LIBRO_NONO
 
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Giovanni Moro
STUDI SUL CRISTIANESIMO DELLE ORIGINI
LIBRO NONO
nel quale si fanno ricerche sull'interpretazione e sulla diffusione della parola di Cristo
36 - I Giudei cristiani
Paradossalmente, ciò che avvenne sul Golgota alla vigilia della Parasceve dell'anno 30 non ha molta importanza sul determinarsi degli eventi successivi. Cerco di spiegarmi meglio.
Dopo la morte di Gesù, il suo seguito non si disperse, ma rimase unito, non ostante la delusione (Luca 24,21)e si dispose nell'attesa della parusia. Il popolino continuò ad invocare dai discepoli le guarigioni, mentre le autorità li sorvegliavano con diffidenza. Ebbero anche un martire, Stefano, un giovinetto che in preda ad una esaltazione mistico-politica pronunciò un lungo sproloquio (antiebraico, se gli Atti dicono il vero) al termine del quale sostenne di vedere Gesù che siede alla destra del Padre. E fu linciato a furor di popolo.
Si era formato così un nucleo cristiano-palestinese sotto la guida di Giacomo il Giusto, fratello di Gesù, fondamentalista e mistico , legato all'ortodossia ebraica e alla speranza della redenzione di Israele.
Secondo Egesippo (citato da Eusebio, Historia Ecclesiastica II,23,4) “A Giacomo, fratello del signore, fu affidata la Chiesa. Già dai tempi di Cristo fino al nostro tempo era chiamato il Giusto. Molti infatti si chiamavano con lo stesso nome; ma costui fu santo dal seno di sua madre. Non bevve mai vino né bevanda inebriante, né mangiò carne di animali. Non passò rasoio sulla sua testa, non si ungeva con olio, né mai si fece il bagno. A lui solo era lecito entrare nel santuario. Non si vestiva di lana, ma solo di lino. Era solito entrare da solo nel tempio e ivi genuflesso supplice chiedere perdono per il popolo, così che le sue ginocchia ebbero i calli come di un cammello”. Una figura quella di Giacomo diversa dal Gesù dei Vangeli e molto simile a quella del Battista, di cui probabilmente fu seguace o confratello. La sua vocazione non lo fece rientrare nel novero degli apostoli; non risulta infatti che egli abbia seguito il fratello e abbia partecipato alla sua vita terrena, ultima cena compresa, dal momento che non bevve mai vino né si nutrì di carne di animali, ma ne raccolse in qualche modo l’eredità, imponendosi con il suo carisma ascetico.
37 - Il tredicesimo apostolo
Paradossalmente, ciò che avvenne sul Golgota alla vigilia della Parasceve dell'anno 30 non ha molta importanza sul determinarsi degli eventi successivi, furono viceversa determinanti gli avvenimenti come Paolo di Tarso credette che fossero accaduti!
Mentre accadevano tali cose, era in Gerusalemme allora un giovane funzionario, Saul di Tarso, al quale verrà poi dato il nomignolo latino di Paulus, ossia il 'poco', il 'piccolo'. Dopo la lapidazione di Stefano, costui dovette partire per un incarico alla volta di Damasco.
E sulla strada di Damasco avvenne la notissima 'folgorazione'; vide Gesù in gloria che gli impartì gli ordini missionari e fondò il "suo" cristianesimo. A dire il vero, così è scritto negli Atti (9,3) e nessun'altra parte, nemmeno nella copiosa messe di lettere - che, si badi bene, sono le uniche fonti "DI PRIMA MANO E DI CERTA PROVENIENZA" a noi pervenute - del tredicesimo apostolo (tale Paolo si definiva, nonostante che gli altri storcessero il naso).
Questo ci autorizza pertanto a relegare nell'immaginifico la visione e fare una diversa lettura di quanto potrebbe essere accaduto.
Paolo era nativo di Tarso, ma era stato educato a Gerusalemme alla scuola del grande Gamaliele. Educazione strettamente farisaica quindi, che egli non disconobbe mai (Filippesi 3,5). Divenne un funzionario forse di polizia e partecipò – a detta sua - alla repressione anticristiana del 33. Tre anni dopo la morte di Gesù, il già citato Stefano, discepolo di fresca nomina (Atti 6,6) ma che “… pieno di grazia e di potere, faceva grandi prodigi e miracoli tra il popolo”, credendosi un novello Giovanni Battista prese a far discorsi indisponenti alle orecchie dei Sinedrio. Secondo gli Atti (7,55) egli osò dire di avere avuto la visione di Cristo seduto alla destra di Dio e per questo venne lapidato dalla folla. Alla esecuzione del discepolo seguì un’ondata di arresti (Atti 8,2) cui Paolo prese parte attiva (Galati 1,13; I Corinzi 19,9; I Timoteo 1,13; Filippesi 3,6) provocando la temporanea dispersione del primo nucleo della chiesa gerosolimitana. Non sappiamo con certezza se la repressione di Paolo contro la Chiesa fu effettiva o prevalentemente ideologica. Dai suoi scritti parrebbe fisica, di polizia, ma non ci dice nulla sul suo ruolo e sui suoi poteri. E’ certo comunque che sulla ‘via di Damasco’ o, per dirla con Dante ‘nel mezzo del cammin della sua vita’ egli subì la ‘folgorazione’, l’illuminazione.
Paolo non era presente in Gerusalemme in quel tragico aprile del 30 (ammette infatti di non avere mai conosciuto Gesù ‘secondo la carne’), ma vi era giunto da Tarso appena quindicenne, per iscriversi come detto alla scuola rabbinica fondata da Hillel, di cui Gamaliele era un discendente. Pur essendo per sua stessa ammissione un fariseo osservante, si sarà chiesto le ragioni del successo e dell’improvvisa scomparsa di tanta meteora. Cosa avrà avuto di eccezionale un uomo come il Cristo che, pur morto nel ludibrio della croce romana, continuava a mietere proseliti?
Sulla via di Damasco ‘incontra’ Gesù e l’incontro lo stordisce (Atti, 9,8): “E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all’improvviso lo avvolse una luce dal cielo e cadendo a terra udì una voce che gli diceva: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Rispose: Chi sei o Signore? E la voce: Io sono Gesù, che tu perseguiti! Orsù, alzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare. Gli uomini che erano con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce ma non vedendo nessuno. Saulo si alzò da terra ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla”.
Cosa può essere successo? Null'altro che un grave stato settico, con febbre e stato di shock, sostenuto, ad esempio, dal corynebacterium difteriae. Saulo sviene, cade da cavallo. I suoi lo raccolsero e lo trasportarono sino a Damasco ove lo prese in cura Anania, un discepolo di Gesù, e “Improvvisamente gli caddero dagli occhi come delle squame e recuperò la vista, poi prese cibo e le forze gli ritornarono”.

Il riferimento ad una cheratocongiuntivite pseudomembranosa è abbastanza esplicito. Le cheratocongiuntiviti pseudomembranose sono sostenute da piogeni, o dal citato corynebacterium difteriae, responsabile della difterite.
Anania gli dice di averlo guarito in nome di Cristo, quell'uomo straordinario che è morto sulla croce e risorto dal sepolcro. Da quel momento per Paolo non c’è altro che conti nella storia.
Il "tredicesimo apostolo" - l'unico, come egli stesso si ritiene, detentore della verità, ha una intuizione: come Paolo è sprofondato nel buio della malattia (così simile al buio del peccato, così simile alla morte dell'anima!) e poi è risorto alla vita libero e mondo, così Gesù è morto a questa vita per risorgere nell'altra. Scrive bene G. Vermes: “Per lui la storia di Cristo ha inizio con la notte in cui veniva tradito (1 Corinzi 11,23) e si conclude tre giorni dopo con la sua resurrezione”.
Altro punto essenziale del pensiero di Paolo è che il Regno non è solo per i Giudei, è per tutti coloro che sono disposti a morire al peccato e rivivere con Cristo, e questo è imminente. Paolo inizia a diffondere questo suo credo, il suo vangelo, come dirà poi, il che a Damasco rischia di costargli la vita (Atti 9,24 e 29): per sottrarlo alla folla inferocita dovettero calarlo con una cesta fuori dalle mura!) perché le sue idee erano quelle di un bestemmiatore e di un profanatore. Venne preso per matto anche dai seguaci del Messia: “Venutolo a sapere i fratelli lo condussero a Cesarea e lo fecero partire per Tarso” (Atti 9,30).
38 - Nascono i primi veri 'cristiani'
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Venne fondata nel frattempo ad Antiochia quella che sarà una delle primissime Chiese non gerosolimitane ad opera di fuoriusciti dispersisi dopo la morte di Stefano e l’ondata di arresti che ne seguì. La loro predicazione era strettamente riservata ai Giudei (Atti 11,19), ma alcuni elementi estranei, nella fattispecie ciprioti e cirenei, “cominciarono a parlare anche ai greci, predicando la buona novella del Signore Gesù e del Regno. "E la mano del signore era con loro e così un gran numero credette e si convertì al signore".
La notizia giunse agli orecchi della Chiesa di Gerusalemme, la quale mandò Barnaba ad Antiochia” (Atti 11,20). Il discepolo aderì al credo locale e si unì a quella chiesa. Per non incappare nei rigori della legge romana essa si mostrò alla gente come una confraternita che curava la sepoltura dei morti, e fu tollerata dalle autorità; nel contempo gli adepti assunsero per la prima volta il nome di ‘cristiani’.
SIMBOLI DI CRISTO
  SIMBOLI DI CRISTO: IL PESCE e L'ANCORA
39 - Paolo il missionario
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E’ pressoché certo che la predicazione di Paolo aveva lasciato una consistente traccia tra i gentili, infatti Barnaba, giunto ad Antiochia, si ricordò di Paolo e andò personalmente a Tarso dove si era rifugiato per richiamarlo ed iniziare insieme un’opera missionaria che dovette essere straordinariamente attraente, corroborata come al solito da guarigioni miracolose (Atti 14,8 e seg.), tanto che il popolo “... disse: gli dei sono scesi tra di noi in figura umana. E chiamavano Barnaba Zeus e Paolo Hermes, perché era lui il più eloquente”. Il tema era sempre la convinzione che l’avvento del ‘Regno’ fosse imminente (I Corinzi 7,29): “Questo vi dico fratelli, il tempo si è fatto breve; d‘ora innanzi quelli che hanno moglie vivano come se non l’avessero; coloro che piangono, come se non piangessero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano il mondo, come se non ne usassero appieno.” Le stesse parole di Gesù. Tranne che Gesù aveva detto(Matteo 10,5: “Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa di Israele”. Ma questo Paolo non lo sapeva.
Questa strana illusione poteva suonare grata alle orecchie dei più bassi ceti della popolazione ellenistica in cerca di riscatto, i Giudei viceversa si infuriavano, tentarono nuovamente di lapidarlo (Atti 14,19) e per poco non vi riuscirono. Scampato per miracolo un'altra volta, Paolo fuggì nel nord-ovest senza cessare di predicare il suo annuncio, e dopo un lungo viaggio tornò per mare ad Antiochia. Ovunque andrà a predicare la sua ‘novella’ Paolo troverà difficoltà simili: a Tessalonica se la caverà pagando una cauzione (Atti 17,1 e seg.), a Berèa è costretto a darsi alla fuga, a Corinto fu denunciato alla procura romana e finirà poi a Roma; solo ad Atene e tra i greci in genere trovò una certa simpatia (Atti 17,12; 1718 e seg.).
40 - ll vangelo di Paolo
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Paolo sosteneva a gran voce di predicare un suo vangelo personale (Galati 1,11): “Vi dichiaro dunque, fratelli, che il vangelo da me annunziato non è modellato sull’uomo; infatti io non l’ho ricevuto né imparato da uomini ma per la rivelazione di Gesù Cristo”, e rifiuta decisamente qualsiasi dipendenza dalla cerchia apostolica. Di non essere stato apostolo della prima ora non glie ne importa nulla e definisce sé stesso (Galati 1,1 eseg.): “Paolo, apostolo non da parte di uomini né per mezzo di uomo ma per mezzo di Gesù Cristo e di Dio Padre che lo ha risuscitato dai morti”. Naturalmente molti lo contestano, ed egli, difendendo il suo sacerdozio, replica (I Corinzi 9,1 e seg.): “Non sono forse libero, io? Non sono apostolo? Non ho veduto Gesù, Signore nostro? E non siete voi la mia opera nel Signore? Anche se per altri non sono apostolo, per voi almeno lo sono; voi siete il sigillo del mio apostolato nel Signore. Questa è la mia difesa contro quelli che mi accusano. Non abbiamo forse noi il diritto di mangiare e bere? Non abbiamo il diritto di portare con noi una donna credente come hanno anche gli altri apostoli e i fratelli del Signore e Cefa? Ovvero solo io e Barnaba non abbiamo il diritto di non lavorare? (-) Se noi abbiamo seminato in voi le cose spirituali è forse gran cosa se raccoglieremo beni materiali? Se gli altri hanno tale diritto su di voi non l’avremmo noi di più? (-) Noi però non abbiamo voluto servirci di questo diritto ma tutto sopportiamo per non recare intralcio al vangelo di Cristo. Non sapete che coloro che celebrano il culto traggono il vitto dal culto e coloro che attendono all’altare hanno parte dell’altare?”. E’ chiaro che Paolo e i suoi dovevano pur vivere ed affrontare le molte spese dei viaggi, quindi accettavano quei finanziamenti che ai buoni predicatori, chissà perché, non sono mai mancati.

Quella donna credente cosa vorrà rappresentare? Una compagna, una fantesca o, come dicono Clemente (Stromati 3,6), Origene (Epistola ai Romani 1,1) ed Eusebio (Storia III,33) una moglie? Paolo aveva delle compagne di fede (Filippesi 4,2): “Esorto Evòdia ed esorto Sìntiche ad andare d’accordo nel signore. E prego te pure, mio fedele collaboratore, di aiutarle, poiché hanno combattuto per il vangelo insieme a me, con Clemente e con gli altri miei collaboratori, i cui nomi sono nel libro della vita”.

Qui si inserisce un piccolo giallo filologico. Troviamo tre versioni, italiana, latina e greca:
Fedele collaboratore = Germane compar = γνήσιος σΰζυγον
Le voci italiana e latina sono sovrapponibili nel significato, ma γνήσιος σΰζυγον significa… legittima consorte, in greco. Ecco perché Eusebio e gli altri parlano di moglie di Paolo. Ai filologi l’ardua sentenza, alle autorità ecclesiastiche il meditare sull'opportunità del celibato del clero.
41 - Gli altri vangeli
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Altre comunità si formarono nel contempo, Paolo non era l'unico a predicare un vangelo cristiano. E le altre predicazioni dovevano essere piuttosto distanti da quelle del Tredicesimo. Ad Alessandria operò un certo Apollo, conosciuto e citato da Paolo; a Roma il gruppo giudaico-cristiano fu probabilmente quello espulso da Claudio nel 49 con l’accusa di fomentare disordini. Uno dei profughi, un certo Aquila ospiterà con la moglie Paolo ad Atene(Nota 1). A Roma comunque rimase un buon nucleo di credenti, visto che Paolo scrive nel 55 circa la famosa lettera ai Romani (però latini, non Ebrei): (1,8 e seg) “Anzitutto rendo grazie al mio Dio per mezzo di Gesù Cristo riguardo a tutti voi, perché la fama della vostra fede si espande in tutto il mondo. Quel Dio, al quale rendo culto nel mio spirito annunziando il vangelo del Figlio suo, mi è testimone che io mi ricordo sempre di voi, chiedendo sempre nelle mie preghiere che per volontà di Dio mi si apra una strada per venire fino a voi. Ho infatti un vivo desiderio di vedervi per comunicarvi qualche dono spirituale perché ne siate fortificati, o meglio, per rinfrancarmi con voi e tra voi mediante la fede che abbiamo in comune, voi e io. Non voglio pertanto che ignoriate, fratelli, che più volte mi sono proposto di venire fino a voi - ma finora ne sono stato impedito - per raccogliere qualche frutto anche tra voi, come tra gli altri Gentili.”

Non abbiamo alcuna notizia sulla altre predicazioni contemporanee a quella di Paolo, ma non si è lontani dal vero pensando che si trattasse di vangeli giudeo-cristiani, Ai Romani infatti il Tredicesimo scrive: (1,16 e seg.)“Io infatti non mi vergogno del vangelo, poiché è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo prima e poi del Greco. È in esso che si rivela la giustizia di Dio di fede in fede, come sta scritto: Il giusto vivrà mediante la fede.” - e ancora: (1,17 e seg.): “Ora, se tu ti vanti di portare il nome di Giudeo e ti riposi sicuro sulla legge, e ti glori di Dio, del quale conosci la volontà e, istruito come sei dalla legge, sai discernere ciò che è meglio, e sei convinto di esser guida dei ciechi, luce di coloro che sono nelle tenebre, educatore degli ignoranti, maestro dei semplici, perché possiedi nella legge l'espressione della sapienza e della verità... ebbene, come mai tu, che insegni agli altri, non insegni a te stesso? Tu che predichi di non rubare, rubi?“i
  SIMBOLI DI CRISTO: IL BUON PASTORE, IL PAVONE, L'OLIVO, L'AGNELLO
42 - Il primo scisma della chiesa cristiana
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Contemporaneamente al proliferare delle comunità nasce tra di esse un furioso dibattito dottrinale, il primo di una serie infinita. Alcuni ritenevano che per farsi cristiani occorreva farsi prima giudei: ovvero bisognava farsi circoncidere (Atti 15,1 e seg.). Paolo e Barnaba negavano questo, anche perché avrebbero trovato fiere resistenze fra i gentili proponendo loro sia di subire l’intervento chirurgico sia di assimilarsi agli ebrei, che non godevano di molta stima nel mondo greco e latino. Viene così concordato un summit, il primo Concilio della Chiesa detto gerosolimitano.
Questo evento è ben documentato sia dalla lettera di Paolo ai Galati sia dagli Atti degli Apostoli, ma l’esposizione nei due documenti è differente. Luca tenta in ogni modo di mitigare i toni del contrasto e non pregiudicare l’universalità di Pietro, al punto da inventarsi l’inverosimile descrizione (Luca fu uno scrittore dotto e serio, potrà mai essere stato lui l’autore di una simile apparente asssurdità?) fatta da Pietro, accusato di aver cenato con dei gentili e di indulgere ai loro costumi, di un sogno (Atti 11,4) in cui vede scendere dal cielo una tovaglia carica di ogni ben di Dio e ode una voce che dice: “Pietro alzati e uccidi (quadrupedi, fiere e rettili della terra e uccelli del cielo) e mangia! Risposi: non sia mai Signore poiché nulla di profano e immondo è entrato mai nella mia bocca. Ribatté nuovamente la voce del cielo: Quello che Dio ha purificato, tu non considerarlo profano”.
Gli Atti (15,4)dicono che Paolo e Barnaba “Giunti poi a Gerusalemme furono ricevuti dalla Chiesa, dagli apostoli e dagli anziani e riferirono tutto ciò che Dio aveva compiuto per mezzo loro”.
Paolo viceversa scrive (Galati 1,18 e seg.): “In seguito dopo tre anni andai a Gerusalemme per consultare Cefa (Pietro) e rimasi presso di lui quindici giorni; degli apostoli non vidi nessun altro, ma solo Giacomo, il fratello del signore” e (ibidem 2,1 e seg.) “Dopo quattordici andai di nuovo a Gerusalemme… esposi loro il vangelo che io predico tra i pagani ma lo esposi privatamente alle persone più ragguardevoli per non trovarmi nel rischio di correre o di aver corso invano...”. Paolo ribadisce di predicare un vangelo di propria esclusiva ispirazione (Galati 1,15): “Ma quando colui che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia si compiacque di rivelare a me suo Figlio perché lo annunziassi in mezzo ai pagani subito, senza consultare nessun altro uomo, senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco”.
Non ostante qualche tentativo di conciliazione (negli Atti degli apostoli (15, 1 e seg.) si dice che Pietro avrebbe usato toni concilianti: “... io ritengo che non si debba importunare quelli che si convertono a Dio tra i pagani, ma solo si ordini loro di astenersi dalle sozzure degli idoli - gli animali sacrificati nei templi - dall’impudicizia, dagli animali soffocati e dal sangue”) ne nasce un nulla di fatto, o meglio, ne scaturisce un curioso compromesso. In qualche modo Paolo e Pietro si spartiscono i compiti ed il territorio (Galati 2,3 e seg.): “…Ora neppure Tito che era con me sebbene fosse greco fu obbligato a farsi circoncidere. E questo proprio a causa dei falsi fratelli che si erano intromessi a spiare la libertà che abbiamo in Cristo Gesù, allo scopo di renderci schiavi. Ad essi però non cedemmo per riguardo neppure un istante, perché la verità del vangelo continuasse a rimanere salda tra di voi. Da parte dunque delle persone ragguardevoli (-) non fu imposto nulla di più. Anzi, visto che a me era stato affidato il vangelo per i non circoncisi come a Pietro quello per i circoncisi – perché colui che aveva agito in Pietro per farne un apostolo dei circoncisi aveva agito anche in me per i pagani – e riconoscendo la grazia a me conferita, Giacomo, Cefa e Giovanni, ritenuti le colonne, diedero a me e a Barnaba la loro destra in segno di comunione, perché noi andassimo verso i pagani ed essi verso i circoncisi. Soltanto ci pregarono di ricordarci dei poveri: ciò che mi sono proprio preoccupato di fare”. A ben guardare, secondo il vangelo di Matteo, Pietro aveva ragione di restarsene tra la sua gente. Non disse forse Gesù (10,5): “Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa di Israele. E strada facendo predicate che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demoni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro, né argento né moneta di rame nelle vostre cinture, né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone perché l’operaio ha diritto al suo nutrimento”? E questo era esattamente quello che facevano Pietro e gli altri apostoli, che seguendo questo ordini si trovavano nella più totale indigenza.
Pietro, il principe, cosa faceva nel frattempo?
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La lettura di questi passi pone un severo interrogativo. Siamo presumibilmente nel 57 (i Giudei erano stati espulsi da Roma nel 46). Supponendo che Pietro fosse coetaneo dei Signore, avrebbe pressappoco sessantatré anni. La sua predicazione non era certo quella riportata negli atti, perché in tal caso non vi sarebbe stato alcun motivo di dissidio con Paolo, bensì un verbo integrato nella più rigida ortodossia ebraica, al punto di accordarsi con il ‘rivale’ per operare esclusivamente tra i circoncisi. Quali motivazioni avrebbero potuto condurlo a Roma, in un ambiente non facile e dove si predicavano dottrine assai diverse? Non sappiamo chi sia il fondatore della Chiesa Romana. A ben valutare la lettera ai Romani (2,25 e seg.) si evince che in quella comunità ove Paolo non si era ancora introdotto, ma nella quale era sicuramente tanto conosciuto da inviare una lettera, era in atto la solita disputa. Paolo usa un tono più conciliante “La circoncisione è utile, sì, se osservi la legge; ma se trasgredisci la legge, con la tua circoncisione sei come uno non circonciso. Se dunque chi non è circonciso osserva le prescrizioni della legge, la sua non circoncisione non gli verrà forse contata come circoncisione?”. Se fu Pietro in persona a fondare la comunità nell’Urbe, vi portò anche il suo modo di intendere la religione, suscitando la reazione epistolare dell’antagonista, e questo tutto sommato è assai più credibile che non le dispute con Simon Mago e le leggende che lo vollero martire.
43 - La "buona battaglia" di Paolo
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  NOTA 1
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(Atti 18,1 e seg.). Paolo con i suoi dopo un certo successo ottenuto ad Atene (Atti 17,34): “…si recò a Corinto. Qui trovò un giudeo chiamato Aquila, oriundo del Ponto, arrivato poco prima dall’Italia con la moglie Priscilla, in seguito all’ordine di Claudio che allontanava da Roma tutti i Giudei. Paolo si recò da loro e poiché erano del medesimo mestiere, si stabilì nella loro casa e lavorava. Erano infatti di mestiere fabbricatori di tende: Ogni sabato poi discuteva nella sinagoga e cercava di persuadere Giudei e Greci. Quando giunsero dalla Macedonia Sila e Timoteo, Paolo si dedicò tutto alla predicazione, affermando davanti ai Giudei che Gesù era il Cristo. Ma poiché essi gli si opponevano e bestemmiavano scotendosi le vesti, disse: Il vostro sangue ricada sul vostro capo: io sono innocente; da ora in poi io andrò dai pagani. E andatosene di là entrò nella casa di un tale chiamato Tizio Giusto, che onorava Dio, la cui abitazione era accanto alla sinagoga. Crispo, capo della sinagoga, credette nel Signore insieme a tutta la sua famiglia; e anche molti dei Corinzi, udendo Paolo, credevano e si facevano battezzare”.
CONSIDERAZIONE
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Potremmo considerare qui conclusa la nostra indagine sulle origini del cristianesimo, anche se la curiosità ci spingerà a studiare qualche altro aspetto storico, per cui questa considerazione è da considerare come una

---PRIMA PARTE---

Non penso che ci possano essere dubbi che:

* Gesù è veramente esistito;
* era uno dei tanti irredentisti ebrei del tempo;
* che non ha fondato alcuna religione;
* che era convinto di essere la mano operativa di Dio per il riscatto dei buoni tra la sua gente
* è stato processato e condannato a morte quale sovversivo;
* dopo la sua morte o non morte qualcuno ha sparso la voce che era ancora vivo e che è stato visto forse in Galilea o forse in Giudea;
* che i suoi si sono dispersi dopo la sconfitta contro i Romani;
* he Paolo di Tarso ed altri in ambienti ellenistici hanno dato una interpretazione allegorica ed esoterica della storia;
* la quale storia si è inserita tra le tante consimili attirando creduli nella parusia e nell'avvento imminente di uno strano regno di Dio.

Morti tutti i cristiani che diremmo 'della prima ora' i seguaci librarono le loro speculazioni nelle più alte sfere dell'immaginifico, creando una serie di dottrine in realtà piuttosto strambe, di cui parleremo nel capitolo undicesimo.
  Questo dipinto basso-medioevale rappresenta la Passione come produzione vinaria: Cristo porta la croce pigiando l'uva e lo stipes è la barra del torchio (da www.unisi.it)
  Mosaici della Casa di Dioniso a Paphos (Cipro): scena raffigurante la transizione dettata dal culto cristiano. Dioniso fanciullo è riprodotto in una scena molto simile all’adorazione dei Magi. Invece dei satiri lo circondano dei personaggi adoranti. Si scorgono Ambrosia e Nektar (cibo e bevanda degli Dei). da www.unisi.it
  Vangelo di Giuda - II secolo
ritrovato nel 1978 in Egitto
Foto Kenneth Garrett - © National Geographic
  Giuda dice a Gesu': "So chi tu sei e d'onde tu vieni. Tu giungi dal reame immortale di Barbelo. E io non son degno di pronunciare il nome di colui che ti ha inviato". Non si sa con esattezza cosa significhi "Barbelo": certamente qualcosa di simile alla "Divinita'".
  ERETICI CATARI AL ROGO
  Il 16 marzo 1244 ebbe il suo epilogo la resistenza catara occitana a Montségur col rogo di 205 persone. I Catari erano sostanzialmente degli gnostici e predicavano il ritorno alla purezza dell'insegnamento evangelico.
  ERETICI CATARI CATTURATI
  Nel 1276 a Verona furono arse vive nell'arena più di 140 persone di fede catara.
  ROGO DI UN ERETICO - MINIATURA DEL XV SECOLO
da: www.mclink.it/.
../Orioli_Eresia7_%20Catari.htm
  L'ultimo Cataro, Guilhèm Belibaste, fu bruciato al palo nel 1321 a Villerouge Termenès nel Corbières
  Nave mercantile.Sarcofago di Sidone, II sec.a.C. Museo Archeologico, Beirut.
  Su navi simili viaggiarono Paolo di Tarso e - se le leggende sono vere - Pietro per recarsi a Roma. Erano lunghe 40 metri e larghe 10 e navigavano esclusivamente a vela. Era pertanto necessario attendere condizioni climatiche adatte ad intraprendere il viaggio (Atti degli Apostoli 27,1 e seg.)
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