poi no. Ho le mie faccende da sbrigare, io. Se non metto tutto a posto per tempo, la padrona chi la sente. E poi, signor Argante, alla vostra età dovreste riguardarvi un po’ di più. ARG Appunto. E’ quello che sto facendo. Mi riguardo, mi curo e tu sei la mia medicina. TOI Anche questa doveva capitarmi. Tre anni fa era più morto che vivo, ora è un galletto di primo canto che ha scambiato me per la sua gallina. Signor padrone, la gallina per oggi ha chiuso. (si mette a riassettare) ARG Toinette.... TOI Sono morta. ARG Toinette... TOI Defunta, spirata, volatilizzata. ARG Toinette... (fa per afferrarla. Toinette di divincola con uno strillo e fugge) Primo monologo di Argante. ARG Già! Quando ci penso! Vi ricordate le burle che mi fecero, tra anni fa, nella commedia “Il malato immaginario”? Che mattacchione quel Molière! Ma come gli saranno venute in mente simili trovate! Convincermi a fingermi morto per farmi comprendere che mia moglie Belina, la mia seconda moglie, anziché volermi tutto quel bene che lei voleva farmi credere, non vedeva l’ora che io crepassi per impadronirsi del mio denaro. E quell’altra, più bella ancora! Farmi diventare dottore in medicina, così sui due piedi, per guarirmi della mia mania di ricorrere in misura smodata ai consulti medici. Chi di voi si ricorda? E’ venuto a casa mia, in pompa magna, un intero Senato Ac-cademico, i professori mi hanno fatto delle domande, mi hanno messo in testa un cappello ed hanno detto che da quel momento ero doctor facultatis. Beh, in realtà tutti mi pigliavano per scemo, e scemo devo esserlo sembrato veramente, non solo per quanto concerneva i miei malanni immaginari. Ma scemo non sono. Ho capito benissimo che si è trattato di una burla, una coglionatura che ho meritato appieno, ma... che mi ha trasformato in un vero medico di quell’illustre malato che ero io, ed io come medico di me stesso ho fatto il miracolo, mi sono guarito con quella medicina che avete visto anche voi. Non solo, ho anche compreso un concetto fondamentale che varrà anche ai vostri giorni, posteri miscredenti e disincantati: l’individuo si inventa i malanni (in genere mai molto gravi) per esorcizzare il rischio di contrarre quelli veri, quelli da cui non si guarisce, quelli che ti fanno soffrire e ti portano nel mondo dei più. Brr... già: perché alla fin della fiera è quell’ultima scena della nostra commedia che preoccupa ed impaurisce un po’ tutti. Pensate, entrata, scena madre, cala il sipario. Proprio come qui, sul palcoscenico. Quando la rappresentazione è finita che rimane? Qualche avanzo di suppellettile, i fogli sparsi di un copione e soprattutto un gran vuoto. Un gran silenzio. Una cupa tenebra. No, non può esserci solo silenzio e vuoto, dopo il gran casino nel quale passiamo la nostra esistenza, non lo voglio, non l’accetto. Che ci sarà nell’aldilà? Il paradiso? L’inferno? Non ha importanza: è meglio precipitare nella peggiore geenna che perdersi nel niente. Se esiste da qualche parte un posto, un posto qualsiasi, vi sarà almeno uno spirito, umano o no non importa, col quale scambiare una parola, che so, fare una partita a carte, parlare di donne... beh, forse questo non ce lo permetterebbero. Certo che il tutto è un bel mistero. Diceva un antico... ma quante cose hanno detto gli antichi! Praticamente tutto. E se noi ci mettiamo chiose e commenti, a voi posteri miscredenti che altro rimarrà da aggiungere? Non so proprio. Mi farete sapere. Diceva un antico, ma antico sapete! Antico antico, di cinquemila anni, uno più uno meno. Diceva in una sua poesia: I palazzi sono crollati, i sepolcreti dei grandi sono ridotti in polvere, di coloro che li hanno costruiti si è perso anche il ricordo, ma nessuno è tornato a dirci cosa vi è nell’aldilà, nel... dopo! Si ha un bel dire ed un bel fare, ma sotto sotto un piccolo dubbio rimane. Roba da sentirsi il magone dentro. Sento che sto per ricadere nel mio antico male, per cui è bene che prenda subito un sorso della mia medicina miracolosa.... Toinette, Toinette... dove sei? (esce in modo buffo) Primo intermezzo di Toinette TOI (entra circospetta, poi si mette a rassettare) Spero che quel vecchio satiro non mi scovi anche qui. Vi prego, non giudicatemi male. Io sono una serva, e sono affezionata al mio padrone. Quando è rimasto vedovo, la prima volta, avrei voluto che sposasse me, con tutto quello che c’era stato anche prima ! Ma lui non si è abbassato a considerare una serva degna del suo letto, e si è presa quell’impiastro della sua attuale moglie. Poi gli è venuta la fissazione di essere malato, di avere tutte le malattie di questo mondo. L’unica che ha cercato di dargli una mano sono stata io. Sono una povera ignorante, ma mentre tutti cercavano di turlupinarlo e rubargli i soldi, io ho fatto del mio meglio per guarirlo, e ci sono riuscita. E adesso lui cerca di recuperare con me ... il tempo perduto. Non che mi dispiaccia poi tanto, anch’io sono una donna e qualche soddisfazione ho pure il diritto di levarmela. Si, una specie di fidanzato ce l’avrei, che dice di volermi bene e mi sta dappresso, ma per quanto è vero Iddio, solo a vederlo mi viene il mal di stomaco. Non ve lo ricordate ? Quell’italiano strampalato e pasticcione che tutte le sere miagola i suoi sospiri sotto la finestra della mia camera... No ? Non importa, non avete perso niente. Direte : ma il padrone non ha una moglie ? Si che ce l’ha. Una moglie che quando si figurava di essere malato lo circondava di coccole, ma solo con la speranza di ereditare i suoi soldi e sbattergli le figlie in convento per togliere di mezzo la concorrenza. Da quando il padrone ha scoperto l’inganno per merito delle mie furberie e dei miei trucchi, la considera meno della scopa dietro l’uscio. La tiene in casa per convenienza, ma è molto se le dice buongiorno e buonasera. Ah, eccola che arriva ! Io, è meglio che me la squaglio, perché meno la vedo e meglio sto. Monologo di Belina BEL Sono Belina, moglie poco fedele e molto intrigante di Argante. Non sono qui per giustificare il mio comportamento trascorso. No no no, ammetto, mi sono comportata da avida e disonesta nei confronti suoi e delle sue figlie (io sono la seconda moglie e le ragazze sono di primo letto). Tuttavia chi ha conosciuto mio marito tre anni fa non può non concedermi almeno le attenuanti ge-neriche. Argante era un uomo sordido, più attento alle funzioni del suo fondo-schiena che alle esigenze ... affettive della consorte, perennemente in camicia e berretta da notte, mai una passeggiata, mai un ballo, un teatro, mai un invito, tranne che a quegli accidenti di medici che gli succhiavano il sangue ed il borsellino. Era una vita quella? Io non sono così vecchia da non apprezzare una galante-ria, un bel vestito o una compagnia allegra. Il desiderio di vederlo crepare e con i suoi soldi vivere qualche anno in libertà ed allegria non era poi così disumano come a prima vista potrebbe sembrare, credetemi. Il desiderio comunque non si è avverato, non ho guadagnato nulla, in quella vicenda ci ho perduto la faccia e per di più ora che tante cose sono cambiate io sto scontando ancora e duramente il mio vecchio peccato. Mio marito invece è guarito benissimo, come avete visto, mi ha anche apparentemente perdonato, ma di me non si cura affatto ... tutto il giorno a correre dietro a quella svergognata della serva, che gli ha sempre tenuto le parti, ed ora le parti glie le tiene sempre, ma in un’altra maniera. Ed io zitta, ad ingoiare il rospo, perché se mi azzardo ad o-biettare, me ne dice di tutti i colori e minaccia di tagliarmi i viveri e lasciarmi senza un soldo. Che situazione! Bonafè! Notaio Bonafè, venite fuori, lo so che siete li dietro la porta, come un cane che aspetta l’osso! BON (si precipita in scena, si inginocchia accanto a Belina e le bacia ripetutamente la veste) Cara, cara, adorata... BEL Tutta colpa vostra. BON Come sarebbe, tutta colpa mia! E di che ? BEL Colpa vostra, siete stato un incapace, un pasticcione. BON Colpa di che, mia signora, quale colpa posso avere io se non quella di adorarvi, di vivere solo di un vostro sguardo, di nutrirmi solo di un bacio dato sulla vostra gentile mano, di respirare solo per godere del vostro profumo... BEL Piantatela con queste smancerie. Lasciatele ai damerini che hanno trent’anni in meno di noi. Sapete benissimo che per conquistare me non avete dovuto faticare gran che. Però l’unico favore che vi ho chiesto non avete saputo farmelo. BON Ma signora, ancora con quella storia! Vi ho già spiegato mille volte che non si può andare contro le leggi e le consuetudini. Voi non entrate nell’asse ereditario di vostro marito e se lui non trova qualche sotterfugio o non compie qualche gesto di liberalità nei vostri confronti, voi... BEL Grazie tante, così mi condannate alla schiavitù perpetua di quell’uomo! (Piange e si asciuga gli occhi con un fazzoletto) Dovrò cambiare notaio. BON Non ditelo nemmeno per scherzo! Io vi amo, lo sapete, e per voi farei qualsiasi cosa... BEL Fate una cosa soltanto, ma che sia quella giusta... BON Pensa e ripensa una strada ci sarebbe!! BEL E cioè? BON Tornare all’origine, al caos primigenio, all’uovo primordiale... BEL Bonafè, in nome di Dio, parlate in maniera comprensibile.... BON Fare in modo che le cose ritornino come prima. BEL Come prima... come ? BON Come quando il vostro signor marito era ammalato. BEL Che cosa? BON Fare esattamente quello che ho detto. Fare in modo di rimettere le cose come erano prima, fare riammalare vostro marito, rimettergli dentro il cervello tutte le sue vecchie fisime, ridargli la sua vecchia, cara e fruttuosa patofobia, riaffidarlo alle vostre amorevoli cure. Per far questo ci vorrebbe un medico opportunamente scelto, anzi, no, non è un medico che ci serve.... BEL Farlo ritornare quello schifoso piscia-a-letto che era prima? Meglio restare senza un soldo che.... beh, però... pensandoci bene.... forse non avete tutti i torti. E come si fa? Altro che un medico, qui ci vorrebbe una maga! BON Ecco, avete colto nel segno. Per esempio, si potrebbe.... (escono - fine del quadro) . Balletto Altro coro di pastorelle (originale di Molière) 1° PASTORELLA Ahi, finti sguardi Mentiti desiri Fallaci sospiri Accenti bugiardi 2° PASTORELLA Che non m’ingannate Che già so per prova Ch’in voi non si trova Costanza né fede 3° PASTORELLA Quei sguardi languidi Non m’innamorano Quei sospir fervidi Più non m’infiammano vel giuro a fè Zerbino misero 4° PASTORELLA Del vostro piangere Il mio cor libero Vuol sempre ridere Credete a me che già so per prova Ch’in voi non si trova Costanza né fede Oh quant’è pazzo colui che vi crede ! 1° PASTORELLA Molière di ragione ne aveva da vendere. Cos’è l’amore ? Tutti i poeti ne han dato la definizione. Ma solo io, una pastorella che vive davvero a contatto con la natura e ne conosce meglio di chiun-que altro i segreti, può darvi quella giusta : L’amore è un fiore... si lo so, questo l’han detto almeno in mille, ma hanno dimenticato un particolare che ad una pastorella non può sfuggire: l’amore è un fiore che ha bisogno di un mucchio di concime per fiorire. Addio ! (Le pastorelle escono) Servitore di Tommaso SER (Entra con un carico di libroni, li lascia cadere a terra e si siede vicino a loro ansante) Ma quanto pesa la scienza ! Già, la scienza. Ma che cos’è in fondo la scienza ? E’ un insieme di belle parole. E’ un modo difficile per dire le cose più semplici. Se mi scappa un... po’ d’aria, io dico che ho fatto una scoreggia. Lo scienziato dice che ha fatto una flatulenza. Io faccio pipì, lui minge. Per me un piatto è mangiabile, per lui è edibile. Però se mi scavezzo un braccio, mi cura meglio la vecchia che sta nel vicolo qui accanto che tutta l’accademia dei dottori. Boh, se Domineddio mantiene al mondo gli scienziati e tutta la loro razza, si vede che a qualche cosa serviranno. (Entrano Tommaso, Diafoirus e Purgone). TOM (Allunga una pedata al servitore) Poltrone, buonannulla, vai a vedere se la mia carrozza è pronta ! Sbrigati se non vuoi che ti ripassi il fondo schiena ! Vedete, signor padre, i tempi cambiano e le idee nuove avanzano. Voi siete ancora legato alla vecchia tradizione jatromeccanica, ma la chimiatria oggi è in grado di dare finalmente chiare spiegazioni sul funzionamento della mac-china umana. La scuola del dottor de Blégny mi ha aperto gli occhi ! La fermentazione è l’origine di tutti i fenomeni vitali e le malattie non sono altro che alterazioni dei processi chimici. La digestione per esempio è una fermentazione che ha bisogno di calore e di umidità, e i fermenti sono la saliva, il succo gastrico, la bile, la secrezione del pancreas. E cosa nasce da una fermentazione ? una reazione acida o alcalina. E cos’è un farmaco ? una sostanza chimica che corregge gli eccessi di acidità o di alcalinità. (Entra il farmacista) FLE Riveriti signori dottori, riveriti. Attendo i vostri ordini. DIA E voi, signor Fleurant, cosa ne pensate delle nuove idee della medicina ? FLE Vedete, signor dottore, i malati sono strani esseri. I malati ricevono la visita dei signori dottori, si fanno tastare il polso, pagano la visita e ne hanno in cambio una ricetta. Sono felici fin quando non giungono da me ed io consegno loro le gocce, la pozione, le pillole o quello che è stato prescritto e qui emerge o l’una o l’altra delle due nature del malato. C’è il malato che ci crede e quello che non ci crede. Se crede corre via con il suo talismano, qualunque esso sia e guarirà, o riuscirà quanto meno a mantenere viva dentro di sé la fiammella della speranza di guarire, foss’anche un istante prima di rendere l’anima. Se non crede, potrei preparare per lui la panacea più stupefacen-te, il catholicon più pregiato ma gli effetti sarebbero sempre scarsamente efficaci, meno efficaci comunque degli intrugli della fattucchiera alla quale inevitabilmente si rivolgerà. TOM Il primo a credere nella sua opera, signor Fleurant, deve essere il medico. Se il medico crede nella sua medicina, il paziente crederà nel suo medico. FLE Questo è vero, signor dottore, questo è vero. TOM Signor Fleurant, avete preparato per i miei pazienti i preparati antimoniali ? FLE Certo signore, due in conserva di rose, quattro in infuso di vino, e per questa sera avrò pronta anche la polvere del cardinale in cartine da tre dramme, come da vostro ordine. PUR Tre dramme ? DIA Tre dramme ? Tommaso, negat consuetudo ! la dose è due dramme, questo è un dogma ! TOM Signor padre, il malato è scosso da tremiti, è giallastro in viso ad intervalli regolari arde per la febbre : se voi tentate di spegnere il fuoco versandovi sopra l’acqua goccia a goccia, difficilmente vi riuscirete, di acqua bisogna gettarne tanta e tutta in una volta. SER (entra precipitosamente) Dottor Diafoirus TOM & DIA Si ? SER Dottor Diafoirus... voi ! (indica Tommaso) Hanno chiamato per una visita ! TOM Va bene, dai l’indirizzo al cocchiere, Io vengo subito. Signor padre, signor zio, vi prego di scusarmi, il dovere mi chiama. Vado. (Esce pomposamente) PUR Diafoirus, che pensate di tutto questo ? DIA Ossia ? PUR Di queste nuove teorie, di questi nuovi medici. Voi, ippocratico e galenico per vocazione, avete giurato, come me d’altronde, fede ai nostri principi... ricordate ? “Essere in omnibus Consultationibus Semper de antiquo aviso Aut bono Aut inviso. Juro !” DIA E perché vi preoccupate ! PUR Come perché ? La clientela, il prestigio... la nostra sopravvivenza... DIA Vedete, Purgone, già ve lo disse il defunto Molière : “voi non conoscete sottigliezze ; siete un medico dalla testa ai piedi, un uomo che crede alle sue regole più che alle dimostrazioni dei filosofi, e che ritiene un delitto anche solo volerle esaminare ; che non vede nella medicina niente di dubitativo, niente di difficile, irremovibile nella sua sicurezza, brutale nel suo buon senso e nei suoi ragio-namenti”. Io ormai sono oltre, Purgone, sono ben oltre ! Il malato non è più solo una prescrizione da fare ed un onorario da riscuotere, ma è un enigma da risolvere, e chi si aggira in un labirinto non può trascurare alcuna possibile soluzione per uscirne. Jatrochimica ? Jatromeccanica ? Jatrofisica ? Umori? Archei ? Seminaria ? Parole, Purgone, vane parole che indicano il nulla. PUR Ma io, Diafoirus, devo curare dei malati. Alla gente che ogni giorno io visito non posso somministrare disillusioni, devo dare certezze o almeno speranze. DIA E’ vero, collega, è vero. Voi infatti avete il compito più importante, quello di essere utile alla gente. Io invece ho assunto un altro incarico, quello di preparare gli strumenti con i quali le future generazioni potranno operare. Tra la scienza e la pratica, Purgone, c’è un elemento che talvolta è ritenuto un terzo incomodo, un fastidio, una palla al piede, ed invece ha un ruolo per il quale tutta l’umanità deve essergli riconoscente : la coscienza, Purgone, la coscienza ! Con poca scienza qualunque Purgone può svolgere un eccellente lavoro, ma senza coscienza nemmeno un Ippocrate potrebbe fare qualcosa di veramente utile all’umanità! (esce maestosamente) PUR Avete ragione, maestro ! (al pubblico) Dev’essere impazzito ! Il suo cervello è logoro per il troppo pensare, o piuttosto è logoro per la troppa confidenza che dà a quel liquore di Caledonia che si fa pervenire a barili, di nascosto, tramite i buoni uffici di quella lenza del farmacista ! (esce) Scena di Angelica e Luigina Angelica è languidamente semisdraiata su di un divano. Entra Luigina. LUI Buongiorno, sorella ANG ...’ngiorno. LUI Che fate lì tutta sola, Angelica? ANG Nulla. LUI Non mi sembrate del vostro solito. ANG Io sono del mio solito. Siete voi che il mio solito non lo sapete riconoscere. LUI Uh, siete più acida di un limone! Ma che avete? ANG Nulla, vi ho detto. LUI Son quei nulla che vogliono dire tutto. ANG Siete più curiosa di una gallina. Non potete farvi i fatti vostri? LUI Vi ho solamente vista strana, e mi sono chiesta se potevate aver bisogno di qualche cosa. ANG In effetti... ecco... sto male. Ma questo è affar mio. LUI State male? Che avete? ANG Ecco.... mi duole il ventre. LUI Anche ha me talvolta duole il ventre, però io prendo qualche goccia di laudano e mi passa all’istante. Volete che vi vada a prendere un po’ di laudano? E magari una boccia di acqua calda? ANG A me duole anche il capo, ed il petto, ed anche un ginocchio, mi duole tutto quanto ed aspetto il medico. Perciò lasciatemi in pace. LUI Il medico? ANG Sissignora, il medico. Ho mandato or ora a chiamare il medico. LUI Avete fatto chiamare il dottor Purgone? ANG No. LUI No? ANG No. LUI Ed allora che medico avete fatto chiamare? ANG Il dottor Diafoirus. Il dottor Tommaso Diafoirus. LUI Tommaso! Ma... ma non è il nostro medico di famiglia. ANG Come no! È il medico che nostro padre avrebbe voluto in famiglia. LUI E che voi avete sdegnosamente respinto. ANG Bene, ora lo voglio. Come medico, si intende. LUI Brava, brava, ora volete Tommaso per guarirvi dei vostri malanni. ANG Screanzata. Tommaso ora è un valente medico, seguace delle idee nuove. Frequenta grandi professori. Riceve pazienti importanti. LUI E riceve anche importanti compensi. ANG E con questo? LUI Quello che un tempo avevate giudicato uno sciocco ora sta per raggiungere il successo, mentre il cicisbeo che avete voluto sposare a tutti i costi oggi non ha ancora trovato il modo di mantenervi. ANG Se non la smettete di fare l’impertinente e non vi impicciate dei fatti vostri, ve ne farò pentire. LUI E chi vi dice che non mi stia occupando dei fatti miei? ANG E quali sarebbe questi fatti vostri? LUI Sarebbe a dire, mia cara signora, che voi un marito bene o male ve lo siete trovato, ed ora tocca a me cercarne uno, e Tommaso Diafoirus mi ha spesso fatta oggetto di attenzioni e riguardi. ANG Figuriamoci se il signor Tommaso perde il tempo con una mocciosa come voi. LUI Con una mocciosa come me, forse può valer la pena di perdere un poco di tempo, ma farlo con una maritata musona come voi sicuramente è come lavar la testa all’asino. Si perde oltre che il tempo anche il sapone. ANG (balza in piedi) Maritata musona io?! LUI Musona e scontenta, visto che aspettate Tommaso per curarvi il mal capo. E magari anche il mal ventre. ANG Badate a come parlate! LUI (addolcendo la voce) Non vi va più il vostro Cleante? ANG Ma si... si.... no. LUI Ma non è più il vostro prezioso innamorato? ANG Ma quale prezioso innamorato! Ora è solo uno scadente marito. LUI Sarebbe a dire? AMG Sarebbe a dire, sorella mia, che un marito dev’essere come un capitale, come i soldi di nostro padre, che bene collocati, per tutta la vita hanno dato sempre maggiori frutti. Un marito (con tanto romanticume) deve essere come un albero che germoglia nel nostro cuore con i fiori ed i profumi della primavera, ci inebria e ci incanta e ci fa sua; ma poi l’albero deve vigoreggiare, caricarsi di frutti, radicarsi di solide radici, resistere alle intemperie, proteggere che si rifugia tra i suoi rami. E Cleante non ha fatto nulla di tutto questo. LUI Mi parete un po’ troppo opportunista: c’è l’amore prima tutto, in una vita a due. ANG Si, si, c’è anche l’amore, certo, ma l’amore vestito di panni logori e calzato di scarpe di poco prezzo non ci fa una gran bella figura. L’amore, quando è giovane, anzi fanciullo, va bene anche nudo, come lo si vede raffigurato nei quadri, ma quando è adulto, deve avere di che nascondere le vergogne. (Entra Toinette). TOI Signora Angelica, è arrivato il dottor Diafoirus. ANG Va bene Toinette, fallo entrare. TOI Ma è il dottor Tommaso Diafoirus! ANG E allora? Ti ho detto di farlo entrare! E voi Luigina andatevene. (Entra Tommaso, Luigina esce ma ogni tanto fa capolino dalle quinte.) TOM Sono il dottor Diafoirus, signora. Per servirvi. ANG Oh, via, vi conosco bene. TOM Non così bene come voi dite, signora, se ben ricordo. ANG Via, non serbatemi rancore per una piccola sventatezza di ragazza. TOM Piccola sventatezza che ha ferito il mio animo e la mia dignità di uomo e di medico . ANG Via, signor dottore, non mi direte che una piccola ferita riportata in una scaramuccia amorosa non si è ancora rimarginata ! TOM Signora, le ferite della carne io le guarisco in otto giorni, ma quelle dello spirito non si possono guarire nemmeno in otto secoli. ANG Ma se la vostra ferita non è ancora rimarginata potrei cercare io di curarla... LUI (pestando i piedi) Disgraziata, ladra, baldracca... TOM Sapete come recita un vecchio detto popolare: che l’amore ritrovato ed i cavoli riscaldati non sono mai stati buoni. ANG Bel complimento mi fate paragonandomi ad un cavolo! Io non sono un cavolo, tutt’al più un fiore, appena sbocciato e desideroso di essere colto (tentativo di sedurre Tommaso. Entra Cleante) CLE (osserva la scena, strattona la moglie e affronta Tommaso) Voi signora mi renderete conto di questo. E voi signore, a cosa debbo l’onore di vedervi in casa mia? TOM La signora mi ha consultato in veste di medico. CLE Ma davvero? Ed è per questo che le stavate tastando il polso? TOM Signore, non vi permetto... LUI (entrando precipitosamente) Si, si, Angelica stava veramente male ed ha dovuto chiamare il medico. Le doleva il ventre. Ed anche la testa. CLE Ed il signor dottore le stava curando la testa od il ventre? (Entra Argante) ARG Buon giorno, buon giorno a tutti lor signori! Caro, caro signor Tommaso come state? E come stanno il vostro signor padre ed il vostro signor zio? TOM Non abbiamo più l’onore di essere chiamati al vostro servizio. ARG Che volete, caro collega, ora sono anch’io un medico ed un medico ha il dovere di stare sempre bene, per dimostrare agli altri la bontà delle proprie cure.... TOM Collega? Quale collega? Quale medico? ARG Io. Io medico di me stesso. Medice, cura te ipsum dicevano gli antichi, ed io l’ho fatto. Mi sono prescritto una medicina alla quale nessuno dei miei vecchi medici curanti aveva mai pensato (dà una pacca sul sedere di Toinette) TOI Non ne posso più. TOM Con licenza di lor signori mi congedo. ANG E il mio mal di testa? Non vorreste tastarmi il polso? TOM Ho già tastato a sufficienza il vostro polso, ed anche la vostra testa. Come insegna la nuova scienza medica, la Iatrochimica, voi avete sofferto di eccesso di acido nella vostra testa e nel vostro cuore, che ora è sceso a rendere acido il ventre. Vi manderò il rimedio dal signor Fleurant. (Esce con sussiego, seguito a passettini furbetti da Luigina. Escono tutti per i fatti propri, tranne Argante che scuote il capo pensoso - su di lui cala il sipario) ATTO II Scena di Pulcinella In apertura del secondo atto balletto. Le pastorelle recitano la serenata di Pulcinella. Anche questa è di Molière 1° PASTORELLA “Notte e di v’amo e vi adoro Cerco un si per mio ristoro Ma se voi dite di no Bell’ingrata io morirò 2° PASTORELLA Fra la speranza s’afflige il cuore in lontananza Consuma l’hore Si dolce inganno Che mi figura breve l’affanno Ahi ! troppo dura ! TUTTE Così per troppo amar languisco e muoro 3° PASTORELLA Se non dormite Almen pensate Alle ferite Ch’al cuor mi fate Deh ! almen fingete Per mio conforto Se m’uccidete d’haver il torto TUTTE Vostra pietà mi scemerà il martoro 4° PASTORELLA Notte e di v’amo e v’adoro cerco un si per mio ristoro Ma se voi dite di no Bell’ingrata io morirò” PUL Sissignori, sono proprio io, Pulcinella. Il vero, l’unico, l’insostituibile Pulcinella. L’autentico, diffidare delle imitazioni. Che ci crediate o no sono anch’io un personaggio di Molière. Perché il francese abbia ficcato me, napoletano verace, nella sua commedia è un mistero che si è portato nella tomba. Però ci sono. La mia parte? Essere l’innamorato deluso di quella scostumata di Toi-nette e prendere un sacco di legnate. Che altro può fare un Pulcinella? Comunque, sul fatto di essere stato messo nella commedia di Molière io una mia idea ce l’ho. Pensateci. Chi sono io? Un disgraziato, rispondereste voi in coro. Eh, no! Cioè si, sono un disgraziato, ma che disgraziato ! Io sono il popolo. Il popolo sedotto e bidonato, cornuto e mazziato ma sempre vivo e vitale. Quando guerre, pestilenze, rivoluzioni abbattono re e governi, fanno crollare palazzi e imperi dalle macerie chi è il primo a rialzare la testa, a scrollarsi la polvere dagli abiti, a impastare il pane, a cuocere i maccheroni, a rimediare un po’ di vino? Io, il popolo. Io sono l’essenza della continuità della vita, io sono sempre lo stesso in tutti i tempi ed in tutti i continenti. E Molière che era un uomo di teatro e nessuno meglio della gente di teatro sa queste cose, mi ci ha messo dentro la sua commedia perché io sono una garanzia. Anche se qui crollassero tutt’e cose, (cava di tasca un enorme corno rosso) state pur certi che il primo a tirarsi su sarebbe il Pulcinella di turno. E così tutto potrebbe ricominciare da capo. Signurì, stateme buone! (esce) Scena di Argante, Angelica, Luigina, Belina. ARG (nello stesso atteggiamento che aveva in chiusura del primo atto) Se devo essere del tutto sincero, come è doveroso esserlo con amici fidati quali voi siete, ammetto di non essere gran che soddisfatto della mia attuale situazione. In fondo stavo meglio quando stavo peggio! Questa frase non dev’essere proprio nuova! Deve averla già detta qualcun’altro. Non ha importanza. Dicevo? Ah, si, ero molto più contento quando ero ammalato. Se prima sono stato sciocco, due volte sciocco lo sono stato poi, quando ho voluto perdere quel piccolo paradiso terrestre che era rappresentato dalla mia camera da letto, dalla mia vestaglia, dal mio pitale, dalle mille moine che mi venivano fatte, false o vere che fossero, dalle donne che si prendevano cura di me. Un tempo ero il ‘malato’, personaggio importante, di riguardo, ossequiato dai medici e riverito dai farmacisti, corteggiato dai preti, compatito dagli amici e temuto dai parenti perché non si sa mai, potrebbe anche morire e nessuno sa quali disposizioni testamentarie avrà mai fatto quel mezzo matto. Ora sono un sano, un essere qualsiasi, che lascia tutti indifferenti. Cosa può esserci di speciale in un persona sana? Nulla di nulla. Nessuno si intrattiene più in conversazione con me, nemmeno io parlo più con me stesso. Non mi interesso, capite? E meno ancora interesso agli altri. Vi dicevo delle mie donne, mia moglie, le mie figlie, la mia serva : la mia vita con loro oggi è un inferno. No, no, posso raccontarvi tutto ciò che mi viene in mente, ma se non vi do qualche esempio non mi credereste mai, perciò state a vedere.(si siede maestosamente su di una poltrona. Entra Belina) BEL Buon giorno marito. ARG Buon giorno. BEL Come siete di umore oggi? Agro più o meno del solito? ARG Il mio umore non è agro. BEL Uh, avete ragione, marito, il vostro umore non è agro, è proprio acido. ARG Da cosa deducete ciò? BEL Signor mio, basta guardarvi in faccia. ARG Può essere che io non stia bene. BEL Voi poco bene! Ma se siete il ritratto della salute. Però acida. ARG E dagliela con questo acido. BEL Ecco vedete? Vi arrabbiaste quando vi dicevo bugie, vi arrabbiate ancor di più ora che dico la verità. E’ forse questo il modo di trattare una moglie ? Non mi rivolgete mai una carezza, un complimento, la mia camera da letto per voi è terra straniera, i vostri occhi si consumano dietro tutte le altre donne, dalle dame alle serve, e a me non gettate nemmeno gli avanzi. E’ vero, quando eravate ammalato ho spesso desiderato vedervi sparire con le vostre puzze ed i vostri clisteri, ma ora desidererei vedervi sparire perché siete odioso! Si, siete odioso, odioso, odioso... (scoppia in lacrime e fugge via). ARG Vedete? Almeno una volta mi chiamava ciccino suo e mi raccontava un sacco di fandonie sul suo amore imperituro, io ci credevo ed ero felice. Oggi mi odia solo a guardarmi in faccia! Bell’affare che ho fatto! E mia figlia, quella che per me era disposta anche a rinunciare all’amore? Guardate e stupite (entra Angelica) ANG Buon giorno, padre. ARG Buon giorno, Angelica. Ditemi una cosa. ANG In fretta perché sono impegnata. ARG Con vostro padre dovreste usare un tono più gentile, signora. ANG Io adeguo il mio tono a quello di chi mi apostrofa, signor padre. ARG Forse dimenticate che voi vivete sotto il mio tetto, figlia. ANG E’ chi vi dice che non sia questa la causa dei miei malumori? ARG Bene, molto bene, io ospito e nutro te e quel buono a nulla di tuo marito e questa sarebbe secondo te una colpa? ANG Si signor padre, colpa e colpa marcia. Voi me l’avevate trovato il marito giusto, e perché avete permesso a quella sciocca che ero allora di disobbedirvi? Un vero buon padre deve sapere ciò che è bene per i propri figli e deve imporlo anche loro malgrado. Voi non siete stato un buon padre ed è colpa vostra se sono infelice! Vi odio, vi odio, vi odio... (fugge via piangendo) ARG Visto? E costei era quell’angelo di figlia che diceva, quando ho fatto credere di essere morto per saggiarne la disposizione d’animo: “ ...senza mio padre io non voglio più stare al mondo e ci rinuncio per sempre eccetera eccetera eccetera...” Non vi basta? Volete sentire ancora una campana? Accontentati. (entra Toinette) TOI ‘ngiorno, padrone. ARG Buon giorno Toinette. Come stai? TOI Un po’ peggio di ieri ed un po’ meglio di domani. ARG Perché dici questo, che ti manca? TOI (stirandosi sui lombi) Di certe cose tutto, ma in compenso di altre ne ho d’avanzo. ARG Sarebbe a dire? TOI Sarebbe a dire che di lavoro ne ho fin sopra i capelli, e di smanacciate sul sedere ne ho fin sopra... beh, lasciamo perdere, ma di quattrini e di gratificazioni siamo a meno di zero. ARG Eppure una volta non ti dispiaceva... TOI Una volta era una volta, ero giovane, anche carina e potevo farmi qualche illusione. Poi vi siete ammalato, siede diventato debole ed indifeso, ed ho considerato mio dovere starvi accanto anche se non l’avevate meritato, ma ora mi trattate peggio di una bestia da soma. Ma che diritti avete su di me? Credete che pochi franchi al mese bastino a ripagare il sacrificio di tutta la mia vita?. Io vi ho voluto bene, si vi ho voluto bene, non ho badato a sacrifici per voi, ma adesso è finita, basta, vi odio, vi odio, vi odio... (fugge via piangendo) ARG Ma che ci farò io alle donne! Farsi amare da tutte non è certo facile, ma farsi odiare da tutte è un’impresa degna di un ciclope! Ora avete capito perché desidero ritornare sui miei passi, rifugiarmi nei miei cari dolci, accoglienti malanni. Date retta a me, e meglio porgere il posteriore ad un clistere piuttosto che la faccia agli schiaffi! (entra Beraldo con aria distrutta - Argante si alza e gli va incontro a braccia tese) Scena di Argante e Beraldo. Caro fratello, è un secolo che non vi fate vedere. BER Vi prego di scusarmi, ma certi affari mi hanno assai impegnato ultimamente. ARG Affari di franchi o .... affari di franche? (accenna un gesto che indica le rotondità femminili) BER Ahimè, fratello! Avete toccato una dolente nota. ARG Via Beraldo! Non c’è donna che valga una sola lacrima, non c’è donna che valga anche un solo minuto di disperazione. Credete a me che ora ma ne intendo: nemmeno dieci dame valgono una bella servotta. Con le ancelle c’è molto più gusto, si accontentano di un vestito dismesso ogni tanto, o di qualche anellino, non vogliono broccati, carrozze e moine.... BER No, fratello, il problema non è la donna, è l’uomo. ARG Ssssh, zitto per carità. Ci mancherebbe che qualcuno udisse e vi denunciasse al sant’Uffizio! Sarebbe un disonore per tutti noi. Fratello mio, ma come avete potuto degenerare al punto di concedervi ad una passione così riprovevole, con un uomo! BER Ma cosa avete capito, Argante, non ho detto che il problema è UN uomo, Dio me ne guardi, ma L’uomo, il maschio, cioè io, un maschio che da qualche tempo ha problemi... di funzionamento. ARG Che il signore Iddio sia lodato, mi avete fatto prendere un bello spavento. Se il problema è quello, siete ancora giovane, curatevi. BER Curarmi? ARG Ovvio, avete una disfunzione, curatevi. BER E come? ARG O bella, andando da un medico! BER Mai andato da un medico in vita mia! ARG Già, già, rammento. Voi dicevate, quando uno sta male, che deve fare? Nulla, mettersi a letto ed aspettare che passi. Ma se ben comprendo, voi a letto vi ci siete messo, e sicuramente non da solo, ma il malanno non è passato. BER Purtroppo no, fratello; dal mio fedele compagno di tante avventure non riesco più ad ottenere la benché minima collaborazione. ARG E allora? BER Allora son qui per consiglio. ARG Vi chiamo un medico. BER No!... io non.... ARG Toinette! Toinette, vieni qui, sbrigati.... TOI (compare sulla scena) E no .... basta, state diventando un incubo.... sono una donna io, sono un essere umano io, ho dei limiti di sopportazione io.... ARG Toinette piantala con tutte le tue lagne, e vai a chiamare il dottor Purgone. TOI Il dottor Purgone? State di nuovo male? ARG No, io sto benissimo, è il signor Beraldo che .... ha bisogno di un consiglio. TOI Allora il consiglio può averlo anche subito perché il dottor Purgone ha proprio ora finito di visitare la cuoca che ha un attacco dei suoi reumatismi. ARG Ah, e cosa le ha prescritto? TOI Un salasso ed una purga. BER Ti pareva! PUR (entra) Eccellentissimo signori, i miei devoti ossequi. Ho sentito casualmente fare il mio nome mentre in corridoio attendevo ehm... che mi venisse corrisposto l’onorario per una visita che... ARG Mandatemi il conto. PUR Anche perché ci sarebbero altre due visite fatte al cocchiere quando quindici giorni fa si prese un calcio dalla cavalla roana, e poi... ARG Mandatemi il conto, vi ho detto, ho pur sempre onorato le vostre prestazioni, no? Ma ora accomodatevi, perché si tratta di un affare di importanza. E tu, Toinette, sparisci. TOI Per una mezz’ora o è troppo? ARG Sparisci, strega. Dunque dottore, vi ho chiamato per mio fratello. PUR Signor Beraldo, avrò dunque l’onore di annoverarvi fra i miei clienti? In cosa posso esservi di aiuto ? BER Purtroppo dottore è giunto anche per me il momento di arrendermi al potere della Medicina. Avrei potuto sopportare una stoccata attraverso il corpo od una pozione di tossico senza battere ciglio, ma quello che mi capita ferisce il mio orgoglio di uomo, devasta la mia mente, svilisce il mio prestigio di cavaliere (singhiozza). PUR Suvvia, calmatevi, calmatevi e raccontatemi. Rammentate che il giusto rimedio deriva da una giusta diagnosi, ed una giusta diagnosi principia con una corretta anamnesi, la quale..... BER (interrompendolo ed aggrappandosi a lui) Dottore mi aiuti, o piuttosto mi aiuti a morire! Io... non sono più un uomo! PUR E che sarete mai, un licantropo, o vi siete preso in corpo uno spirito incubo? BER No dottore, io sono normale di spirito, è.. è... lui che non è più normale! PUR Capisco, capisco, impotentia coeundi!............. tradunt impotentia conditio in qua virga virili erigere non potest se ipsam... BER Per carità dottore, tralasciate i vostri paroloni latini, ditemi per quale maleficio mi è capitato questo, alla mia età? PUR Voi, ehm... siete... diciamo... un uomo molto attivo? BER Beh... si.... diciamo che lo ero fino a poco tempo fa.... PUR E recentemente avete ecceduto..... BER Che volete, dottore, avevo tra le mani due giovani dame i cui mariti sono lontani, uno per affari, l’altro è militare e sapete, è mio dovere.... PUR Ed il cero per così dire si è spento di colpo? BER Di colpo. PUR Vedete, signore, ci hanno insegnato gli antichi... ARG Eccoli ancora qui gli antichi! PUR Ci hanno insegnato gli antichi che ogni cosa connessa con l’essere umano, eccetto l’anima, si intende, ha dei limiti o, come dicono i filosofi, è finita. Ed è provato che anche il vigore virile è finito, si, ho capito, è finito nel senso numerale del termine. BER E cosa sarebbe il senso numerale del termine ? PUR Come ognuno di noi nasce con un certo numero di anni da vivere, di respiri da compiere, di battiti del cuore da esercitare, nasce anche con un certo numero di saette da scoccare nelle battaglie dell’amore. Il saggio accoglie l’invito della filosofia morale e dosa le proprie possibilità distribuendole adeguatamente nel corso della propria vita, l’avventato, come un destriero troppo focoso che brucia in un breve galoppo le proprie energie, immola il proprio patrimonio su bracieri troppo ardenti che si consumano anzitempo. BER Dottore, dopo di prediche ne ascolterò ogni giorno, andrò scalzo e cosparso di cenere in pellegrinaggio a qualunque santuario mi indicherete, ma ora, ora, subito, che si può fare? PUR Nulla. BER Come ... nulla? PUR Nulla significa nulla. BER Per l’amor di Dio, dottore, non celiate, ci sarà pure una medicina, un unguento, un salasso, un clistere perfino che... PUR Nulla. L’archibugio è scarico, la colubrina ha bagnato le polveri, la balestra ha scagliato la sua ultima freccia e sul campo di battaglia le armi non cantano più la loro canzone. BER Dottore, di corda, di lama o di veleno, ma datemi la morte. PUR La morte non risolverebbe il vostro problema. Nella vita altri valori possono giustificarne lo scopo. Lo spirito... BER Alla mia età, lo spirito lo si conserva nelle pieghe del giustacuore, e trae la sua linfa, come voi medici insegnate, dal sangue ed il sangue ribolle negli inguini e quando il sangue non ribolle più negli inguini, lo spirito si irrancidisce e muore. Ed io sto morendo con il mio spirito. PUR Esiste pur sempre un modo per riottenere ciò che non si possiede più. BER Ah, dottore! Lo sapevo che mi avreste aiutato, lo sapevo! E dite, devo prendere pozioni?, fare cataplasmi? fustigarmi con le ortiche? vestirmi di flanella? un salasso, dodici clisteri, una operazione perfino! Ditemi solo quello che debbo fare! PUR Vi ho già detto che ciò che in voi è perduto, in voi non potete trovare. BER Come sarebbe? PUR Esattamente quel che ho detto: in voi non è possibile risuscitare ciò che è morto. BER E allora dove trovo ciò che in me è morto? PUR Facendovi donare un po’ delle frecce che vi mancano da chi ne è assai ben dotato. BER E chi potrebbe farmi questa grazia? PUR Una persona che vi voglia bene, che abbia naturalmente il vostro stesso sangue (al pubblico) i vostri medici chiamano ciò compatibilità. Una persona che voglia trasfondere in voi tutto o parte del suo vigore. Vostro fratello. (Fine della scena) Canto della fattucchiera 1° STREGA Se il fato ti dona ambasce e dolore la maga può toglierti la pena dal cuore 2° STREGA Se pensi al futuro se temi la morte può farti conoscere il destino e la sorte 3° STREGA Se amore e potere tu brami tremante presto rivolgiti al tuo negromante 4° STREGA Se affronti un nemico con armi alla mano sol devi proteggerti col mio talismano ECATE Io sono la maga dagli occhi pungenti scruto nell’orrido mondo dei morti le dita mie adunche con unghie rapaci nel fondo rimestano di intrugli fatati arcane parole le labbra mie stinte flebili mormorano la via mostrando per ignoti destini Le vite mortali io traggo dal fuso talora s’attorcono in foschi grovigli che spezzo ed annodo fondo e dipano lugubre eumenide dell’animo umano. Il mestiere più antico del mondo non è quello del mercimonio, né quello della guerra né quello del contadino o del cacciatore. E’ il mio, il mestiere della magia. Immaginate un antico ominide, nella livida alba del tempo: ha fame, sete, terrore desiderio, come tutti gli esseri viventi quando il primo raggio di sole dirada la nebbia della notte. Chi avrà potuto dargli aiuto, se non un gesto, un suono, una pietra colorata, un albero, un brusio del vento, un astro nel cielo, l’ombra di un uccello, il dilacerante rombo del tuono? Ecco inventata la magia, l’arcano timone con cui ci si illude di poter pilotare la nave del proprio destino. Avete assistito alle vicende di uomini e donne che hanno mutato il proprio destino, sono fuggiti dai loro ruoli che il primo autore aveva loro assegnati ed ora annaspa-no sentendosi incapaci di navigare in acque straniere. E cosa, se non l’incantesimo, è in grado di rimettere le cose a posto ? qui siamo a teatro ed è qui che da millenni la magia raccoglie i suoi più grandi successi, che la bacchetta fatata compie i suoi straordinari incantesimi. Osservate e stupite (si aggira per il palcoscenico per allestire la scena). Innanzitutto, voglio della musica. (grida) Musica, voglio della musica, nessuno sa fare un po’ di musica? CLE (entrando di corsa) Musica?, avete detto musica? Io posso fare della musica! ECA Benissimo, fate musica, e che sia musica di mio gradimento. CLE Non dubitate, suonerò della mia musica. (batte le mani e invita i musicanti ad entrare. Entrano i musicanti con strumenti musicali, si dispongono in complesso ed iniziano a suonare. Si ode musica del Rondò Veneziano. Entra l’Impresario). IMP E’ con permissione, si? Posso io entrare, si? Io ero walking in the street e io sentito musica veri nice, si! Posso io presentare myself, si? Mister Smith. Mister John Fitzgerald Smith, cittadino di quel nuovo stato che sono le Colonie d’oltremare, già, gli States, si. Impresario teatrale. La vostra musica, signore è... è... è musica per my ears e per ears di tutti i miei concittadini. Noi abbiamo bisogno di questa musica, noi vogliamo questa musica, noi prenderemo vostra musica e la coltiveremo come il cotton nei campi, milioni di negri pianteranno vostra musica e la coltiveranno come il cotton nei campi. Do you understand? Per voi money, many money. Mille, diecimila, centomila subito, anticipati, ora. Poi partiremo per gli States. Do you understand? CLE Altro che se ho understand. Ho understand benissimo! Angelica, Angelica! Corri, è arrivato il mio momento! E’ arrivato il nostro momento. La mia musica sta per essere finalmente, capita, apprezzata, suonata, comperata, saremo ricchi! (riparte la musica, entra Angelica con un gran pacco di spartiti che mette in braccio all’impresario) ANG Amore mio, mio adorato Tirsi, la vostra Filli è qui, vi ama, vi adora, è pronta a seguirvi in capo al mondo, magari in carrozza e con qualche servitore al seguito! Portatemi ovunque io possa brillare del riflesso del vostro successo! (Cleante balla con Angelica, l’impresario balla con gli spartiti e si allontanano). ECA E una. Ora tocca a voi. (Entrano Tommaso e Luigina ) TOM Luigina, se io vi dico una cosa, farete come l’ultima volta? LUI Signore, io non rammento cosa posso aver fatto l’ultima volta, dal momento che non vi può essere stata un’ultima volta, visto che non vi è stata neanche la prima. TOM Prima o ultima che sia, una volta vi è stata. LUI E per che cosa, di grazia? TOM La volta che... la volta che... vi ho chiesto un bacio. LUI Mi avete chiesto un bacio, signore? Avete osato tanto? TOM E voi me lo avete dato. LUI Che? Io vi ho dato un bacio? TOM No. Non un bacio. Uno schiaffone. LUI Me ne duole. TOM Davvero. LUI Beh, si, me ne duole.... mi duole di avere fatto cosa riprovevole per una fanciulla onorata. TOM Onorata ma manesca. Anche a me duole ancora, quando ci penso. LUI Ora sono un po’ meno fanciulla, anche se pur sempre onorata, purtroppo! Che ne direste di riprovare? TOM A prendere uno schiaffo? LUI Ma no! A chiedermi un bacio. Ma forse così facciamo prima (Lo bacia poi lo trascina via). ECA E due. Ora tocca, vediamo un po’ a chi tocca!!! Un... due.... tre.... tocca.... proprio.... a te! (entrano Diafoirus e Purgone) PUR Mi congratulo, Diafoirus, mi congratulo. Accademico di Francia! Siete giunto all’apice della carriera, della fama, della gloria! DIA Si, Purgone, devo ammetterlo, un onore che considero immeritato solo per doverosa modestia. In realtà, come vi dicevo qualche tempo fa, l’alloro accademico corona non la mia cultura, né la mia lunga e disinteressata opera medica, tutta volta, nevvero, alla cura del sofferente, del debole, ben lungi da venali interessi di lucro, ma la maturazione del mio animo, volta all’esasperata ricerca soprattutto dei guasti dello spirito, ritenendo che i guasti della carne non siano altro che il riflesso sensorialmente rilevabile di un danno nell’occulto motore della macchina umana che pur senza prescindere dalla sua natura trascendente rappresenta l’alimento nobile.... a proposito di alimento nobile, la contessa Colfiorito si è decisa a pagare i nostri onorari? PUR Si professore, ho avuto assicurazione dal suo procuratore che è stato firmato il mandato. DIA Quattro mesi per un mandato di duecento franchi. Si, ammetto che le mie parcelle sono un po’ elevate, ma sono pur sempre un Accademico di Francia! (le battute di Diafoirus e Purgone sono stata dette attraversando molto lentamente il palcoscenico. Giunto alla quinta Diafoirus si arresta e Purgone si rivolge alla maga che è nei pressi) PUR Signora maga, a lui avete dato addirittura l’alloro di accademico, a me nulla? ECA Buono, Purgone, buono! Io non faccio parzialità. A te sto per dare qualcosa che ti interessa sicuramente molto di più di un titolo accademico: sto per rimettere nelle tue mani un cliente che ti assicurerà di che vivere di rendita! (i medici escono) Ed ora, signore e signori la scena madre finale! (Entrano due lettighe moderne spinte da barellieri in divisa bianca e berretto bianco, sulle barelle sono sdraiati Argante e Beraldo. Le barelle vengono messe al centro della scena ed i barellieri si dispongono al capo con atteggiamento da guardie; Argante e Beraldo si danno la mano). Siete pronti? ARG & BER (con voce tremante) Si. ECA (Luci da incantesimo, fumi, musiche d’oltretomba, mormorii e gemiti di dannati) Fessa la crosta del globo spartite le acque del mare emerso l’antro fumoso raccolta caligine tetra sparsa sul tenero prato semente di oscuri poteri ciò che fu nel giorno di ieri ritorni all’ignoto domani virtù degli undici arcani e dei sette nascosti pianeti: tu giaci e tu desta il guerriero dal sonno! Uffa, che faticaccia! Ahimè, non sono più in forze come un tempo! Devo purtroppo ammettere che invecchio, secolo dopo secolo! (fa un gesto di saluto al pubblico ed esce). (Argante e Beraldo sussultano, si contorcono poi giacciono per un istante inanimati). Il primo ad alzarsi è Beraldo che si avvicina al proscenio) BER Sarò guarito? Forse, in effetti mi pare di sentirmi assai meglio. Bene, facciamo la prova! (si concentra) Colomba mia adorata, lasciate che prenda la vostra mano, che baci il vostro candido braccio, che sfiori le vostre gote di pesca, che i miei occhi indugino sul vostro seno di latte che palpita sotto il velo che appena lo cela... basta così, sono guarito, Argante, ti sono debitore per la vita, e che vita! Dame, il vostro Beraldo è nuovamente tra di voi, non vi farò sospirare un istante di più! Eccomi! (esce). ARG (scende faticosamente dalla barella) Ohi, ohi, sono anni che non mi sentivo così male! Dov’è il dottor Purgone! Avrebbe dovuto essere qui da un pezzo! Lo sa benissimo che sono il più grave dei suoi pazienti, ed invece mi trascura, si dimentica di me, tutti mi trascurano, tutti si dimenticano di me! Toinette, Toinette, disgraziata che non sei altro, mi lasci qui a crepare (suona il campanello sempre più flebilmente. Entrano Pulcinella e Toinette tenedosi per mano; ) Scena di Toinette e Pulcinella Entra Pulcinella con un mandolino in mano e Toinette sottobraccio. Dall’altra parte della scena fa capolino la maga che strizza l’occhio agli spettatori e indica i due col rovescio della mano. Durante questa breve scena Argante sul fondo buio,si toglie l’abito, indossa camicia, vestaglia e papalina e si adagia sulla poltrona. PUL Amore, amore, ma dove sei stato finora ? Se tu fossi stato un po’ più attento, invece di andare in giro tutto nudo sbattendo le alucce a scagliare frecce a destra e a manca, avresti ascoltato i miei sospiri ed i miei lamenti già da un pezzo ! Ho suonato il mandolino tanto forte da svegliare anche un sordo che dormiva a Mergellina, ho cantato sotto il verone di questa disgraziata fino a farmi cadere l’ugola a pezzi e tu niente, non mi cecavi proprio. Tre anni ci sono voluti, tre anni di patimenti, te’ guarda, mi si è dimagrita perfino la gobba a furia di piangere e non mangiare ! Ma ora sono contento, la mia crudele padrona non è più crudele e non è più padrona, quello che è stato è stato ed ora spero di godere il frutto della mia perseveranza. TOI Ma che volete, io serva sono nata e serva sarò per tutta la vita. Ma piuttosto che servire un padrone che approfitta di te e poi ti tratta come uno straccio da lavare i pavimenti, meglio prendersi un marito, che qualcosa ti da pur sempre in cambio. Se mancheranno i denari, vi sarà almeno rispetto e compagnia per vincere la solitudine delle fredde nottate d’inverno. Oddio, Pulcinella non è proprio quel che di dice un Adone, ma ha dimostrato di essere buono, fedele e paziente. Cosa posso desiderare di più ? (Pulcinella nel frattempo si era accoccolato per terra) Pulci ? dai, Pulci, muoviti pigrone ! Lo strattona) E’ ora di andare a bottega ! Dai, alzati, presto.(Esce) PUL Si, si, vengo, vengo subito, vengo subito. (al pubblico) Mah, speriamo in bene ! Vengo, amore, vengo ! Scena finale Entra Belina. Il notaio poco dopo fa capolino dalla quinta. BEL Oh, marito mio, che faccia stanca che avete ! Ma mettetevi meglio sulla vostra poltrona, su, su alzatevi un poco che vi sprimaccio il cuscino, ecco, una bella copertina sulle gambe perché comincia a far freddo, E il capo, ma copritevi il capo, non sapete che i peggiori malanni si prendono restando con il capo scoperto... BON Signora Belina ! Signora Belina ! BEL (Fa ampi cenni a Bonafè di stare zitto) Ecco, bravo Argante mio, distendetevi, dormite un poco. Il dottor Purgone ha promesso che sarà qui fra un’ora al massimo e vi farà una bella visita. Ecco, bravo, dormite, piccolo mio, dormite... BON Signora Belina... BEL Dormite, bravo, dormite...(si avvicina a Bonafè) Siete pazzo ? cosa venite a fare a quest’ora ? BON Signora, una grande notizia ! BEL Ssss.... parlate sottovoce, volete svegliarlo ! BON Una grande notizia signora ! Sua Maestà il re Luigi XIV ha riformato il codice, il diritto ora vale in tutta la Francia e le vecchie consuetudini non contano più ! non hanno più valore ! BEL E allora ? BON Come allora ? Ma non capite ? Voi potrete ereditare da vostro marito la vostra parte ! (scene di giubilo, si abbracciano e ballano. BEL Caro, caro il mio ciccino ! Voi sapete che io, di queste cose, non vorrei nemmeno sentirne parlare ! Bonafè, trovatevi qui domattina alle nove in punto, per redigere il nuovo testamento. Si chiude il sipario. Quando è quasi chiuso si presenta la maga) MAG Tutto è tornato come prima, anzi assai meglio di prima e tutti potranno vivere per lunghi anni felici e contenti. Ma son proprio sicura di non aver dimenticato qualcosa ? Ma si, certo, che sbadata. Ho dimenticato di ringraziare il nostro caloroso ed affezionato pubblico ! (Applaude gli spettatori, il sipario si riapre con la compagnia schierata che fa festa) F I N E | |