LIBRO_UNDECIMO
 
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Giovanni Moro
STUDI SUL CRISTIANESIMO DELLE ORIGINI
LIBRO UNDECIMO
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Nel quale si cerca di definire l'antitesi tra pagani e cristiani nei primi secoli
48 - Chi erano dunque i pagani?
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La tradizione cristiana definisce 'pagani', ossia abitatori dei villaggi (pagus = villaggio), gli ultimi devoti degli antichi dei che mantennero la loro fede almeno sino al settimo secolo. Il termine divenne poi sinonimo di miscredente, di persona dedita ai piaceri temporali e che ignora i doveri della spiritualità.
Viene oggi definito neo-paganesimo il disimpegno di larga parte della attuale generazione dalle prescrizioni della dottrina cristiana; io stesso sono stato definito pagano perché ritengo più soddisfacente, o meno insoddisfacente la concezione cosmogonica di Platone e di Plotino rispetto a quella cristiana.
E' un grave torto storico che facciamo ai nostri progenitori. Essi furono tutt'altro che atei, tutt'altro che sibariti. Fu la loro pietà e devozione che condusse all'incompatibilità con i cristiani nei primi secoli e saltuariamente alle persecuzioni scatenate in larga parte proprio dal furore popolare.

Gli Atti del Martirio di san Potino attestano che i cristiani erano invisi non solo alle autorità politiche e di tutela dell’ordine pubblico, ma anche alla maggioranza della popolazione locale. I martiri infatti: “Prima con animo forte sopportarono un cumulo di offese da parte della plebaglia, aizzata in massa: grida, ingiurie, percosse, spoliazioni, lanci di pietre, arresti ed ogni altra cosa che il furore popolare può commettere contro avversari personali e nemici”.
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49 - I pagani: gente timorata e pia
  Eusebio (S.Ecc. IX,7) ci ha tramandato il rescritto di Massimino Daia, Cesare nelle province medio orientali dal 305 al 309 d.C. I cittadini di molte città avevano inviato a Massimino delle petizioni chiedendo l’espulsione dei cristiani dai loro centri urbani. Il futuro imperatore rispose ai cittadini di Tiro in questi termini:
“Ora finalmente la debole audacia della mente umana si è liberata e ha disperso le nebbie oscure dell’errore, di quell’errore che finora attaccava i sensi degli uomini non tanto malvagi quanto sventurati, li avvolgeva in una malefica oscurità di ignoranza, così che era incapace di riconoscere di essere governata e stabilita dalla benigna provvidenza degli déi immortali.
E’ incredibile a dirsi quanto ci è gradito, giocondo e piacevole l’averci voi dato una grande prova della vostra disposizione, dal momento che prima nessuno poteva ignorare quale rispetto e pietà mostravate agli déi immortali, verso i quali si manifestava una fede, non di nude e vuote parole, ma costante e ammirevole nei suoi nobili fatti. E perciò la vostra città dovrebbe essere degnamente chiamata tempio e dimora degli déi immortali.
Certamente da molti segni appare che è fiorente perché vi abitano gli déi immortali. Ora però la vostra città ha messo da parte tutti i pensieri per il suo privato vantaggio e trascurato le precedenti richieste per i suoi affari, quando di nuovo si è accorta che i seguaci di quella maledetta follia stavano per espandersi come una pira trascurata che covava sotto la cenere, che, quando i suoi fuochi stanno per riaccendersi, formano ancora una volta una potente conflagrazione.
Allora immediatamente e senza indugio è ricorsa alla vostra pietà , come a una metropoli di sentimento religioso, richiedendo guarigione ed aiuto. E’ evidente che gli déi hanno messo nel vostro cuore questo salutare pensiero a causa della vostra fede e del vostro pio timore. Di conseguenza era lui, il più esaltato e potente, proprio Zeus, colui che presiede alla vostra famosa città, lui che protegge i vostri patri déi, le donne e i bambini, il focolare e la casa da ogni distruzione, che ispirava i vostri cuori con questi salutari intenti; era lui che mostrava chiaramente come è una cosa eccellente, splendida e salutare avvicinarsi all’adorazione e ai sacri riti degli déi immortali con la dovuta riverenza(-).
Vedano nell’aperta campagna le messi mature e le spighe ondeggianti, i prati, grazie alle piogge opportune, brillare con le piante e i fiori, e il tempo che ci è stato concesso temperato e mite. Inoltre si rallegrino tutti, poiché mediante la nostra pietà, i sacrifici e la venerazione che abbiamo reso, la fortissima e potente divinità di Marte è stata propiziata, e prendano piacere del fatto che godono la più serena pace in sicurezza e tranquillità. E siccome molti sono stati liberati completamente dalla cieca follia ed errore e sono tornati a una giusta ed equilibrata forma di pensiero, gioiscano ancor più come se fossero stati liberati da un inaspettato uragano e da una grave malattia e stessero per cogliere le dolci gioie della vita per il futuro(-) ”

Purtroppo Zeus era decisamente in ribasso in quanto a poteri salvifici. "Poco dopo" prosegue la narrazione del vescovo di Cesarea “Le piogge abituali e i temporali dell’allora prevalente stagione invernale stavano nascondendo i loro usuali scrosci sulla terra, e noi fummo visitati da una inaspettata carestia e al culmine di questo da una pestilenza e dallo scoppio di un’altra specie di malanno. Quest’ultimo era un’ulcera che a causa della sua virulenza, era chiamata carbonchio”. Eusebio prosegue col suo innato gusto dell’orrido descrivendo le disperate condizioni della popolazione, i morti, gli affamati colpiti da “Dio, il grande e celeste campione dei cristiani, quando ebbe manifestato le sue minacce e la sua collera contro tutti gli uomini con i mezzi predetti, in risposta ai loro esagerati attacchi contro di noi, una volta ancora ci restituì il brillante e amabile fulgore della sua cura provvidenziale per noi, e fece manifesto a tutti che Dio stesso vigilava continuamente sulle nostre vicende, talvolta castigando e al momento opportuno correggendo il suo popolo attraverso le calamità e talvolta, dopo aver sufficientemente castigato, mostrando la sua misericordia e benevolenza a quelli che ripongono le loro speranze in lui”.Dopo questa esperienza, e soprattutto dopo la vittoria di Costantino su Massenzio e l’editto di Milano del 313, Massimino si pente e scrive ai suoi prefetti ordinando di non ostacolare il culto dei cristiani, e poi addirittura un editto (nel frattempo si era fatto proclamare Augusto) nel quale sostiene che “…alcuni giudici hanno male interpretato le nostre ingiunzioni, e hanno fatto dubitare il nostro popolo dei nostri comandi, e reso in certo modo esitanti nell’associarsi in quelle religiose osservanze che piacevano a loro”. Ma l’ira di Dio non si è ancora placata, Massimino perde lo scontro con il co-augusto Licinio e muore poco dopo a Tarso in modo meritatamente orrendo: “D’un tratto fu colpito da Dio in tutto il corpo, col risultato che cadde prono sotto tremende e dolorosissime sofferenze; fu consumato dalla fame e la sua carne interamente consumata da un fuoco invisibile divinamente mandato. La forma che il suo corpo possedeva una volta si rovinò e svanì, e rimase solamente una forma di ossa secche come la forma di un fantasma ridotto a uno scheletro, così che quelli che erano presenti non potevano pensare altro che il suo corpo era diventato la tomba della sua anima, la quale era stata sepolta in quello che ora era un cadavere completamente consumato. E come la febbre ancor più lo consumava nelle profondità del suo midollo, i suoi occhi usciti dall’orbita lo lasciarono cieco. Ancora respirava in questa condizione, e confessando il Signore invocava la morte. Così con l’ultimo respiro venne a conoscenza che egli soffriva così giustamente a causa della sua violenza contro Cristo, e quindi esalò l’ultimo respiro”. Il dio di Abramo, Isacco e Giacobbe non si smentisce mai, nemmeno dopo la Nuova Alleanza.
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50 - I cristiani: che facevano?
testo di esempio
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"Nel giorno del Signore poi radunatevi, spezzate il pane e rendete grazie dopo aver confessato i vostri peccati, affinché il vostro sacrificio sia puro. Ognuno che ha una lite col suo compagno, non si raduni con voi finché non si siano riconciliati, affinché non sia profanato il vostro sacrificio. Questo è infatti il sacrificio voluto dal Signore: in ogni luogo e in ogni tempo sia offerto a me un sacrificio mondo, poiché io sono un re grande, dice il Signore, ed il mio nome è di ammirazione tra i popoli".

Il termine ‘Messa’ deriva dal latino "missa, mandata", quindi dal "ite, missa est" che significa: l’Eucarestia è stata mandata. Era consuetudine infatti in Roma inviare parte del pane benedetto alle comunità consorelle a significare l’unità della Chiesa.
Il primo atto liturgico della neonata Chiesa cristiana fu la "Fractio panis". Già Paolo si compiaceva di coloro che erano assidui nello spezzare il pane. ovviamente perchè significava avere memoria del Messia. Quanto sopra riportato proviene dalla "Didachè", (probabilmente il primo Catechismo mai redatto, fine I secolo).
Abbiamo anche una interessante testimonianza di parte romana sulle abitudini dei primi Cristiani.
Plinio Secondo, governatore della Bitinia (111-113) scrisse a Traiano (X,96) i Cristiani "Sostenevano anche che in definitiva la loro colpa o l’errore era quello di essere soliti ritrovarsi prima dell’alba e innalzare a Cristo, come se fosse un dio, un canto alternativamente tra di loro e fare solenne promessa di non costringere nessuno al delitto ma non commettere mai né furti né ladrocini né adulterio, né mancare alla parola né rifiutare la restituzione della roba affidata in custodia o in pegno. Dopo aver fatto ciò solitamente se ne andavano e subito si trovavano insieme per assumere cibo peraltro ordinario e innocente, la qual cosa smisero di fare dopo la mia ordinanza".
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51 - La messa
testo di esempio
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Già a metà del II secolo la liturgia diventò simile a quella attuale. Ce ne dà ampia descrizione Giustino (Prima Apologia - 66,1 e seg.): "Noi chiamiamo Eucaristia (dal greco eucharistian = ringraziamento) questo cibo (un pane e un calice con acqua e vino) a cui nessun altro può prendere parte se non chi crede alla verità delle nostre dottrine, dopo che si è purificato nel lavacro ed ha ottenuto la remissione dei peccati in vista della nuova vita, e vive quindi conformemente all’insegnamento di Cristo. Noi infatti non li riceviamo come se fossero un comune pezzo di pane e una comune bevanda: ci è stato insegnato che così come attraverso il Logos di Dio il nostro Salvatore Gesù Cristo si è fatto carne ed ha quindi preso carne e sangue per la nostra salvezza, allo stesso o modo questo cibo, divenuto Eucaristia grazie alla preghiera con le stesse parole di Cristo e che già alimenta il nostro sangue e la nostra carne per assimilazione, è altresì carne e sangue di Gesù incarnato". La Messa nei primi del II secolo è configurata nella sua definitiva ritualità.
Ibidem (67,1 e seg.):"Da quel giorno (il giorno dell’ultima cena) rinnoviamo sempre tra di noi questo evento. Inoltre i più abbienti aiutano tutti i bisognosi e siamo sempre presenti gli uni agli altri. Per tutti i doni che riceviamo, benediciamo il Creatore dell’universo per suo Figlio Gesù Cristo e per lo Spirito santo. E in quel che viene detto ‘giorno del Sole’ tutti gli abitanti delle città e delle campagne si radunano in uno stesso luogo, per leggere le memorie degli apostoli o i libri dei profeti, per tutto il tempo disponibile. Subito dopo, appena il lettore ha finito, l’officiante fa un’omelia in cui ci dà alcuni consigli e ci esorta ad imitare questi buoni insegnamenti. Poi ci alziamo tutti in piedi e preghiamo insieme ad alta voce: e, come dicevamo prima, dopo che tutti abbiamo concluso la preghiera vengono portati il pane, il vino e l’acqua: quindi l’officiante in modo analogo pronunzia preghiere e rendimenti di grazie con tutto il fervore di cui è capace, e il popolo acclama rispondendo ‘Amen’; e poi si fa la distribuzione dell’Eucaristia perché ognuno ne prenda parte, e la si manda anche agli assenti per mezzo dei diaconi. Quelli che sono più benestanti e che lo desiderano fanno un’offerta, per libera scelta e dell’entità che ognuno vuole, e quello che si raccoglie viene depositato presso l’officiante e costui provvede ad aiutare gli orfani, le vedove, i poveri per malattia o qualunque altra causa, coloro che sono in carcere, gli ospiti stranieri, per dirla in breve, si prende cura di tutti i bisognosi.
Ci riuniamo tutti insieme in assemblea nel giorno del Sole, perché questo è il primo giorno in cui Dio ha creato il mondo, dopo aver plasmato le tenebre e la materia, inoltre il quel medesimo giorno Gesù Cristo, il nostro Salvatore, è risorto dai morti: lo hanno crocifisso infatti la vigilia del giorno di Saturno, mentre il giorno dopo quello di Saturno, che è il giorno del Sole, è apparso ai suoi apostoli e ai suoi discepoli e ha dato loro questi insegnamenti, che noi ora abbiamo sottoposto al vostro esame".
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52 - La teofagia: ma perché?
  Come si poté giungere al rito della TEOFAGIA, che oggi chiamiamo Comunione?
Perchè è scritto in Giovanni (6,48-58)
Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo".

Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: "Come può costui darci la sua carne da mangiare?". Gesù disse: "In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno".
  MA IL VANGELO DI GIOVANNI E' DELLA FINE DEL I SECOLO: E' AVVENUTO ORMAI IL DEFINITIVO SCISMA TRA SINAGOGA E CHIESA CRISTIANA
  Certamente dopo che il cristianesimo ebbe ripudiato la sua radice ebraica, presumibilmente dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme (132 d.C.) e la definitiva dissoluzione della nazione giudaica.
Nel frattempo in ambienti cristiani non ebraici, segnatamente in Egitto ed in medio-oriente si stava delineando l'attribuzione di divinità alla figura di Cristo, ormai del tutto avulsa dal contesto storico-etnico in cui aveva vissuto e operato. In contrapposizione alla sua natura umana, che sarà sostenuta ancora da Ario nel concilio di Nicea (315), nacque una infinità di dottrine (più di ottanta, secondo Epifanio) che sostenevano la natura divina sia come unica (Monofisiti) sia come duplice. Proprio la duplicità della natura di Cristo sfociò poi nella TEOCRASIA, la fusione dell'antico Dio di Abramo con il nuovo, il Figlio, da cui procedette poi lo Spirito Santo, elemento inspiratore indispensabile per affermare la veridicità della dottrina che la Chiesa andava - non senza acerrimi contrasti - elaborando. Il pane spezzato, da simbolo di comunione spirituale con il Cristo (Consustanziazione, ripresa poi da Lutero molti secoli dopo), divenne la sua stessa carne (Transustanziazione): pur non essendovi una vera dipendenza, è certo che i misteri dionisiaci, durante i quali la carne delle offerte consumate divenivano la carne stessa di Dioniso, del quale si condivideva così la capacità di rinascita (per i cristiani la speranza di resurrezione) oppure quelli mitraici, nei quali il banchetto - ed il vino simbolo del sangue divino - era simbolo di assimilazione con la divinità, ebbero una importante influenza. Si noti che Cristo ed i suoi discepoli mai avrebbero potuto ritenere il vino come sangue, avendo l'Ebraismo orrore di questo impuro fluido organico: ancora oggi la carne deve essere rigorosamente Kasher, ossia pura perché esangue.
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53 - Le reliquie: ma perché?
  Trovo in "Reliquie sacre"(www.romacristiana.it) questa delucidazione:
Nel IV secolo, placatesi le grandi persecuzioni, si cominciano a comporre le agiografie dei santi che ne descrivono la morte. Sono le Passioni, documenti che, nel rappresentare l’eroismo con cui erano stati affrontati i supplizi più raccapriccianti, riflettevano l’ammirazione delle comunità cristiane per i martyres, ai quali si aggiungevano i confessores, coloro che avevano sofferto per la fede senza morire. Essere battezzati vicino ai martiri e farsi seppellire accanto ai loro corpi significava fruire di una protezione speciale, in quanto essi potevano trasmettere un’energia e una carica di grazia, atte a produrre miracoli, cosicché il loro sepolcro diventò nel tempo un vero e proprio oratorio. Rilevante, secondo la tradizione, l’opera di Elena, madre di Costantino, che dedicò l’ultima parte della sua vita a raccogliere reliquie, tanto che, nei secoli passati, per attribuire autorità a un reperto, se ne faceva risalire a lei l’origine, a partire dalla scoperta della Croce di Gesù i cui frammenti, prezioso e ambito pegno delle chiese locali, si moltiplicarono impensatamente, e non sono un’esclusiva della basilica di Santa Croce in Gerusalemme.

Dopo che l’uso di porre reliquie sotto le mense degli altari per consacrarli, già riconosciuto dal V Concilio Cartaginese (398), diventò un obbligo con il II Concilio di Nicea, la pratica si espande a tal punto che, insieme alle tombe, si venera la polvere raccolta vicino alla sepoltura, l’olio delle lucerne, i frammenti di pietra, iniziando un percorso che porterà ai grandi cimiteri barocchi della santità. La Chiesa romana, all’origine contraria alla traslazione e alla manomissione dei corpi dei santi, venerati nelle basiliche “ad corpora”, alla continua richiesta di frammenti dei corpi dei martiri, risponde donando reliquie “e contactu”, cioè pezzi di stoffa, brandea, che erano venuti a contatto con le reliquie o bagnate nell’olio delle lampade che ardevano nei santuari.

Quando le basiliche cimiteriali, divenute insicure a causa delle incursioni barbariche e delle continue ruberie, furono abbandonate, le salme furono traslate nelle più sicure chiese all’interno delle mura urbane, separando talvolta le diverse parti del corpo, in modo da poter essere venerate in luoghi diversi. Il più famoso, un vero e proprio “santuario reliquiario”, dai tempi di papa Leone III (795-817), la Cappella di San Lorenzo nel Patriarchio lateranense, l’attuale Sancta Sanctorum.

Ancor oggi troviamo nei luoghi di culto cattolici reliquie a migliaia. Sono tutte autentiche e certificate? No. Tali sono solo le "reliquie insigni". Eccone la definizione tratta dall'opera di Giovanni Sicari «Reliquie Insigni e Corpi Santi" a Roma» (edita nel 1998 nella collana Monografie Romane a cura dell'Alma Roma, la cui pubblicazione è stata autorizzata dall'autore per il sito www.enrosadira.it):
Il culto delle reliquie, derivante dalle onoranze per i defunti, è oggi raccomandato ma non imposto dalla Chiesa. Il Concilio di Trento nella sua venticinquesima sessione lo emendò dagli eccessi e il Concilio Vaticano II così si espresse: "La Chiesa, secondo la sua tradizione, venera i Santi, le loro reliquie autentiche e le loro immagini". Le reliquie sono i resti mortali dei santi canonizzati o dei beati venerati o anche gli oggetti a loro collegati come: strumenti di martirio, vesti, utensili che sono tanto più preziosi quanto più stati a contatto con il vivente. Tra le reliquie corporali si distinguono le Insigni così definite dal Codex Juris Canonici: il corpo, la testa, un braccio, un avambraccio, la lingua, una mano, una gamba o la parte del corpo che fu martirizzata, purché sia intera e non piccola"
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Giustino martire
  Giustino filosofo, santo, martire, nel 1992 fu traslato nella parrocchia di S. Giustino a Centocelle. Il corpo, donato da Urbano VIII ai Cappuccini di S. Maria Immacolata a Via Veneto, era qua precedentemente venerato nell’altare posto dietro l’altare maggiore.
A Roma, Giustino aveva presentato a Marco Antonino Vero e Lucio Aurelio Commodo la sua seconda Apologia, nella quale sosteneva e difendeva arditamente la sua fede. Accusato poi di essere Cristiano dal filosofo cinico Crescente, di cui aveva ripreso la vita e i costumi, fu giudicato colpevole e decapitato. La sua festa si celebra il giorno 14 aprile.

Giustino è dal punto di vista storico una pietra miliare. Dalle sue opere possiamo dedurre che 120 anni dopo la morte di Cristo la dottrina cristiana è completamente matura, tranne che per l'ancora viva aspettativa di un Regno prossimo venturo e per la mancanza di una gerarchia ecclesiastica definita. Ecco alcuni dati fondamentali:

1) E' definito il concetto di Trinità, però il Figlio è procedente dal Padre e lo Spirito Santo è procedente dal figlio. Tuttavia Cristo non è esattamente uguale al padre, ma è il suo Logos, come è detto nel vangelo di Giovanni, ossia è la Verità e - curiosamente - Giustino afferma che tale concetto è uguale al concetto pagano di Hermes-Logos di Dio.
2) E' consolidato il concetto di Eucaristia, come già scritto.
3) Viene attribuito all'Antico testamento il valore profetico della venuta di Cristo.
4) Vengono citati (cap. 15-17 della prima Apologia) numerosi detti di Gesù (Loghia?) riscontrabili anche nei vangeli sinottici, ma senza indicare una eventuale fonte evangelica. Si tratta quindi di detti celebri nella tradizione orale, in accordo con quanto sostenuto da Papia di Gerapoli.
5) E' affermato il concepimento virginale di Maria.
6) E' sostenuta la resurrezione della carne
7) E' valorizzata la croce come simbolo della fede
  FRACTIO PANIS
  Roma - catacombe di santa Priscilla
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Quanti furono i martiri cristiani antichi?
In Roma non furono tanti quanti generalmente si è portati a credere: la Depositio Martyrum del 354 annovera trentadue martiri venerati dalla comunità cristiana; un elenco stilato un secolo dopo ne aggiunse altri settantadue. Malgrado ciò l’Urbe divenne nei secoli successivi una fiorente esportatrice di reliquie. La traslazione delle salme deposte nelle catacombe si rese necessaria, nei secoli successivi, sia per il crollo di molti cunicoli catacombali, sia per le continue distruzioni conseguenti alle invasioni barbariche, anche se non mancarono tentativi di restauro, iniziati con Paolo I (757-767). I cristiani ‘parvenu’ delle lande nordiche iniziarono a pretendere la loro parte di reliquie, ed i resti dei sepolti, martiri o no che fossero, vennero esportati più o meno lecitamente. Anche questo contribuì a fare di Roma il faro della Cristianità occidentale (lo scisma greco avvenne nel 1054, al tempo di Leone IX).
  CATACOMBE DI SAN PORZIANO
ROMA via PORTUENSE
  Molti "martiri" esportati come tali erano certamente dei comuni inumati con accanto a se le ampolline "lacrimatorie"
La prima vera persecuzione fu quella di Domiziano che condannò i cristiani come «atei» negli ultimi anni del suo regno quando, forse in preda alla follia, decise (nel 90) di farsi chiamare «signore e dio». Naturalmente i cristiani, fedeli a Cristo, rifiutarono. Soprattutto nell'Asia Minore i cristiani vennero spogliati dei loro beni e molti di loro furono giustiziati (a. 95-96).
Sotto Traiano (a. 98-117), valente capo di stato e rigida tempra di soldato, scoppia una nuova persecuzione legata alla proibizione di costituire società non autorizzate. Simeone, il vecchio vescovo di Gerusalemme e parente di Gesù, è crocefisso nel 107 e Ignazio, vescovo di Antiochia, esposto alle belve nello stesso anno, a Roma.
I due imperatori che succedono a Traiano, Adriano e Antonino Pio, si mostrano meglio disposti verso i cristiani. Tuttavia continuano localmente i processi e le condanne: Policarpo, vescovo di Smirne, subisce il martirio nel 155.
La terza persecuzione avviene al tempo di Marco Aurelio (a.161-180), ottimo imperatore, che vede nel cristianesimo stolta follia [Meditazione XI, 3]. Fra i martiri di questo periodo a Roma, nel 165 l’apologeta Giustino insieme con sei compagni e a Lione, nel 177, il vescovo Fotino, la giovane schiava Blandina ed una cinquantina di cristiani.
Settimio Severo eletto imperatore nel 193, annovera tra le maggiori cariche dello Stato molti cristiani e li protegge dall’odio popolare, ma nel 202, irritato dalle sommosse ebraiche e diffidando anche dei ceti più elevati per il numero crescente di cristiani, emana un editto che vieta la conversione sia al giudaismo che al cristianesimo. La quarta persecuzione fa molte vittime in Egitto e in Africa del nord, dove il cristianesimo si era rapidamente sviluppato. Negli anni successivi
la Chiesa si organizza e penetra sempre più nelle gerarchie dello stato e nella società: «Siamo di ieri e già riempiamo tutto: città, isole, fortezze, municipi, borghi, campi militari, tribù, decurie, corte, senato, foro... Non vi abbiamo lasciato che i templi» [Tert., Apol. XXXVII, 4].
Le dure persecuzioni ordinate da Filippo Arabo, Decio e Diocleziano annoverano fra i martiri il papa Fabiano e Origene. I martiri furono numerosi a Roma, nell'Asia Minore, in Egitto e in Africa.
Con l'avvento di Valeriano (a.253-260) ritornò la pace. Ma quando Macriano, ministro delle finanze, si diede alla ricerca di fondi per continuare la guerra in Oriente, i cristiani furono di nuovo perseguitati e i loro beni confiscati. Nel 258, a Roma papa Sisto II, venne decapitato con quattro suoi diaconi e quattro giorni dopo fu arso vivo(ma e' una leggenda) il suo diacono Lorenzo; a Utica, in Africa, Cipriano, il grande vescovo di Cartagine, fu decapitato con molti fedeli.
Diocleziano (284-305), negli ultimi tre anni di regno scatenò l’ultima e più dura repressione, indirizzata soprattutto alla distruzione dei testi sacri. Tra le vittime illustri Maurizio e i suoi commilitoni della «Legione Tebana», reclutata nella provincia egiziana della Tebaide, uccisi ad «Agaunum» (St. Maurice, in Svizzera) e in altre città sul Reno.
Nel 324 sale al trono Costantino, e fu il Cristianesimo a trionfare sulle altre religioni
  DIONISO
  Dioniso, il dio nato due volte, identificato a Roma col vecchio dio italico Liber Pater, fu in epoca classica il dio della vite, del vino, e del delirio mistico. Dioniso era figlio di Zeus e di una mortale - Semele - ed i suoi fedeli si cibavano di carne credendo di cibarsi del dio stesso. I paralleli con Cristo comunque non vanno oltre a questi.
  CAPPELLA CYBO IN SANTA MARIA DEGLI ANGELI _ ROMA
  Chiamata Cappella Cybo o delle Reliquie. Fu eretta nel 1742 dal cardinale Camillo Cybo, titolare della chiesa, per conservare le Reliquie dei Martiri collegati alla storia della costruzione delle Terme. Tra le altre, anche quelle di San Ciriaco, Largo, Smaragdo e Massimo, centurione romano. A queste, il cardinale Cybo unì quelle dei quattro Dottori della Chiesa (Girolamo, Ambrogio, Agostino, Gregorio) che conservava nel suo palazzo.
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