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STUDI SUL CRISTIANESIMO DELLE ORIGNI |
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Nel quale si tratta delle profezie Messianiche
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Prima di procedere oltre con le considerazioni sulla figura umana di Gesù il galileo, penso sia bene chiarire a me stesso e a chi legge cosa si intende per Profeta e per profezia in senso biblico ebraico e poi cristiano.
Profeta significa "colui che parla davanti", sia nel senso di parlare pubblicamente, davanti ad ascoltatori, sia nel senso di prevedere anticipatamente qualcosa che deve ancora accadere. Il termine deriva dal greco προφητής (profetès). In effetti in antico i profeti erano saggi che parlavano al popolo circa gli accadimenti che stavano per avvenire, ammonivano sulla condotta dei governanti ed il tono profetico era non dissimile da quello usato da un genitore che ammonisce i figli: se continuate così vedrete che vi accadrà questo e questo e quest'altro. Spesso erano dei rompiballe, e la gente se ne liberava sbrigativamente: «Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono mandati» (Mt 23,37).
La Torah annovera 36 libri, contenenti in forma poetica discorsi “profetici”, ossia attribuiti ad antichi uomini di Dio, da Isaia, vissuto nella seconda metà dell'VIII secolo a Malachia, un mistico messianico non altrimenti noto, forse del V secolo.
Poiché si tratta probabilmente di personaggi veramente esistiti, è opportuno distinguere quanto ci è giunto di storico e quanto di letterario, e questo ci permette innanzitutto di sfatare la figura oracolare dei profeti biblici: essi erano piuttosto dei saggi che in nome di Dio da un lato stigmatizzavano gli infiniti ricorrenti peccati di Israele, l'immoralità, l'idolatria, la prevaricazione; e dall'altro prevedevano i castighi – per lo più sin troppo ovvi – che Dio avrebbe preparato per punire il suo incorreggibile popolo. E non è che ci azzeccassero sempre - vedi I Re 22,5 e seg.- ma nel tempo ovviamente si ricorderanno solo i migliori, o i più fortunati, o i più scaltri. |
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Non è tema di questa ricerca indagare oltre sulle avventure degli antichi profeti. E' sufficiente porre in luce il fatto che essi - e coloro che ne scrissero i libri - si trovarono a posteriori nella condizione di chi può dire “io l'avevo detto!”, ovviamente qualora i fatti gli avessero dato ragione, perché in caso contrario.... un bel tacer non fu mai scritto!
Diverso è il caso delle circa 330 profezie concernenti l'avvento e la missione di Gesù di Nazareth che sarebbero contenute nell'A.T. (da "Profezia messianica" di Roger Liebi) © 1989 Diffusione Letteratura Cristiana, Berneck/Firenze) e che l'autore definisce “assai esatte ed estremamente differenziate” nonché dimostrabili “irrefutabilmente e su basi storiche”.
Gli Ebrei, di un tempo come quelli attuali, sanno perfettamente il segnificato dei loro libri. Ma anche in antico vi furono correnti di pensiero che pretendevano di interpretare esotericamente la Torah (per noi Bibbia).
Esemplare a questo proposito l'opera di Filone di Alessandria (20 aC-50 dC): "La sua originalità sta nell'aver interpretato in maniera platonica la Bibbia. Egli vede nella teoria del Demiurgo (esposta da Platone nel suo Timeo) il Dio creatore ebraico.
Filone teorizzò il metodo dell'interpretazione allegorica fondata sulla distinzione tra due significati presenti nello scritto: la lettera e lo spirito, che racchiude il significato più autentico. Tramite questa interpretazione egli vede nella Bibbia la dottrina dell'esistenza di Dio. Dio è ineffabile e il linguaggio non è uno strumento sufficiente per esprimerne l'essenza.
I testi mosaici del Pentateuco, contenenti la descrizione della creazione e le principali leggi divine insieme agli altri testi accorpati a questi, furono da Filone spogliati del loro significato più immediato e letterale e reinterpretati allegoricamente. Questo modo di leggere i testi biblici avrà di li a poco molta fortuna e costituirà il metodo interpretativo principale per la tradizione neoplatonica di area ebraica."
E cristiana, possiamo tranquillamente aggiungere.
Accettato questo, estrapoliamo dal “web site Messiah revealed” alcune profezie tra le più importanti e note (la profezia principe, Isaia 53,3 è riportata a margine). |
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11 - Qualche esempio di profezia messianica
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testo di esempio |  |
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(l'angelo Gabriele disse a Daniele): Sforzati dunque di comprendere questo messaggio e di cogliere il significato della tua visione. 24"Per il tuo popolo e per la città santa è stato fissato un tempo di settanta periodi di sette anni. Questo tempo è necessario perché termini la disubbidienza, cessino le colpe e i peccati siano perdonati, la giustizia eterna si manifesti, le visioni e le profezie si realizzino e il Luogo Santissimo sia di nuovo consacrato. 25Ecco quel che tu devi sapere e comprendere: dal momento in cui è stato pronunziato il messaggio che riguarda il ritorno dall'esilio e la ricostruzione di Gerusalemme fino all'apparizione di un condottiero consacrato devono passare sette periodi di sette anni e sessantadue periodi di sette anni; questo ritorno dall'esilio e questa ricostruzione della città e delle fortificazioni.
si faranno in tempi difficili. 26Al termine di questi sessantadue periodi, un uomo consacrato sarà eliminato senza che alcuno lo difenda. Poi verrà un condottiero con il suo esercito per distruggere la città e il santuario. La fine arriverà come un torrente in piena. Sino alla fine ci sarà una guerra di devastazione, com'è stato deciso da Dio. " 27Durante l'ultimo periodo di sette anni, questo condottiero confermerà un patto per un gran numero di persone. E a metà della settimana, farà cessare anche i sacrifici e le offerte, porrà sull'altare un idolo orribile, finché la fine decretata non si abbatterà su questo devastatore". |
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9 Un giovane leone è Giuda:
dalla preda, figlio mio, sei tornato;
si è sdraiato, si è accovacciato come un leone
e come una leonessa; chi oserà farlo alzare?
10 Non sarà tolto lo scettro da Giuda
né il bastone del comando tra i suoi piedi,
finché verrà colui al quale esso appartiene
e a cui è dovuta l'obbedienza dei popoli.
11 Egli lega alla vite il suo asinello
e a scelta vite il figlio della sua asina,
lava nel vino la veste
e nel sangue dell'uva il manto;
12 lucidi ha gli occhi per il vino
e bianchi i denti per il latte. |
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5 Poiché un bambino è nato per noi,
ci è stato dato un figlio.
Sulle sue spalle è il segno della sovranità
ed è chiamato:
Consigliere ammirabile, Dio potente,
Padre per sempre, Principe della pace;
6 grande sarà il suo dominio
e la pace non avrà fine
sul trono di Davide e sul regno,
che egli viene a consolidare e rafforzare
con il diritto e la giustizia, ora e sempre;
questo farà lo zelo del Signore degli eserciti. |
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5 «Ecco, verranno giorni - dice il Signore -
nei quali susciterò a Davide un germoglio giusto,
che regnerà da vero re e sarà saggio
ed eserciterà il diritto e la giustizia sulla terra.
6 Nei suoi giorni Giuda sarà salvato
e Israele starà sicuro nella sua dimora;
questo sarà il nome con cui lo chiameranno:
Signore-nostra-giustizia |
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4 Chi è salito al cielo e ne è sceso?
Chi ha raccolto il vento nel suo pugno?
Chi ha racchiuso le acque nel suo mantello?
Chi ha fissato tutti i confini della terra?
Come si chiama? Qual è il nome di suo figlio, se lo sai?
5 Ogni parola di Dio è appurata;
egli è uno scudo per chi ricorre a lui.
6 Non aggiungere nulla alle sue parole,
perché non ti riprenda e tu sia trovato bugiardo. |
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| considerazione |
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Gli intellettuali ebrei del tempo di Cristo sparsi per il mondo al tempo di Gesù avevano perso come punto di riferimento non solo il tempio di Gerusalemme ma anche la versione originale della Torah. Nessuno conosceva più l'ebraico biblico e ci si basava sulle molte traduzioni, principalmente quella in greco. A parte le infinite varianti redazionali, la Torah stessa perse anche il suo valore storico e aprì la porta alle interpretazioni esoteriche e misteriche. Questo fornì ampio materiale a chi fin da subito pretese di interpretare metafisicamente la morte e la resurrezione del Cristo. Fu dopo la definitiva distruzione di Gerusalemme che iniziò una lenta esegesi per ricostruire i testi originali. |
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E' facile supporre che lo studio delle profezie messianiche si sia sviluppato assai precocemente negli ambienti giudaico-cristiani in ambiente ellenistico1: era il presupposto per convincere gli scettici che Gesù era il vero messia. La riprova è che gli scritti neotestamentari, i vangeli e gli scritti non paolini sono degli autentici collage di versetti veterotestamentari, quindi opera di scrittori o di gruppi di fedeli colti e versati nell'uso della lingua greca, ma anche eccellenti conoscitori della bibbia sicuramente nella versione ellenistica detta dei Settanta.
Nella stesso tempo è bene non dimenticare che il messianismo è il nucleo essenziale anche dell'ebraismo spirituale degli anni prebellici: da questo punto di vista la differenza con il cristianesimo in sostanza non è quella di credere o meno nelle profezie che annunciano l'avvento di un messia, ma credere o non credere che Cristo sia stato il Messia. |
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Appare chiaro che coloro che estrapolarono dall'AT le profezie messianiche si riferirono ad un Messia-Re, trionfante e dominante non solo spiritualmente ma anche o, forse, soprattutto politicamente su di un Israele finalmente accolto nella gloria di Dio. Ma di Gesù, dopo l'ora nona della parasceve dell'anno 30 (o giù di lì) non se ne ebbe più notizia. Si dice che.... si crede che.... si vuole che.... sta di fatto che il Messia se ne sta lassù a giocare a briscola col Padre, con lo Spirito e con Elia e si disinteressa delle generazioni incredule e perverse che dai suoi tempi ad oggi si sono spietatamente succedute! Pare che ogni tanto mandi giù sua Madre che in quanto a popolarità lo sta ampiamente surclassando, ma la Madonna è timida e non se la sente di comparire in piazza san Pietro all'ora dell'Angelus - che le starebbe pure a pennello - ma si presenta in squallide grotte a fanciulli un poco ebeti. Oppure piange. Anche la gente continua a piangere in ogni parte del mondo.
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La differenza, dal punto di vista storico, tra un credente e un non credente consiste sostanzialmente non nel credere nel messaggio evangelico, ma in quello che si è costruito dopo su di esso: ossia nel magistero della Chiesa. Tra i più antichi insegnamenti della Chiesa vi è appunto l'annuncio del Messia-Gesù nell'interpretazione esoterica dell'AT, favorita dal fatto che già per l'ebaismo ellenizzante la Torah era da interpretarsi alla luce della Cabballah, della numerologia, dell'astrologia e via discorrendo. |
Nel 1958 a Mar Saba, un monastero nei pressi di Gerusalemme, il professor Morton Smith della Columbia University scoprì un documento antico. Conteneva una lettera di Clemente di Alessandria, uno dei padri della Chiesa, autore tra l'altrro, degli Stromata, citate in altre parti di questo sito. Clemente avrebbe ricevuto le rimostranze di un allievo, un certo Teodoro, il quale annunciava la sua disputa con la setta eretica dei seguaci di Carpocrate, (una setta gnostica simile ai futuri catari). Ecco il rescritto di Clemente:
Bene hai fatto a ridurre al silenzio gli innominabili insegnamenti dei carpocraziani. Perché essi sono le <stelle vagabonde> di cui parla la profezia, che si allontanano dalla stretta via dei comandamenti e sprofondano nell'abisso sconfinato dei peccati della carne e del corpo. Perché, gloriandosi della conoscenza, come essi dicono, delle <cose profonde di Satana>, essi non sanno che così si gettano nel <mondo infero delle tenebre> della falsità e, vantandosi di essere liberi, sono divenuti schiavi di desideri servili. A costoro ci si deve opporre in ogni modo ed interamente. Perché, anche se dicessero qualcosa di vero, chi ama la verità non deve, neppure in tal caso, essere d'accordo con loro. Perché non tutte le cose vere sono la verità, e la verità, che sembra vera secondo le opinioni umane non deve essere preferita alla verità vera, quella in armonia con la fede.
In quanto a Marco, dunque, durante il soggiorno di Pietro a Roma, scrisse una cronaca dei fatti del Signore, non già, tuttavia, narrandoli tutti, e neppure accennando a quelli segreti, bensì scegliendo quelli che giudicava più utili per accrescere la fede di coloro che venivano istruiti. Ma quando Pietro morì martire, Marco venne ad Alessandria, portando i suoi scritti e quelli di Pietro e da essi trasferì nel suo libro preesistente le cose adatte a favorire il progresso verso la conoscenza [gnosis]. Egli perciò compose un vangelo più spirituale a uso di coloro che venivano perfezionati.
Tuttavia non divulgò le cose che non dovevano essere dette, né mise per iscritto gli insegnamenti ierofantici [= sacerdotali] del Signore; ma alle storie già scritte altre ne aggiunse e inoltre introdusse certi detti dei quali, come mistagogo [ = iniziato ai misteri] sapeva che l'interpretazione avrebbe guidato gli ascoltatori all'intimo santuario della verità celata dai sette veli. Così, insomma, egli preordinò le cose, né malvolentieri né incautamente, secondo il mio giudizio, e morendo lasciò la sua composizione alla chiesa di Alessandria, dove è tuttora scrupolosamente custodita, e viene letta soltanto a coloro che vengono iniziati ai grandi misteri. |
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Clemente visse nella seconda metà del II secolo. Che dire di queste affermazioni di un Padre della Chiesa? Che ci sarà dunque di vero nei vangeli ma - soprattutto - quanto vi sarà stato scritto ed a noi non pervenuto?
A quando risalgono i codici più antichi? Abbiamo frammenti e testi completi del vangelo di Giovanni isalenti al II secolo e frammenti di Luca e Matteo del II e III secolo; i testi completi più antichi sono il codice Vaticano ed il codice Sinaitico, entrambi del IV secolo.
Dalla morte del Cristo sono comunque trascorsi dai due ai quattrocento anni, nel corso dei quali tutto si era andato mutando. |
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La celebre profezia di Isaia |
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Chi avrebbe creduto nella nostra rivelazione?
A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore?
E’ cresciuto come un virgulto davanti a lui
E come una radice in terra arida.
Non ha apparenza né bellezza
Per attirare i nostri sguardi,
non splendore per provare in lui diletto.
Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia,
era disprezzato e non ne avevano alcuna stima.
Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze,
si è addossato i nostri dolori
e noi lo giudicavamo castigato,
percosso da Dio e umiliato.
Egli è stato trafitto per i nostri delitti,
schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui;
per le sue piaghe noi siamo guariti.
Noi tutti eravamo sperduti come un gregge,
ognuno di noi seguiva la sua strada;
il Signore fece ricadere su di lui
l’iniquità di noi tutti.
Maltrattato, si lasciò umiliare
E non aprì la sua bocca;
era come un agnello condotto al macello,
come pecora muta di fronte ai suoi tosatori,
e non aprì bocca.
Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo;
chi si affligge per la sua sorte?
Si, fu eliminato dalla terra dei viventi,
per l’iniquità del mio popolo fu percosso a morte.
Gli si diede sepoltura con gli empi,
con il ricco fu il suo tumulo,
sebbene non avesse commesso violenza
né vi fosse inganno nella sua bocca.
Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.
Quando offrirà sé stesso in espiazione,
vedrà una discendenza, vivrà a lungo,
si compirà per mezzo suo la volontà del Signore.
Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce
E si sazierà della sua conoscenza;
il giusto mio servo giustificherà molti,
egli si addosserà le loro iniquità.
Perciò io gli darò in premio le moltitudini,
dei potenti egli farà bottino,
perché ha consegnato sé stesso alla morte
ed è stato annoverato fra gli empi, mentre egli portava il peccato di molti
e intercedeva per i peccatori. |
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“Ecco il mio servo che io sostengo,
il mio eletto di cui mi delizio”.
“Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia e ti ho preso per la mano;
ti ho formato e stabilito come alleanza del popolo
e luce delle nazioni,
perché tu apra gli occhi ai ciechi
e faccia uscire dal carcere i prigionieri,
dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre”.
E fin qui la profezia ci starebbe tutta, ma il canto prosegue chiarendoci finalmente chi è il "servo": è Israele portato alla vittoria sui nemici e sui loro déi, ovviamente dopo il meritato castigo, con toni di riprovazione degni dell’antico profeta:
“Sordi, ascoltate,
ciechi, volgete lo sguardo per vedere?
Chi è cieco, se non il mio servo?
Chi è sordo come colui al quale io mandavo l’araldo?
Chi è cieco come il mio privilegiato?
Chi è sordo come il servo del Signore?
Hai visto molte cose, ma senza farvi attenzione,
hai aperto gli orecchi, ma senza sentire.
Il signore si compiacque, per amore della sua giustizia
Di dare una legge grande e gloriosa.
Eppure questo è un popolo saccheggiato e spogliato;
sono tutti presi con il laccio nelle caverne,
sono rinchiusi in prigioni.”
“Egli perciò ha riversato su di esso
la sua ira ardente
e la violenza della guerra”,
ma è giunta l’ora del perdono:
“Fa’ uscire il popolo cieco, che pure ha occhi,
i sordi, che pure hanno orecchi(-) voi siete i miei testimoni – oracolo del Signore -
miei servi, che io mi sono scelto
perché mi conosciate e crediate in me
e comprendiate che sono io”.
“Le ricchezze d’Egitto e le merci dell’Etiopia
e i Sabei dall’alta statura
passeranno a te, saranno tuoi”
e anche per sé stesso:
“Non sono forse io, il Signore?
Fuori di me non c’è altro Dio(-)
Si dirà: Solo nel Signore
Si trovano vittoria e potenza!
Verso di Lui verranno, coperti di vergogna,
quanti fremevano d’ira contro di lui”.
Si giunge al secondo canto del servo del Signore:
“Mi ha detto: Mio servo tu sei, Israele,
sul quale manifesterò la mia gloria”
“Il signore mi ha aperto l’orecchio
e io non ho opposto resistenza,
non mi sono tirato indietro.
Ho presentato il dorso ai flagellatori,
la guancia a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia
agli insulti e agli sputi.
Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto confuso,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare deluso |
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