LIBRO_QUINTO
 
  Giovanni Moro
  STUDI SUL CRISTIANESIMO DELLE ORIGINI
LIBRO QUINTO
Nel quale si tratta delle possibili 'verità' storiche sulla figura di Gesù
15 - Quante Verità possibili sulla figura di Cristo?
testo di esempio
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Se dell'aspetto fisico di Gesù, come abbiamo visto nella Prima Parte, non possiamo nemmeno proporre delle ipotesi, della sua valenza sulla scena della storia abbiamo molto da dire e da meditare.

Coloro per i quali il “nostro” Gesù è quello divinizzato e 'approvato' come seconda persona di un Dio Unico ma Trino nel Concilio di Nicea del 325 possono chiudere tranquillamente queste pagine.

Chi invece volesse considerare con gli occhi di oggi – tempo nel quale un simile individuo sarebbe ritenuto semplicemente un 'caso clinico' - l'uomo Gesù che si aggirò per un paio d'anni in Galilea e poi in Giudea predicando l'imminente fine del mondo, potrebbe emettere ragionevolmente la seguente diagnosi:


“Gesù fu un visionario, affetto da un comunissimo delirio mistico(nota 1). Era convinto di essere stato investito della missione di annunciare per Israele un Regno di imminente avvento; ad esso sarebbero stati assunti coloro che avessero creduto in lui, mentre i reprobi e gli indifferenti sarebbero stati distrutti (Matteo 11,20-24)"

Era, insomma, un anarco-spiritual-insurrezionalista. Un Savonarola noglobal.
Sconvolgente? Assolutamente no! Anche oggi v'è gente che predica la fine del mondo(nota 2), ed ha i suoi seguaci, mentre tutti gli altri le ridono dietro.
Anche Gesù, predicando la fine del mondo, ebbe i suoi seguaci, e tanti altri gli risero dietro e lo cacciarono in malo modo .
Poi le autorità lo appesero ad una croce e ne fecero un martire.
Oggi lo affiderebbero ai servizi sociali e finirebbe nell'anonimato.
Comunque, tutta la nostra storia ebbe inizio in quel venerdì viglia della Pèsach dell'anno 33.

In quel tempo, in Giudea, erano migliaia coloro che in patria e nella diaspora (al Alessandria come a Corinto, a Cipro, a Roma) credevano in un prossimo avvento messianico, ma non in maniera univoca. Dominante era l'idea di un messia-condottiero che avrebbe condotto Israele in una guerra certamente vittoriosa contro il nemico.
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Ma non tutti prendevano alla lettera la profezia guerresca (Daniele 10,24) che già conosciamo. V'erano per contro coloro che attendevano un messia portatore di un nuovo regno ed una nuova terra. Infatti da tempo si erano diffusi elementi misterici e apocalittici di origine persiana che suggerivano la speranza non di uno stato temporale terreno equo e solidale – come diremmo oggi - ma spirituale e ultraterreno, trionfante non propriamente sui nemici terreni, sull'ingiustizia sociale e la prevaricazione, ma sulle potenze del male, su Satana e sui demoni intesi più che altro come istinti cattivi e perversi (la generazione malvagia e spergiura di Gesù) in funzione di anti-messia (Anticristo). Questo ancor prima del cristianesimo comportò una rilettura della Torah(nota 3) in chiave profetica ed esoterica, di cui i maggiori esponenti furono l'autore ignoto de “La saggezza di Salomone” e Filone di Alessandria (20 a.C.-50 d.C.). Quest'ultimo, nei suoi Commentari cerca di conciliare la Bibbia con la filosofia ellenistica, interpretando gli episodi biblici come temi allegorici, utilizzando come chiave esplicativa il concetto ellenistico di Hieròs Logos: la parola rivelatrice di Dio. Il terreno in tutto il mondo ellenistico era estremamente ricettivo per un simile concetto, e costituirà il motivo principale di successo del cristianesimo.

Gesù era cresciuto presumibilmente nell'ambiente sinagogale della galilea, dove erano presenti sia l'intransigente cultura farisaica sia l'afflato di modernità della cultura ellenistica della Decapoli. Comunque credette fermamente nelle profezie messianiche, e ritenne se stesso il predestinato a condurre il popolo alla conquista del Regno. Da qualche indizio evangelico si potrebbe addirittura dedurre che avesse stabilito la conclusione delle settanta settimane proprio alla vigilia della pasqua che gli fu fatale, pronto a sostenere la parte del principe consacrato che sarà soppresso senza colpa di lui.
Gesù non pensava ad una guerra combattuta con le armi bensì con la potenza di Dio; si sentiva non solo il profeta, ma addirittura l'unto, quel messia di cui da secoli si favoleggiava.

Primo propugnatore dell'imminente avverarsi della profezia tuttavia non fu Gesù ma Giovanni il Battista. Giovanni detto il Battista ci è noto anche da Giuseppe Flavio (A.A. XVIII, 116 e seg): ...quest'uomo buono... esortava i Giudei ad una vita corretta, alla pratica della giustizia reciproca, alla pietà verso Dio, e così facendo si disponessero al battesimo; a suo modo di vedere questo rappresentava un preliminare necessario se il battesimo doveva rendere gradito a Dio. Essi non dovevano servirsene per guadagnare il perdono di qualsiasi peccato commesso, ma come di una consacrazione del corpo insinuando che l'anima fosse già purificata da una condotta corretta.”
Giuseppe qui ci da' una informazione di estrema importanza che nei vangeli sfugge: il battesimo(nota 4) di Giovanni non è una purificazione, ma una consacrazione a Dio del proprio corpo, mentre l'anima è già di per sé pura se la condotta è moralmente corretta. Questo principio è assolutamente coerente con quanto insegnerà Gesù nella sua predicazione, predicazione che inizierà dopo aver consacrato il proprio corpo con il battesimo di Giovanni.
“Quando altri si affollavano attorno a lui perché con i suoi sermoni erano giunti al più alto grado, Erode si allarmò. Una eloquenza che sugli uomini aveva effetti così grandi, poteva portare a qualche forma di sedizione, poiché pareva che volessero essere guidati da Giovanni in qualunque cosa facessero. Erode perciò decise che sarebbe stato molto meglio colpire in anticipo e liberarsi di lui prima che la sua attività portasse ad un sollevamento”.
Ecco dunque la vera ragione dell'imprigionamento e della esecuzione di Giovanni nella fortezza di Macheronte. Un motivo politico preciso, coerente con i sospetti che tormentarono tutta la vita di Erode il Grande e che lo indussero a commettere molte efferate uccisione, ma che nei vangeli è mascherato con la favola di Salome e della seduzione.

Gesù - che con Giovanni aveva certamente rapporti culturali e ideologici e, a dar retta alle storie della natività, anche famigliari molto stretti (Matteo 11,7 e seg.) - quando il Battista venne arrestato fu tremendamente turbato, lasciò Nazareth e si rifugiò a Cafarnao (Matteo 4,12), probabilmente seguito da parecchi discepoli del Battezzatore. Forse per incitamento dello stesso Giovanni che dal carcere gli mandava segnali di incoraggiamento (Matteo 11,2) ed esaltato dall'influenza che aveva sulla folla e dai “miracoli” che riusciva a compiere, si ritenne “colui che deve venire” o, forse, “principe di un popolo che verrà”.
“Da allora Gesù cominciò a predicare: Convertitevi perché il regno dei cieli è vicino. (-) Gesù andava attorno per tutta la Galilea insegnando nelle loro sinagoghe e predicando la buona novella del regno e curando ogni sorta di malattie e infermità nel popolo” (Matteo 4,17 e 23)(nota 5) .
Al culmine della sua santa follia giungerà ad affermare di essere in grado di distruggere il tempio e ricostruirlo in tre giorni (Matteo 26,61) secondo la profezia di Daniele, lo “spazio di metà settimana”. Siamo presumibilmente nel quindicesimo anno del regno di Tiberio, ossia nel 29.
16 - Le alterne fortune del Predicatore.
testo di esempio
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Gesù era già un predicatore noto. Raccoglieva molta gente attorno a sé e spiegava la Torah, come faceva ogni persona colta. Il discorso della montagna è un eccellente esempio di sermone del tempo, ma predicando simili cose, ebbe fortune alterne(nota 5). A volte era seguito da folle strabocchevoli (Matteo 5,1), altre volte “…lo pregarono che si allontanasse dal loro territorio” (Matteo 8,33) o addirittura lo cacciarono, e contro le città ostili scagliava i suoi anatemi (Matteo 10,14; 11,20).
"E si faceva un gran parlare di lui tra la folla; gli uni infatti dicevano: E' buono!, altri invece: No, inganna la gente!"(Giovanni 7,12). "Neppure i suoi fratelli credevano in lui" scrive Giovanni (7,5).
Nel complesso, come spesso accade, era osannato dal popolino, specie per le sue capacità di guaritore, ed era inviso alle autorità per la violenza dei suoi attacchi politici: “Costui bestemmia!” (Matteo 9,2) e più di una volta corse il rischio di venire lapidato(Giovanni 7,1), ma erano anche molti quelli che lo rispettavano: uno dei dottori della legge sentendo le invettive di Gesù contro la sua categoria intervenne esclamando: “Maestro, dicendo questo offendi anche noi!” (Luca 11,45). Il dignitario, pur risentito delle accuse che Gesù lanciava indiscriminatamente contro tutti, gli si rivolge chiamandolo maestro. Ecco altri esempi di deferenza nei suoi riguardi:
· Allora uno scriba si avvicinò e gli disse: “Maestro, io ti seguirò ovunque andrai” (Matteo 8,19)
· allora lo scriba disse: “Hai detto bene, maestro...” (Marco 12,31)
· “Un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova: Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?” (Luca 10,25)
· Alcuni Farisei tra la folla gli dissero: “Maestro, rimprovera i tuoi discepoli” (Luca 19,39)
· “Gli si avvicinarono alcuni Sadducei... e gli posero questa domanda: Maestro, Mosè ci ha prescritto...” (Luca 20,27)
· Gli dissero allora alcuni scribi: “Maestro, hai parlato bene” (Luca 20,39)
Gradualmente radunò un gruppetto di seguaci, uomini e donne, che lo seguirono dalla Galilea per servirlo (Matteo 27,55) e tra i quali scelse i dodici fedelissimi. Con l'ingresso melodrammatico in Gerusalemme il gruppo divenne una schiera e Gesù divenne un caso politico.
17 - Il 'suo' modo di essere ebreo.
testo di esempio
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Gesù, contrariamente a quanto sostengono alcuni, non era né un Esseno né un aderente a qualsiasi altra setta analoga. Il suo comportamento era al di fuori di ogni regola, ma probabilmente aveva avuto esperienze mistiche similari, come sembra adombrato dalla narrazione dell’esperienza del deserto, ma senza gran frutto. Matteo (4,2) dice che dopo i quaranta giorni (inutile sottolineare che quaranta in antico era un numero che aveva il significato di ‘un tot’ e non un valore assoluto) passati in preda alle allucinazioni “…ebbe fame". Tornò quindi a più confortevoli ambienti, ma oramai la sua vita era segnata dal delirio di regale grandezza.
Aveva in spregio i digiuni rituali (Matteo 9,14), i lavacri prescritti (Matteo15,1) - si veda in proposito anche il papiro di Ossirinco 840) - e i biascicatori di orazioni: il suo precetto sul modo di pregare è noto a tutti - tranne che ai cristiani.
Era certamente colto, abile nell’impressionare la gente e spiegava la Torah al popolo come in quei tempi – non esistendo ancora la figura del rabbino - faceva ogni persona che sapeva di lettere. Spiegava la legge e nello stesso tempo ravvivava la fiamma nazionalistica: “Voi siete il sale della terra (-) voi siete la luce del mondo (Matteo 5, 13-14)”.
Proprio il discorso della montagna rimane un eccellente documento su come veniva spiegata la legge due millenni or sono.
18 – Il suo modo di predicare
testo di esempio
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L’insegnamento di Gesù - così come ci viene tramandato - è in apparenza straordinario per capacità di impressionare e commuovere, specie in rapporto con il clima di quei lontani tempi, ma a ben guardare è grezzo e superficiale. E’ un disorientante miscuglio di severità e tolleranza, precetti monastici e accondiscendimento ai piaceri corporali, il cibo in particolare (Matteo 11,18).
Dal mondo antico ci sono giunte molte opere morali (nota 6). Dagli Egizi abbiamo lo straordinario 'Insegnamento di Anekh-Scescionqy' di età tolemaica, e gli insegnamenti del papiro Insinger. Gli insegnamenti egiziani sono pratici, investono tutti gli aspetti della vita quotidiana, vogliono educare gli uomini ad essere perbene, onesti, laboriosi, oculati nelle scelte sia nel lavoro che nella famiglia, prudenti, rispettosi delle leggi e delle autorità: le stesse raccomandazioni che Paolo farà ai suoi evangelizzati, che tuttavia vivevano in un contesto civile, alle prese con i problemi di tutti i giorni.
E Gesù?
Gesù predicava ad un mondo che credeva prossimo a precipitare in una dimensione di tempo e di spazio del tutto diversa, nella quale i tradizionali concetti di famiglia, di ordine sociale, di patria non avrebbero avuto più alcun senso. Secondo Gesù non bisogna lavorare, avere denaro, avere due tuniche, nemmeno seppellire i propri morti: la salvezza consisteva solo nel porsi al suo seguito. Ecco perché seguire i precetti di Gesù era, ed è, virtualmente impossibile - e lo dimostrano due millenni di Cristianesimo. E lo dimostra ancor meglio il fatto che Gesù fu il primo a disattendere ai suoi stessi precetti.
Non ha mostrato una via da percorribile, ha detto 'cosa' ma non 'come' bisognava fare, perché non vi era più tempo e l’unico mezzo di salvazione era quello di aggregarsi al suo seguito e condividere il suo esempio, come disse ben chiaramente ai suoi discepoli (Matteo 16,24) e al giovane ricco (Matteo 19,21).
Predicava alle folle (Matteo 11,25) ma non per le folle in quanto era conscio che quella "generazione malvagia e spergiura" non aveva nessuna intenzione di seguirlo, sapendo che molti erano i chiamati ma pochi gli eletti (Matteo 22,14), e le folle infatti non ci capivano niente: “… restarono stupite del suo insegnamento” (Matteo 7,28).

Esigeva una dedizione cieca ed assoluta: “Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato i demoni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità ” (Matteo 7,21). E' evidente che voleva seguaci, non confratelli.

Gesù amava predicare alla folla per parabole. Le parabole sono le gemme dei Vangeli sinottici (in Giovanni il Maestro non parla per parabole) ed è doveroso considerarle tra i passi letterari più famosi nel mondo. Al di là del messaggio dottrinale, molte di esse rappresentano assoluti capolavori, brevi ed incisivi, di quell’arte della parola che oggi si chiama comunicazione di massa. Si contano nei tre libri 24 di tali racconti; di essi uno solo ha un contenuto per così dire umanitario, quello del buon samaritano che troviamo solo in Luca (10,29) e che esalta la carità e l’amore per il prossimo. Tutti gli altri sono illustrazioni della disponibilità di Dio per la salvezza degli uomini, del regno dei cieli e del suo imminente avvento.
· Le parabole del fico (Matteo 24,32; Marco 13,28; Luca 21,29, cui segue la frase “In verità vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo accada”), del maggiordomo (Matteo 24,45; Luca 12,42), delle dieci vergini (Matteo 25,1; Luca 12,35) annunciano l’imminente avvento del regno;
· Le parabole del seminatore (Matteo 13,3; Marco 4,3; Luca 8,5), dei figli mandati alla vigna e dei vignaioli omicidi (Matteo 21,28; Marco 12,1; Luca 20,9), dei talenti (Matteo 25,14; Marco 13,34; Luca 19,12), della zizzania (Matteo 13,24), della rete da pesca (Matteo 13,47), del ricco cattivo e del povero Lazzaro (Luca 16,19) promettono il regno solo a chi se lo sarà meritato;
· Le parabole dei vignaioli (Matteo 20,1), del figliol prodigo (Luca 15,11), della pecora smarrita (Luca 15,8), della dramma smarrita (Luca 15,8) assicurano che Dio offrirà il suo aiuto e concederà la salvezza anche ai pentiti dell’ultimo momento.

I Vangeli sinottici non sono gli unici testi contenenti le parabole. Nel Vangelo di Tomaso troviamo la parabola della rete da pesca (8), del seminatore (9), della zizzania (57), del banchetto (64), dei vignaioli omicidi (65), del buon pastore (107), dei talenti (109). Troviamo la parabola del buon pastore anche nel Vangelo di Verità (32,1).

Gesù dunque predicava instancabilmente di pentirsi, di non peccare più perché la fine del mondo era oramai imminente. Indubbiamente non furono moltissimi quelli che gli cedettero appieno, ma in tanti furono scossi dalla facondia, dal fascino della sua predicazione e, giustamente, gli chiesero qualcosa di più della sua sola parola. E’ indubitabile che un bel segno pubblico e convincente avrebbe risparmiato un mare lutti e rovine nei due millenni seguenti, e tutti noi vivremmo oggi la nostra vita in pace con Dio e con gli uomini. Ma Gesù – che di segni sottomano non ne aveva - mandò tutti a quel paese: “Quando si fa sera voi dite: Bel tempo perché il cielo rosseggia; e al mattino: Oggi burrasca, perché il cielo è rosso cupo. Sapete dunque interpretare l’aspetto del cielo e non sapete distinguere i segni dei tempi? Una generazione perversa e adultera cerca un segno, ma nessun segno le sarà dato se non il segno di Giona. E lasciatili, se ne andò” (Matteo 16,1).

La predicazione di Gesù era altresì un misto di offerta della bontà divina e di minaccia di spaventosi castighi.
Matteo 13,30 e seg: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla, il grano invece riporrete nel mio granaio (-) raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridor di denti.
Giovanni 15,6:chi non rimane in me viene gettato via come un tralcio e si secca poi lo raccolgono e li gettano e li gettano nel fuoco e li bruciano.

Purtroppo questi versetti produssero sofferenze indicibili a migliaia di persone per molti secoli, e mai venne considerato un altro versetto, sempre in Matteo 12,7: "se aveste compreso che cosa significa 'misericordia io voglio e non sacrificio”'non avreste condannato individui senza colpa". Cosa veramente significhi è un mistero.
Papa Giovanni XXIII ha chiesto perdono per le atrocità che mai potranno essere cancellate dal percorso della fede cristiana, ma le urla dei martiri ancora echeggiano nelle orecchie di tutti.

Cosa offriva Gesù a chi lo avesse seguito? Non è ben chiaro. Non v'è dubbio che i suoi discepoli nutrivano in lui una fede messianica e si attendevano l'avvento di un regno non definito ma non privo di aspetti umani, quali i privilegi di grado, ma è altrettanto indubbio che la sua fu un'azione politica in qualche modo preordinata. Predicava alle persone dei ceti più umili, ma cercava ostinatamente lo scontro con le autorità.
19- Per chi ha fede.
testo di esempio
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Dinanzi a chi professa sinceramente una fede religiosa, i cultori delle scienze umane dovrebbero dignitosamente farsi da parte. Retorica, matematica, astronomia, storia, archeologia dovrebbero proseguire nel loro lavoro senza mai attraversare quell’ideale linea di confine che separa ciò che noi riteniamo naturale e ciò che riteniamo sovrannaturale, pena terribili incidenti e vittime, oggi come nei secoli passati. Avevano ragione i primi papi del Concilio Vaticano I, anche se si espressero in modi non consoni alle aspettative dell’incalzante modernità ed in difesa dei rimasugli del medioevale conglomerato di potere temporale e spirituale: la fede è tale, e basta. Chi ha fede, quella vera, semplice e interiore, non ha bisogno di libri, trattati, dimostrazioni. E’ sufficiente, e ne avanza, la predica domenicale del suo parroco o del sacerdote della sua religione, anzi, per i cristiani, dovrebbe bastare la ‘regula fidei’ scritta nel II secolo da Tertulliano (La Prescrizione contro gli Eretici – capitolo 13): “Ora è regola di fede (dal momento che d’ora in avanti dobbiamo esplicitare ciò che andiamo difendendo) quella in virtù della quale crediamo. Vi è un solo Dio, che non è altro che il creatore del mondo, il quale diede origine a ogni cosa dal nulla, attraverso il Verbo emesso prima di ogni cosa. Questo Verbo, chiamato suo figlio, apparve sotto diverse forme nel nome di Dio ai patriarchi, fu udito attraverso i profeti. Da ultimo discese, per azione potenza dello Spirito di Dio Padre, nella Vergine Maria, fatto carne nel suo utero e, nato da essa visse quale Gesù Cristo. Quindi predicò una nuova Legge e una nuova promessa del Regno dei cieli, operò miracoli, fu posto in croce, risorse il terzo giorno, e, sollevato dal cielo, sedette alla destra del Padre, inviò come sua potenza vicaria lo Spirito Santo per guidare i credenti. Verrà nella maestà a prendere i santi, perché godano la vita eterna e le promesse celesti e gli empi per condannarli e destinarli al fuoco perpetuo, dopo avere fatto la resurrezione degli uni e degli altri e la restituzione della carne”.

Per quanti ‘vogliono saperne di più’ la ricerca non solo è d’obbligo, ma rappresenta un conforto spirituale che può essere pari a quello della fede, perché in fondo alle strade che si tenta di percorrere non c’è mai il buio, c’è sempre un po’ di luce, perché la non fede non esiste.
Confortati da questi principi proseguiamo la ricerca delle radici ebraiche dell'opera di Gesù leggendo un passo del “Libro della Regola della Guerra” facente parte della Biblioteca di Qumran.
20- La profezia della Guerra
testo di esempio
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Sulle profezie del libro di Daniele, risalente alla metà del II secolo a.C. e – dettaglio forse non trascurabile – scritto in gran parte in aramaiconota 10, la lingua di Gesù, in tanti almanaccavano a non finire in quei tempi.
Oggi possediamo ad abundantiam documenti scritti ed incontrovertibili che l’idea, la speranza, l’illusione del trionfo del popolo eletto e la rovina dei nemici fosse ben viva nella Palestina nel tempo che va grosso modo dal 50 a.C. ai tragici anni sessanta. Il famoso ‘Libro della Regola della Guerra’ trovato a Qumran descrive con dovizia di particolari l’imminente guerra contro i kittim, della durata prevista di quarant’anni, con fasi alterne ma culminante con l’immancabile vittoria finale ed il trionfo del regno di Dio (I,9 e seg.): “E’ questo il libro della Regola della guerra. L’inizio si avrà allorché i figli della luce porranno mano all’attacco contro il partito dei figli della tenebra, contro l’esercito di Belial, contro la milizia di Edom, di Moab, dei figli di Ammon... (e così via, in una globale dichiarazione di sterminio, fino a quando) ...sarà il tempo della salvezza per il popolo di Dio e il tempo determinato della dominazione per tutti gli uomini del suo partito e l’annientamento eterno per tutto il partito di Belial. Vi sarà una costernazione grande tra i figli di Jafet, Assur cadrà e nessuno l’aiuterà, scomparirà la dominazione dei Kittim facendo soccombere l’empietà senza lasciare traccia e non rimarrà alcun rifugio per tutti i figli delle tenebre. Verità e giustizia risplenderanno per tutti i confini del mondo senza posa fino a quando saranno finiti tutti i tempi stabiliti per le tenebre. E al tempo stabilito per Dio la sua eminente maestà risplenderà per tutti i tempi determinati in eterno per la pace e la benedizione, la gloria, la gioia e giorni lunghi per tutti i figli della luce”. E’ precisato anche quanto durerà la guerra: quarant’anni, in tre grandi fasi con varie interruzioni, ma alla fine “i kittim saranno fatti a pezzi”. Il termine ‘kittim’ un tempo indicava i sovrani ellenistici, ma al tempo di Gesù era sinonimo di ‘Romani’. E la conclusione non lascia dubbi sulle motivazioni della guerra.
21 - Un pizzico di blasfemia
testo di esempio
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Un aspetto straordinario della storia del cristianesimo dalle sue origini ai giorni nostri è stata – ed è tuttora – la capacità di fondere storia e leggenda in un amalgama unico e farne una dottrina. Gesù, che, con ogni evidenza evangelica, sulla terra si è comportato da uomo come tutti gli altri, ha mangiato, ha dormito, ha discusso, litigato, lodato, maledetto, ha sofferto ed è morto per un suo ideale, è stato rapidamente idealizzato da prima, poi divinizzato. Per quali motivi?
Innanzitutto in virtù della sua presunta risurrezione. La storia di Paolo di Tarso attesta che la voce dello straordinario evento era diffusa in una certa cerchia di discepoli, ma non in tutti. Giovanni scrive che Maria di Magdale, Simon Pietro e un altro discepolo videro la tomba vuota “e credettero”. Ma scrive anche che essi “non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti”. Questa frase permette di osservare che:
1)essi non sapevano che nei 'programmi spirituali' di Gesù vi era la resurrezione dai morti;
2)che l'interpretazione messianica della Torah (non si può ancora parlare di AT) non era ancora stata fatta.
Ora, nemmeno Nemmeno Paolo sostiene l'interpretazione esoterica della Bibbia in chiave messianica: egli, da fariseo e dottore, è convinto che Gesù sia il Cristo promesso dal Padre per portare a compimento l'alleanza, ma – e qui sta la profonda differenza con in cristiani ebraici – estende l'alleanza a tutti i credenti. : "Egli ci ha salvati e ci ha rivolto una santa chiamata, non a motivo delle nostre opere, ma secondo il suo proposito e la grazia che ci è stata fatta in Cristo Gesù fin dall'eternità" (2 Timoteo 1:9). Analogamente Giovanni “Ma l'ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; poiché il Padre cerca tali adoratori (4:23). Nasce qui una delle maggiori diatribe dottrinarie tra cristiani, se conta di più la fede, come sostengono e Paolo contano di più le buone opere, come sostiene Giacomo (2:14-26) per essere giustificati ed entrare nel regno. Comunque sia il Cristo è la luce che illumina la strada per il Regno e la sua risurrezione è la manifestazione tangibile della grazia di Dio . Il principiare della fede cristiana sta in questo punto nodale, tutto il resto è stato immaginato da menti umane che però sostennero di essere state ispirate dallo Spirito Santo. Dio, infatti, dopo il secondo patto di alleanza non ha più dato i segni tangibili della sua presenza come nell'Antico Testamento, ma l'uomo cristiano – visto che l'età dell'oro si allontana sempre di più – si è creato degli immaginari interlocutori, dapprima i martiri, poi i santi e la madonna che con i loro miracoli, apparizioni e lacrime tengono desta la fiammella della speranza.
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  NOTE A MARGINE
  NOTA 1
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Delirio: disturbo psichico caratterizzato da costruzioni mentali senza nesso con i fatti reali, e non correggibili razionalmente dal soggetto in base all’esperienza e alla critica; caratteristica è l’assoluta certezza che il soggetto ha della realtà delle sue rappresentazioni mentali. Il delirio si può riscontrare in diverse patologie: schizofrenia, psicosi maniaco-depressiva, quadri psicorganici, stati tossici. È detto delirio primario quando insorge indipendentemente da altri elementi psichici, e appare inspiegabile. Il delirio secondario (o deliroide) può svilupparsi nei disturbi dell’affettività, nelle personalità psicopatiche, in particolari situazioni traumatiche e ambientali. A seconda del grado di conservazione dello stato di coscienza, si parla di delirio lucido e delirio confuso. Il delirio mistico è la convinzione di avere particolari esperienze in rapporto con la divinità.
  FESTA DEL SUKKOT OGGI (2006)
  La festa delle palme ebraica ai nostri giorni
  NOTA 2
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Per Russel, fondatore dei Testimoni di Geova, l'avvento del regno sarebbe avvenuto nel 1874; secondo il calendario Maya la data del mutamento cataclismatico sarà il 2012 (esattamente il 23 dicembre); Isacco Newton fissò la data al 2060 (Corriere della Sera del 19 giugno 2007); Nostradamus aveva predetto l'evento per luglio 1999 ma, secondo altri interpreti, per il 2038; Pico della Mirandola (proprio lui!) profetizzava il 2042.
  NOTA 3
  La Torah, almeno nella versione originale in lingua ebraica, è nata ai tempi dell'esilio babilonese, frutto di uno studio atto a determinare regole, rituali e memorie storiche del passato.
  IL LAGO DI TIBERIADE
  www.viaggiareliberi.it/Israele_2004_Antonella.htm
  NOTA 4
  Il battesimo era uno dei riti di consacrazione delle comunità monastiche essene.
  NOTA 5
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Il meccanismo alla base delle cosiddette guarigioni miracolose è psicosomatico, nel senso che il sistema nervoso, in risposta al significato pieno di attese dato dal fascino del terapeuta induce modificazioni neurovegetative e produce una serie numerosa di endorfine, ormoni, mediatori, capaci di modificare la sua percezione del dolore, i suoi equilibri ormonali, la sua risposta cardiovascolare e la sua reazione immunitaria (analogamente all'effetto placebo della farmacologia). Del tutto analoga è la guarigione spontanea di un sintomo o di una malattia, così come pure il fenomeno della regressione dei sintomi verso una condizione do tollerabilità.
  NOTA 6
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Dall'Enciclopedia Cattolica di Qumran: La letteratura “sapienziale” è una ricca espressione in tutto l’Oriente antico. Lungo tutta la storia, l’Egitto ha prodotto scritti sapienziali. In Mesopotamia, a partire dall’epoca dei Sumeri, sono attestate composizioni di proverbi, favole, poemi sulla sofferenza, del tipo del libro di Giobbe. La sapienza mesopotamica penetrò anche in terra di Canaan: a Ras Shamra sono stati ritrovati testi sapienziali scritti in accadico. Da ambiente di lingua aramaica proviene la Sapienza di Achikar, che è di origine assira ma è stata poi tradotta in numerose lingue dell’antichità. Si tratta dunque di una “sapienza” internazionale. Non si caratterizza per una particolare preoccupazione religiosa, si esplicita piuttosto nel settore profano. Cerca di spiegare il destino degli individui, non attraverso una riflessione filosofica di tipo greco, ma traendo argomento dall’esperienza. Si tratta cioè di un’arte del ben vivere, con una nota di buona educazione. Insegna all’uomo a conformarsi all’ordine cosmico e intende dare il mezzo per essere felici e avere successo. Ma non sempre di fatto avviene così e le esperienze di fallimento giustificano il tono di pessimismo di certe opere sapienziali, sia egiziane che mesopotamiche. Israele ha conosciuto questo genere sapienziale. L’elogio più bello che la Bibbia ritiene di fare della sapienza di Salomone, è che essa superava quella dei figli dell’Oriente e quella dell’Egitto (1 Re 5,10). I saggi arabi e idumei erano famosi (Ger 49,7; Bar 3,22-23; Abd 8). Giobbe e i tre saggi suoi amici vivono in Edom. L’autore di Tobia conosceva la sapienza di Achikar e 22,17-23,11 è strettamente dipendente dalle massime di Amenemope. Numerosi salmi sono attribuiti a Eman e a Etan, saggi di Canaan, secondo 1Re 5,11. I Proverbi contengono le Parole di Agur (30,1-14) e le Parole di Lamuel (31,1-9), tutti e due originari di Massa, una tribù dell’Arabia settentrionale (Gn 25,14). Non desta dunque stupore che le prime opere sapienziali di Israele presentino strette somiglianze con opere analoghe dei popoli vicini: provengono infatti dai medesimi territori.
  NOTA 7
  E' strano, come sottolineano tutti gli studiosi, che in Giuseppe Flavio, solito dettagliare molto le sue cronache, manchi un qualsiasi cenno alla vicenda di Gesù, eccetto il dubitevole “testimonium flavianum”. A a buon diritto possiamo considerare il paragrafo come mutilo di quanto poteva nuocere all'immagine del Cristo.
Nel 1971 il professor Shlomo Pinés dell'Università Ebraica di Gerusalemme pubblicò la traduzione di una diversa versione del testimonium, come citato in un manoscritto arabo del X secolo:
« Egli afferma nei trattati che ha scritto sul governo dei Giudei: «In questo tempo viveva un uomo saggio che si chiamava Gesù, e la sua condotta era irreprensibile, ed era conosciuto come un uomo virtuoso. E molti fra i Giudei e le altre nazioni divennero suoi discepoli. Pilato lo condannò a essere crocifisso e morire. E quelli che erano divenuti suoi discepoli non abbandonarono la propria lealtà per lui. Essi raccontarono che egli era apparso loro tre giorni dopo la sua crocifissione, e che egli era vivo. Di conseguenza essi credevano che egli fosse il Messia, di cui i Profeti avevano raccontato le meraviglie». »
  L'ORTO DEGLI ULIVI
  Foto da: www.viaggiareliberi.it/Israele_2004_Antonella.htm
  NOTA 8
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Paolo, proclamando la resurrezione del Cristo, corse il rischio di venir linciato dalla folla (Atti, cap. 21). Salvato da una pattuglia romana, fu giudicato da Floro che non lo ritenne colpevole di alcun reato, ovviamente secondo la legge romana. E' evidente che i cittadini gerosolimitani sapevano benissimo che non c'era stata alcuna miracolosa resurrezione e reagivano contri chi, asserendola, oltraggiava Dio e la legge mosaica. Come è possibile che a nessuno di noi "goy" venga il dubbio che avessero ragione loro e non quell'esaltato di Paolo? (vedi più avanti il cap. 21)
  NOTA 9
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Anno 186 ante Christum natum senatus censuit hoc edictum contra Bacchanalia. datum est consulibus negotium, ut omnia Bacchanalia diruerent (cf. Livii “Ab urbe condita” 39, 8-19).La lex Julia in particolare, risalente al 7 a.C., condannava le ‘eterie’, associazioni delle più svariate categorie. Le eterie erano temutissime, in quanto capaci di esercitare pressioni politiche non indifferenti. La legge recitava: "Chiunque stabilisce un’associazione senza autorizzazione speciale è passibile delle medesime pene di coloro che attaccano a mano armata i luoghi pubblici e i templi".
Lex Cornelia de sicariis et de veneficiis, Lex Pompeia de parricidiis: riservavano un particolare rigore alla punizione di condotte in qualunque modo dirette alla perpetrazione di crimini contro il potere reggente che non raggiungevano lo stadio della consumazione era alla base dei crimina laesae majestatis. Fattispecie preordinate, cioè, alla salvaguardia degli interessi e della vita del Principe – e in senso lato dello Stato. (www.latribuna.it 2005)
Il crimen extraordinarium comprendeva fatti e comportamenti, (oggi inquadrati nell’ambito della truffa) riconducibili al furtum o più spesso al falsum (da fallere: ingannare). La dottrina giuridica romana incluse nella nozione di falsum la più disparata varietà di delitti, purché avessero in comune l’elemento dell’inganno. Dal momento che il crimen falsi era un “delitto pubblico” di conseguenza il suo ambito d’operatività era applicato a quelle frodi che ledessero immediatamente interessi di natura pubblica, come il millantato credito.
  NOTA 10
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Potrà sembrare sorprendente, ma al tempo di Gesù, ben pochi conoscevano l'ebraico biblico, eccetto pochi dotti. Lo stesso Gesù conosceva una versione in lingua aramaica detta 'Targume', mentre gli Ebrei sparsi per il mondo usavano la 'Septuaginta', in greco. Circolavano Bibbie in versioni talvolta assai difformi tra di loro, in quanto non basate sugli originali ma su traduzioni le più disparate e spesso contaminate da elementi spuri. Fu proprio a partire dal I secolo che i rabbini si dedicarono a ricostruire i testi originali e respinsero la Septuaginta come non ortodossa.
  NOTA 11
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Il Talmud (תלמוד) (che significa insegnamento, studio, discussione dalla radice ebraica LMD) è uno dei testi sacri dell'Ebraismo: diversamente dalla Torah, il Talmud è riconosciuto solo dall'Ebraismo, che lo considera come la Torah orale, rivelata sul Sinai a Mosè e trasmessa a voce, di generazione in generazione, fino alla conquista romana. Il Talmud fu fissato per iscritto solo quando, con la distruzione del Secondo Tempio, gli ebrei temettero che le basi religiose di Israele potessero sparire.Il Talmud (תלמוד) (che significa insegnamento, studio, discussione dalla radice ebraica LMD) è uno dei testi sacri dell'Ebraismo: diversamente dalla Torah, il Talmud è riconosciuto solo dall'Ebraismo, che lo considera come la Torah orale, rivelata sul Sinai a Mosè e trasmessa a voce, di generazione in generazione, fino alla conquista romana. Il Talmud fu fissato per iscritto solo quando, con la distruzione del Secondo Tempio, gli ebrei temettero che le basi religiose di Israele potessero sparire.
  FORMELLA DELLA PORTA LIGNEA DI SANTA SABINA - ROMA - V SECOLO
  E' questa, probabilmente , la più antica raffigurazione della Crocifissione a noi pervenuta.
  UNA SOLA CERTEZZA
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Se non si vuol dare ascolto a coloro che sostengono che la figura di Gesù è stata una mera invenzione - e mi pare che la loro tesi sia ben poco sostenibile - possiamo accampare su di Lui una sola certezza: è stato condannato alla croce dal prefetto romano. E questo può essere avvenuto perchè, agli occhi dei romani, era un rivoltoso e sobillatore. Nel testo le possibili motivazioni.
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