LIBRO_OTTAVO
 
Giovanni Moro
STUDI SUL CRISTIANESIMO DELLE ORIGINI
LIBRO OTTAVO
Nel quale si ricercano le tracce degli apostoli che secondo i vangeli seguirono Gesù sino alle soglie del tribunale (non oltre!)
25 - il punto della situazione dopo la morte del Messia
testo di esempio
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Cosa accadde dopo l’ora nona (le tre del pomeriggio – Matteo 27,46; Marco 15,34; Luca 23,44) della vigilia 14 Nisan (corrispondente ai nostri marzo-aprile) dell’anno 30 della nostra era? Accadde che un uomo crocifisso morì, venne raccolto dal patibolo da un certo Giuseppe d’Arimatea e deposto in un sepolcro. Trenta ore dopo, dicono, il sepolto era scomparso dalla tomba ed in seguito apparve ad alcuni suoi seguaci, chi dice in Galilea (Matteo 28,9; Marco 16, 7), chi dice in Gerusalemme (Luca 24,13 Giovanni 21,19).
In Gerusalemme erano presenti, in occasione della Pasqua, da mezzo ad un milione di persone tra residenti e forestieri che vi si recavano per la celebrazione. In nessun documento, cristiano o no (Giuseppe Flavio - Antichità Giudaiche), v’è traccia dell’emozione che un evento così straordinario – la morte in croce e la resurrezione di un uomo - avrebbe dovuto provocare tra la gente, e la cosa è tanto più strana in quanto da tempo si studiavano i fenomeni celesti come prodromi della realizzazione delle profezie del libro di Daniele. Figuriamoci, una resurrezione a Pasqua! Sarebbe bastato questo per annichilire i Romani, esaltare Israele come primo tra i popoli della terra e fare del Cristianesimo la religione universale. Invece la notizia rimase chiusa in ambito ristretto, i Romani continuarono a trionfare ed il Cristianesimo fu rigettato senza appello dal popolo israelita


Il Salvatore comparve dunque dopo la resurrezione alle pie donne ed agli apostoli, continuò a camminare sulla terra per qualche tempo, cenò con i suoi poi s’involò con la sua carne e le sue ossa nell’Empireo. Qui rimasero gli apostoli e un gruppuscolo di seguaci speranzosi in un suo imminente ritorno.
Secondo l’insegnamento della tradizione cristiana Gli apostyoli si dispersero per il mondo a predicare e fare proseliti, ma avvenne proprio così?
Abbiamo una sola fonte ‘ufficiale’ di notizie, ed è il libro “Atti degli Apostoli”, redatto da Luca come una continuazione del suo Vangelo. Ovviamente non è questa la sede per disquisizioni filologiche sull’identità dell’autore o sull’attendibilità dei racconti: a noi basta sapere che la Chiesa ritiene il testo ‘canonico’, così come sono canonici, oltre ai Vangeli, le lettere di Giacomo, di Pietro e di Giovanni e l’Apocalisse. Tutta la restante letteratura non solo è ‘apocrifa’ ossia non ispirata, ma è tarda, dal III secolo in poi.
Tutte favole? Forse. Eppure..... forte del principio che anche nelle leggende più astruse un certo qual fondo di verità non manca mai, credo opportuno considerare che il cristianesimo si diffuse, nei primi quattro secoli, assai lontano, in India, in Etiopia (Rufino d'Aquileia, Historia Ecclesiastica), in Persia, perfino in Cina (Nestoriani?) con testimonianze archeologiche del VII secolo. A fare opera missionaria non furono certo gli apostoli che noi conosciamo e che, come tali, certamente neppure esistettero, ma piccoli gruppi di giudei-cristiani fuggiti dopo la distruzione di Gerusalemme, che pian piano diffusero la speranza in Cristo, che col tempo divenne religione.
Orbene, cosa sappiamo dell’attività degli undici? Prestate orecchio.
considerazione
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In realtà la cosiddetta "Tradizione - il tramandare - apostolica" fu posta in campo solo alla fine del II secolo da Ireneo di Lione per confutare i valentiniani. Scrisse infatti:

* La tradizione degli Apostoli, manifesta in tutto quanto il mondo, si mostra in ogni Chiesa a tutti coloro che vogliono vedere la verità e noi possiamo enumerare i vescovi stabiliti dagli Apostoli nelle Chiese e i loro successori fino a noi… (Gli Apostoli) vollero infatti che fossero assolutamente perfetti e irreprensibili in tutto coloro che lasciavano come successori, trasmettendo loro la propria missione di insegnamento. Se essi avessero capito correttamente, ne avrebbero ricavato grande profitto; se invece fossero falliti, ne avrebbero ricavato un danno grandissimo (Adversus haereses, III, 3,1: PG 7,848).

Per Ireneo pertanto la successione apostolica è la garanzia della continuità della parola del Cristo in quella della Chiesa “somma ed antichissima ed a tutti nota”(-) “fondata e costituita in Roma dai gloriosissimi Apostoli Pietro e Paolo”. In tal modo, per Ireneo e per la Chiesa universale, la successione episcopale della Chiesa di Roma diviene il segno, il criterio e la garanzia della trasmissione ininterrotta della fede apostolica:

* “A questa Chiesa, per la sua peculiare principalità (propter potiorem principalitatem), è necessario che convenga ogni Chiesa, cioè i fedeli dovunque sparsi, poiché in essa la tradizione degli Apostoli è stata sempre conservata...” (Adversus haereses, III, 3, 2: PG 7,848).(-) “Con questo ordine e con questa successione è giunta fino a noi la tradizione che è nella Chiesa a partire dagli Apostoli e la predicazione della verità. E questa è la prova più completa che una e medesima è la fede vivificante degli Apostoli, che è stata conservata e trasmessa nella verità” (ib., III, 3, 3: PG 7,851).

La chiesa insegna dunque che la fede si è diffusa nel mondo per opera degli apostoli, i primi seguaci di Gesù ed i pilastri della dottrina. Oggi milioni di persone nel mondo portano i loro nomi, chiese, altari, intere città sono a loro dedicati, ma se si tenta di porre in luce qualche dato sulle loro vicende dopo la dipartita del Maestro, si sprofonda nel nulla assoluto o quasi, a parte le affermazioni di Ireneo e le leggende fiorite successivamente, in particolare la Legenda Aurea di Jacopo da Varagine del XIII secolo. Incredibile ma vero.
  Cupola del Duomo di Parma - da sinistra: Pietro, Bartolomeo, Filippo, Giacomo di Alfeo, Giacomo Maggiore (da: www.cattedrale.parma.it)
  26 - Simone detto Pietro
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Simone il pescatore – Pietro - era stato soprannominato Cefa dal Maestro. Sappiamo questo solamente da Giovanni e dalle lettere di Paolo (Galati e Prima Corinzi): viene scritto in greco Κηφάς, ma dev’essere un nomignolo dialettale che non ha riscontro in lingue oggi note. Parleremo di lui diffusamente in un articolo appositamente dedicato; qui diremo solo che dopo la morte del maestro Pietro non fu eletto a presiedere la piccola comunità. Questo incarico toccò a Giacomo il Giusto, uno dei fratelli di “Jehosua bar Joseph”, che viene perciò considerato il primo vescovo di Gerusalemme. Era questi un asceta circondato da un grande rispetto ma non aveva mai collaborato attivamente con il Maestro.
Pietro e i problemi del suo operato, della sua presenza a Roma e del suo sepolcro in Vaticano.
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Pietro si o no?
  27 - Giacomo il Maggiore e Giovanni
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Giacomo, detto il Maggiore per distinguerlo dall'apostolo omonimo Giacomo di Alfeo, e Giovanni erano fratelli, pescatori anch’essi e soci di Simone (Luca 5,10), figli di Zebedeo e di Salome. Erano due tipi vivaci, tant’è che Gesù li soprannominò (Marco 3,17) “Boanerghes, cioè figli del tuono”, il che è tutto un programma. In effetti (Luca 9,52 e seg.) “… e camminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per fare i preparativi per lui. Ma essi non vollero riceverlo, perché era diretto verso Gerusalemme. Quando videro ciò i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi? Ma Gesù li rimproverò”. I due fratelli si offrono addirittura di dare alle fiamme il villaggio! Erano ambiziosi (Marco 10,35): “… concedici di sedere nella tua gloria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra”. Gesù rammenta la pericolosità della sua missione: “voi non sapete ciò che domandate. Potete bere il calice che io bevo e ricevere il battesimo con cui io sono battezzato? Gli risposero: lo possiamo” . Il passo evangelico ricorda la Regola di Qumran ove è prescritto che il nucleo monastico doveva essere formato da dieci adepti e tre sacerdoti. I due Zebedei pertanto ambivano al primato sacerdotale che avrebbe consentito di sedere accanto al Maestro. Giacomo fu giustiziato nel 44; secondo la leggenda il suo corpo fu posto in un vascello che le onde del mare trasportarono in Galizia (ove avrebbe precedentemente predicato!); gli abitanti, seguendo l’indicazione di un anacoreta cui sarebbe apparsa una stella, raccolsero le spoglie del martire e diedero loro sepoltura. Su quel sepolcro sorse Santjago de Compostella. Non è certamente questo Giovanni ad aver composto il quarto Vangelo: probabilmente quest’opera sia stata redatta da discepoli in base ai ricordi del discepolo che Gesù amava e secondo la tradizione anch'egli di nome Giovanni, come scrive Papia di Gerapoli (Eusebio, Storia Ecclesiatica). Di Giacomo il Maggiore conosciamo solamente quanto scritto negli atti (12,2) circa la sua morte: “In quel tempo Erode cominciò a perseguitare i membri della chiesa e fece uccidere di spada Giacomo fratello di Giovanni”.
  28 - Simone il Cananeo
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Simone il Cananeo – Cananeo (Matteo 10,4; Marco 3,18) dalla parola aramaica quan’ănăim = ribellione o anche eccessivo zelo per l’osservanza della legge – equivale a zelota (Luca 6,15; Atti 1,13), dimostrando così la sua appartenenza politica. Non si hanno notizie sulla sua missione. La lLgenda Aurea lo vuole attivo in paesi lontani, in Egitto o in Persia co Giuda Taddeo, altri in Britannia o sul Mar Nero. A S. Pietro in Vaticano le reliquie di Simone con quelle di Giuda Taddeo sono venerate dal 27 ottobre 1605 all’altare centrale del transetto sinistro o tribuna dei Ss. Apostoli Simone e Giuda, che dal 1963 è stato dedicato a S. Giuseppe Patrono della Chiesa Universale. I resti erano precedentemente posti ad un altare a loro dedicato nell’antica basilica, che fu trasformato in cappella da Paolo III. Il capo di S. Simone si trova nel Museo del Duomo di Pienza.
  C.S.: Mattia, Simone, Taddeo, Tommaso, Giovanni (come evangelista = simbolo l'aquila)
  29 - Andrea
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Andrea, fratello di Pietro (Matteo 4,18; Giovanni 1,40) era anch’egli un pescatore. suo nome non è ebraico ma greco e significa virilità, valore. Secondo Giovanni (1,35) era stato seguace di Giovanni Battista. Nei vangeli Andrea è citato come uno dei discepoli più vicini a Gesù (Marco 13:3; Giovanni 6:8, 12:22), ma negli Atti degli Apostoli è citato un'unica volta (1:13).
Della sua attività non sappiamo nulla; scritti patristici lo dicono attivo in Cappadocia, Galazia, Grecia e in lande remote. La tradizione vuole che Andrea sia stato martirizzato per crocifissione a Patrasso (Patrae) in Achea (Grecia). Da testi apocrifi, come ad esempio gli Atti di Andrea citati da Gregorio di Tours nel Monumenta Germaniae Historica, apprendiamo che Andrea nel 60 venne appeso ad una croce Latina, ma la tradizione vuole che Andrea sia stato crocifisso su una croce 'decussata' ossia a forma di X e comunemente conosciuta con il nome di "Croce di Sant'Andrea"; Questa venne adottata per sua volontà, per non eguagliare Gesù nel martirio (lo stesso è detto di Pietro). Quest'iconografia di Sant'Andrea appare ad ogni modo solo attorno al X secolo o più tardi. La testa del Santo, considerata uno dei tesori della Basilica di San Pietro, venne donata dall'Imperatore bizantino Tommaso Paleologo al Papa Pio II nel 1461. Papa Paolo VI, nel 1964, restituì le reliquie a Patrasso. Esse consistono in un mignolo, nella parte superiore del cranio e in alcuni frammenti della croce, sono tutt'oggi custodite nella Chiesa di Sant'Andrea in una speciale urna, e vengono mostrate ai fedeli in occasione della festa del 30 novembre. Altre reliquie sono conservate nel Duomo di Sant'Andrea ad Amalfi, nella Cattedrale di Santa Maria, a Edimburgo, in Scozia e nella Chiesa di Sant'Andrea e Sant'Alberto a Varsavia.
  30 - Filippo
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Quello che si conosce di questo apostolo ci viene narrato principalmente nel vangel di Giovanni e negli Atti degli Apostoli. In Giovanni (1,42-46) annuncia il Messia a Natanaele , viene interrogato da Cristo sul costo dei pani da procurare alla folla prima del miracolo della moltiplicazione dei pani (6,5-7), presenta dei proseliti greci a Gesù (12,20-22) e prima dell'Ultima cena, evidentemente non del tutto persuaso, chiede (4,8_9) «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gesù gli risponde «da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre» .
Secondo gli Atti degli Apostoli (6,1-7), dopo l'Ascensione di Gesù, un Filippo era tra i sette addetti al servizio delle mense . Sempre nella narrazione degli Atti (8,4-40), Filippo parte per evangelizzare la Samaria e Cesarea e incontra Simon Mago.
Sempre negli Atti degli Apostoli, al capitolo 21, si racconta di una visita di Paolo a Cesarea presso un certo Filippo, evangelista, e padre di quattro figlie nubili, che profetizzavano, ma identificare questo personaggio con l'apostolo è quanto mai azzardato, anche se Eusebio di Cesarea, (III.39) citando Papia di Gerapoli lo dice sposato e padr.
La tradizione [modifica]
Secondo la tradizione sarebbe morto a Hierapolis in tarda età e per cause naturali, ma altre versioni lo vogliono giustiziato per crocifissione.
Porta il suo nome un importante vangelo gnostico redatto nel secondo secolo scritto in copto probabilmente da un prototesto greco andato perduto. Contiene 127 detti di Gesù, molti dei quali relativi ai sacramenti.
I suoi resti riposano nella chiesa dei Dodici Apostoli in Roma.
  31 - BARTOLOMEO
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Bartolomeo, il cui nome non è tale ma è un patronimico. Lo si vuole identificare con il Natanaele di cui parla san Giovanni. Nato a Cana di Galilea, fu condotto a Gesù dall'apostolo Filippo. Il "Martirologio romano" dice che "predicò nell'India il Vangelo di Cristo; recatosi
nell'Armenia maggiore, avendo convertito moltissimi alla fede, fu per ordine del re Astiàge scorticato vivo o, secondo altre fonti, decapitato.”
Nel 410 le spoglie di Bartolomeo furono trasportate a Martyropolis e Maiafarqin dal vescovo Maruta. Nel 507 vennero traslate dall’imperatore Anastasio I a Darae
in Mesopotania. Nel 546 risultano a Lipari e nel 838 a Benevento. Dal 983, portate a Roma da Ottone III, sono nell’antica vasca di porfido dell’altare maggiore della chiesa di S. Bartolomeo Apostolo all’Isola. Altre reliquie risultano sparse in varie chiese europee. Nel 1238 la sua calotta cranica fu portata nella cattedrale di Francoforte sul Meno. Altre spoglie sono nella certosa di Colonia e nel monastero di Lune, presso Luneburg. S. Edoardo donò una parte di un braccio alla cattedrale di Canterbury. Altri frammenti ancora risultano in Francia. In Italia la città di Pisa vantava il possesso di parte della sua pelle. La città di Benevento, che ha sempre sostenuto di aver dato ad Ottone III un altro corpo, rivendica il possesso dei suoi resti custoditi nella chiesa a lui dedicata. A Roma, a causa di uno straripamento del Tevere, nel 1557 i resti furono traslati a S. Pietro in Vaticano. Nel 1560 Pio IV li fece riportare con una solenne processione all’Isola Tiberina. A seguito dei danni causati alla chiesa dai francesi nel 1798 alcune sue reliquie furono portate a S. Maria in Trastevere.
Sempre secondo l’Inventario (1870), nel giorno di Pasqua parte della testa era esposta a S. Prassede. Il 1 maggio e il 24 agosto si esponeva (Diario Romano, 1926) parte di un braccio ai Ss. XII Apostoli, mentre la lingua è conservata in san Giacomo a Barletta.
E' stasto eletto patrono dei macellai e dei conciatori. Anche a lui venne attribuito un vangelo nel quale si racconta la discesa agli inferi del Crocifisso.
  32 - MATTEO
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Matteo (il nome in ebraico significa 'dono di Dio?) era un gabelliere, quindi in grado di leggere e scrivere; alcuni lo vogliono redattore dei loghia, ossia i detti del Maestro da cui sarebbero stati poi desunti i vangeli. Di lui non vi sono notizie oltre alle citazioni evangeliche. La tradizione lo vuole morto in Etiopia.
Nella ricognizione effettuata il 24 maggio 1924 all’altare della chiesa inferiore dei Ss. Cosma e Damiano fu rinvenuta una cassetta d’argento contenente alcune reliquie dell’Apostolo. Provenienti da Salerno, dove si venera il corpo, vennero portate a Roma dal futuro papa Vittore III e donate a Cencio Frangipane nel 1050, come viene affermato dalla scritta che corre lungo il reliquiario. Una parte di un suo braccio, probabilmente donato da Paolo V, è in S. Maria Maggiore. Roma possiede altre reliquie dell’Apostolo a S. Prassede, a S. Nicola in Carcere e ai Ss. XII Apostoli. [Da «Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma» di Giovanni Sicari ]
  33 - TOMMASO
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Oltre ai noti episodi evangelici non si conosce altro di questo apostolo. Secondo un'antica tradizione, Tommaso si recò ad evangelizzare prima la Siria e la Persia (come raccontato da Eusebio di Cesarea nella sua Storia ecclesiastica, che riferisce notizie tratte da Origene) e poi si spinse fino all'India occidentale (come raccontano gli Atti di Tommaso), da dove poi il cristianesimo raggiunse anche l'India meridionale.

Nel 1258 le ossa di Tommaso, provenienti dall'Isola di Chio, nell'Egeo, vengono portate ad Ortona dal navigante ortonese Leone, reduce da una spedizione navale in appoggio ai Veneziani in lotta contro i Genovesi.

Gli è stato attribuito un Vangelo apocrifo, il cosiddetto Vangelo di Didimo ThomaTommaso, nelle leggende, è oggetto di una storia a dir poco stupefacente. Gesù risorto, in una riunione con i suoi apostoli, avrebbe attribuito a ciascuno il territorio in cui svolgere la propria missione. A Tommaso tocca l’India, ma lui non ci vuole andare; Gesù allora lo vende (proprio così!) ad un mercante che voleva andare in quelle lontane terre portando seco un mastro abile nella muratura e nel lavorare il legno. Ovviamente Tommaso celebrerà l’Eucarestia, verrà ritenuto colpevole di stregoneria e giustiziato.
Il dito di san Tommaso, conservato tra le reliquie di Gesù e della Croce in santa Croce di Gerusalemme, Roma
  34 - SIMONE E GIUDA TADDEO
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Simone e Giuda Taddeo, i cui nomi sono accoppiati nel canone della messa, sono ricordati con un’unica festa. Può darsi che il motivo fosse un loro comune apostolato in Mesopotamia e in Persia, dove sarebbero stati inviati per
predicare il Vangelo. Comunque non si sa niente di storicamente certo, all’infuori di ciò che ci è narrato nel Vangelo sulla loro vocazione.
Simone, che i vangeli chiamano il Cananeo per distinguerlo da Simon Pietro, era soprannominato lo "Zelota". Secondo incerte notizie riferite dallo storico Eusebio, pare sia stato il successore di Giacomo sulla cattedra di Gerusalemme, negli anni della tragica distruzione della città santa. L’apostolo avrebbe subìto il martirio durante l’impero di Traiano, nel 107, alla bella età di centovent’anni.
Giuda, "non l’Iscariota", occupa l’ultimo posto nell’elenco degli apostoli, col soprannome di Taddeo, e viene identificato con l’autore della lettera canonica che porta il suo nome. Operò gran bene con la sua parola ispirata. Aprì chiese e formò una comunità di fedeli, in Babilonia. In Persia subì gloriosamente il martirio suggellando l’insegnamento con la profusione del sangue. [ Dal sito a cura dei Monaci Benedettini Silvestrini del Monastero San Vincenzo M. ]
A S. Pietro in Vaticano le reliquie di Simone e Giuda Taddeo sono venerate dal 27 ottobre 1605 all’altare entrale del transetto sinistro o tribuna dei Ss. Apostoli Simone e Giuda, che dal 1963 è stato dedicato a S. Giuseppe Patrono della Chiesa Universale. I resti erano precedentemente posti ad un altare a loro dedicato nell’antica basilica, che fu trasformato in cappella da Paolo III. Il capo di S. Simone si trova nel Museo del Duomo di Pienza.M.R.: 28 ottobre - In Persia il natale dei beati Apostoli Simone Cananeo e Taddeo detto anche Giuda. Di essi Simone predicò il Vangelo nell’Egitto, Taddeo
nella Mesopotamia, poi, entrati insieme nella Persia, avendovi convertito a Cristo una innumerevole moltitudine di quel popolo, compirono il martirio.
  35 - Mattia
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Mattia è colui che per elezione ha ricoperto il posto lasciato vacante da Giuda, e non è altrimenti noto.
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MA PERCHE'?
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Trovo in "Reliquie sacre"(www.romacristiana.it) questa delucidazione:
Nel IV secolo, placatesi le grandi persecuzioni, si cominciano a comporre le agiografie dei santi che ne descrivono la morte. Sono le Passioni, documenti che, nel rappresentare l’eroismo con cui erano stati affrontati i supplizi più raccapriccianti, riflettevano l’ammirazione delle comunità cristiane per i martires, ai quali si aggiungevano i confessores, coloro che avevano sofferto per la fede senza morire. Essere battezzati vicino ai martiri e farsi seppellire accanto ai loro corpi, significava fruire di una protezione speciale, in quanto essi potevano trasmettere un’energia e una carica di grazia, atte a produrre miracoli, cosicché il loro sepolcro diventa nel tempo un vero e proprio oratorio. Rilevante, secondo la tradizione, l’opera di Elena, madre di Costantino, che dedica l’ultima parte della sua vita a raccogliere reliquie, tanto che, nei secoli passati, per attribuire autorità a un reperto, se ne faceva risalire a lei l’origine, a partire dalla scoperta della Croce di Gesù, i cui frammenti, prezioso e ambito pegno delle chiese locali, si moltiplicano impensatamente, e non sono un’esclusiva della basilica di Santa Croce in Gerusalemme.

Dopo che l’uso di porre reliquie sotto le mense degli altari per consacrarli, già riconosciuto dal V Concilio Cartaginese (398), diventa un obbligo con il II Concilio di Nicea, la pratica si espande a tal punto che, insieme alle tombe, si venera la polvere raccolta vicino alla sepoltura, l’olio delle lucerne, i frammenti di pietra, iniziando un percorso che porterà ai grandi cimiteri barocchi della santità. La Chiesa romana, all’origine contraria alla traslazione e alla manomissione dei corpi dei santi, venerati nelle basiliche “ad corpora”, alla continua richiesta di frammenti dei corpi dei martiri, risponde donando reliquie “e contactu”, cioè pezzi di stoffa, brandea, che erano venuti a contatto con le reliquie o bagnate nell’olio delle lampade che ardevano nei santuari.

Quando le basiliche cimiteriali, divenute insicure a causa delle incursioni barbariche e delle continue ruberie, furono abbandonate, le salme furono traslate nelle più sicure chiese all’interno delle mura urbane, separando talvolta le diverse parti del corpo, in modo da poter essere venerate in luoghi diversi. Il più famoso, un vero e proprio “santuario reliquiario”, dai tempi di papa Leone III (795-817), la Cappella di San Lorenzo nel Patriarchio lateranense, l’attuale Sancta Sanctorum.
  Chiodo della vera croce in santa Croce in Gerusalemme
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S.Elena, con la vera croce rinvenne anche i chiodi con i quali Gesù era stato crocifisso. L'Imperatrice ne fece mettere uno nella corona e uno nel freno del cavallo di Costantino, e un altro lo portò a Roma.
Questa reliquia tra i chiodi conservati è la più anticamente documentata
  CHIODO DELLA CROCE DI GESU CONSERVATO A MILANO
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Della reliquia parla S. Ambrogio nel discorso funebre (25 febbraio 395) per la morte dell'imperatore Teodosio, nel quale il Patrono di Milano ricorda il prezioso dono avuto dallo stesso imperatore. Le reliquie venivano 'certificate' accostandole durante una cerimonia pubblica, ad un malato, per solito un paralitico: al contatto il paziente gettava le stampelle e correva via gridando lodi al santo. Ambrogio - si dice - utilizzò adeguatamente questa scena per validare reliquie di martiri mai esistiti, poiché di martiri a Milano non ve ne furono mai.
  CHIODO DELLA CROCE CONSERVATO A COLLE VAL D'ELSA (FI)
  La reliquia arrivò a Colle nel IX secolo, dopo essere passata da molte mani: nel 326 Elena, la madre dell'imperatore Costantino, si recò in Palestina e tornò a Roma con un gran numero di reliquie che, in gran parte, entrarono a far parte del tesoro dei papi. Il chiodo di Colle fu donatoad un vescovo (o cardinale) francese perché lo portasse nella sua patria. Ma l'alto prelato morì a Viterbo, e il chiodo fu affidato ad un prete del contado di Colle.
  SACRO CHIODO DI TORNO (COMO)
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Il sacro chiodo, con alcune reliquie degli Innocenti, è conservato nella chiesa di san Giovanni
  CAPPELLA DELL'INVENZIONE BASILICA DEL SANTO SEPOLCRO IN GERUSALEMME
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Qui la regina Elena invenne i legni delle croci di Gesù e dei ladroni, i chiodi ed il titulus. Teodoreto di Cirro narra che per dirimere il dubbio su quale dei legni trovati fosse quello che sostenne Gesù, essi vennero accostati ad una malata grave che al contatto guarì. Il patibulum di uno dei ladroni è conservato a Roma, Basilica di Santa Croce in Gerusalemme (qui sotto la teca delle reliquie della vera Croce)
  MONZA CORONA FERREA
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Al suo interno v'è una lamina in ferro ricavata da un chiodo della croce di cristo
  SPINA DELLA CORONA DI CRISTO
  E' conservata nel convento di santa Agnese , Montone (PG)
  LANCIA DI LONGINO
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esposta nella Weltliche Schatzkammer - la Stanza del Tesoro - del palazzo dell'Hofburg a Vienna.
  DUOMO DI SALERNO
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Nella cripta sono conservate le spoglie di san Bartolomeo
  BUSTO RELIQUIARIO DI SAN TOMMASO
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Festa del perdono che si celebra a Ortona (CH) il 3 luglio
  FESTA DI SANT'ANDREA
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Il 30 novembre, si svolge la festa a Sant’Andrea, le cui ossa emanano una sostanza straordinaria: la “manna”. Quest’ultima viene raccolta sei volte l’anno, e distribuita in boccettine ai fedeli per il suo potere “taumaturgico”.
  BASILICA DI MARIA AUSILIATRICE - TORINO
  In questa cappella è conservato un frammento della Vera Croce ed un'ampolla con una goccia di sangue di Cristo. In un deposito sono conservate altre 5000 reliquie, lascito di un collezionista.
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