LIBRO_SESTO
 
Giovanni Moro
STUDI SUL CRISTIANESIMO DELLE ORIGINI
LIBRO SESTO
Nel quale NON si disquisisce dell'arresto, del processo e della condanna di Gesù
  22 - Un'unica certezza
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Non discuteremo in questa sede la storia, le problematiche storiche, semantiche, giuridiche, teologiche e altro dell'arresto, del processo e della condanna di Gesù, in quanto oggetto di infiniti trattati. Disuterne non aggiunge nulla alle ricerche che a noi interessano, avendo, come scritto nel libro precedente, che la nostra unica certezza è che il Cristo è stato condannato alla croce per dei crimini assolutamente precisi ed inoppugnabili.
Però è lecito chiederci:
  23 - Ibis in crucem:
perché Gesù fu appeso ad una croce romana?
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Come i vangeli e Giuseppe Flavio raccontano, l'ingiusto assassinio di Giovanni fece una enorme impressione sulla gente e su Gesù stesso, che lo considerò il primo significativo momento di attuazione della profezia. Forte del suo convincimento intraprese un pericoloso cammino che culminò nel dramma della croce.

Per quale motivo fu comminata al Galileo una simile condanna? Sostanzialmente perché il prefetto romano ragionava come Erode il Grande e come tutti coloro che - in ogni tempo - detengono un potere impopolare.
La legge romana, pur nel suo estremo rigore, non consentiva di condannare chicchessia a capriccio del magistrato. La tradizione cristiana sostiene che Gesù fu crocifisso dai Romani per compiacere ai Giudei, ma questa è una tesi insostenibile. I Giudei avrebbero potuto benissimo procedere di loro iniziativa, mediante lapidazione, come tentarono di fare con lo stesso Gesù, con la Maddalena, con Paolo e come fecero con Stefano pochi anni dopo la morte di Gesù, se il delitto commesso da Gesù fosse stato unicamente di blasfemia e di condotta contraria alla Legge Mosaica. Evidentemente i Romani, che mai avrebbero posto la loro giustizia al servizio di una nazione sottomessa, avocarono a sé il processo e la successiva condanna in quanto i reati addebitati al Galileo erano contro la “loro” legge e non contro quella giudaica.

Le condanne romane usuali erano “ad metalla aut ad viarum munitiones” ossia ai lavori forzati o più semplicemente “ad carcerem”. Ai mariuoli era frequentemente comminata la “verberatio”, in uso ancora oggi nei paesi islamici. Ma in caso di estrema gravità del reato la condanna era a morte. L'esecuzione romana prevedeva la decapitazione se il condannato era un cives romanus, la crocifissione o l'esposizione alle fiere nei circhi se di condizione servile.
La condanna alla pena capitale veniva pronunciata in base a quattro articoli del codice penale:

* Il senatusconsultum de bacchanalibus del 186
* la lex Iulia de collegiis illecitis
* la repressione dei crimina laesae maiestatis
* l’imputazione di crimen extraordinarium

Gesù, se e' stato veramente lui ad essere appeso alla croce, con ogni verisimiglianza era incappato nelle maglie di tutte e quattro le leggi indicate, avendo costituito una banda armata, istigato in qualche modo una rivolta, violato un luogo di culto e millantato un credito regale.

La condanna alla croce aveva lo scopo di essere plateale, più efferata e pubblica possibile. Giuseppe Flavio nelle sue Antichità Giudaiche (XVII,10,8) dà una notizia di cronaca che suffraga quanto detto: “La giudea era piena di brigantaggio. Ognuno poteva farsi re come capo di una banda di ribelli tra i quali capitava e in seguito avrebbe esercitato pressione per distruggere la comunità causando torbidi a un piccolo numero di romani e più raramente provocando una grande carneficina al suo popolo”. L'insurrezione di Gesù potrebbe in effetti essere stata parte di quella provocata dalla decisione di Pilato di distogliere dal tesoro del tempio dei fondi per potenziare l'acquedotto. Giuseppe Flavio (Antichità Giudaiche XVIII,3,2) scrive che “I Giudei non aderirono alle operazioni richieste da questo lavoro e, raccoltisi insieme in molte migliaia, con schiamazzi gli intimavano di desistere da questa impresa. Taluni di costoro urlavano insulti, ingiurie e villanie, come suole fare un’adunanza di una folla”. Che altro fece Gesù se non urlare minacce, ingiurie e villanie e sobillare il popolo (Luca 23,14)? I sacerdoti sapevano che l’opera era destinata a sopperire alle crescenti necessità rituali del tempio e non avevano nulla da obiettare, mentre per Gesù e per i dimostranti si trattava di una autentica ruberia: ecco ”la spelonca di ladri”. In effetti Gesù nel tempio non poteva aver agito da solo, le guardie lo avrebbero neutralizzato immediatamente, invece fu lasciato agire e poté allontanarsi impunemente.

Non v'è dubbio che il tempio sia stato messo a soqquadro nel corso di una sommossa, diversamente non ci spiegheremmo il perché Gesù dovesse prendersela con i piccoli commercianti. I cambiavalute ed i venditori di animali da offerta (nei racconti sulla nascita la madonna offre due colombe per la purificazione) gestivano commerci non solo leciti, ma necessari. Nel tempio potevano circolare solo i sicli ed i mezzi sicli, tutta la valuta straniera che affluiva al Tempio era impura in quanto recava impresse delle immagini, di qui la necessità dell'opera dei cambiavalute, malvisti ma indispensabili. L'aggressione – forse dovremmo definirla più propriamente una violenta dimostrazione - era rivolta contro la classe sacerdotale (ossia gli amministratori), conniventi con il prefetto nel sacrilego disegno di distogliere fondi appartenenti al tesoro del tempio frutto degli oboli degli ebrei residenti e in diaspora (Marco 12, 38). E' vero che essi sarebbero serviti a potenziare le necessità idriche del tempio stesso, ma agli ebrei doleva di veder gestire il loro denaro dall'occupante straniero e la ritenevano una rapina come le cento altre subite nella storia.
Il Tempio, oltre che un luogo di culto forse unico al mondo nella sua strutturazione, era anche una perfetta macchina amministrativa e rappresentava l'unica risorsa per Gerusalemme, una città di trecentomila abitanti del tutto priva di risorse agricole, industriali e commerciali di genere diverso dal turismo religioso. In compenso doveva offrire una complessa assistenza ai pellegrini, fatta di piscine per la purificazione dei corpi e delle vesti, cibi preparati secondo le prescrizioni rituali e ospitalità alberghiera. Con questa lettura degli eventi tutto diventa abbastanza comprensibile.
Nel frattempo però la procura romana aveva aperto un bel fascicolo a carico del Galileo.
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