La messa.
Il termine ‘Messa’ deriva dal latino missa, mandata, quindi dall’ite, missa est, che significa: l’Eucarestia è stata mandata. Era consuetudine infatti in Roma inviare parte del pane benedetto alle comunità consorelle a significare l’unità della Chiesa.
Il primo atto liturgico della neonata Chiesa cristiana fu la "Fractio panis". Già Paolo si compiaceva di coloro che erano assidui nello spezzare il pane. Nella Didachè (probabilmente il primo Catechismo mai redatto, fine I secolo) al capitolo 15 si legge: "Nel giorno del Signore poi radunatevi, spezzate il pane e rendete grazie dopo aver confessato i vostri peccati, affinché il vostro sacrificio sia puro. Ognuno che ha una lite col suo compagno, non si raduni con voi finché non si siano riconciliati, affinché non sia profanato il vostro sacrificio. Questo è infatti il sacrificio voluto dal Signore: in ogni luogo e in ogni tempo sia offerto a me un sacrificio mondo, poiché io sono un re grande, dice il Signore, ed il mio nome è di ammirazione tra i popoli". Qualche decennio dopo la liturgia diventa simile a quella attuale. Ce ne dà ampia descrizione Giustino (Prima Apologia - 66,1 e seg.): "Noi chiamiamo Eucaristia (dal greco eucharistian = ringraziamento) questo cibo (un pane e un calice con acqua e vino) a cui nessun altro può prendere parte se non chi crede alla verità delle nostre dottrine, dopo che si è purificato nel lavacro ed ha ottenuto la remissione dei peccati in vista della nuova vita, e vive quindi conformemente all’insegnamento di Cristo. Noi infatti non li riceviamo come se fossero un comune pezzo di pane e una comune bevanda: ci è stato insegnato che così come attraverso il Logos di Dio il nostro Salvatore Gesù Cristo si è fatto carne ed ha quindi preso carne e sangue per la nostra salvezza, allo stesso o modo questo cibo, divenuto Eucaristia grazie alla preghiera con le stesse parole di Cristo e che già alimenta il nostro sangue e la nostra carne per assimilazione, è altresì carne e sangue di Gesù incarnato". La Messa nei primi del II secolo è configurata nella sua definitiva ritualità.
Ibidem (67,1 e seg.):"Da quel giorno (il giorno dell’ultima cena) rinnoviamo sempre tra di noi questo evento. Inoltre i più abbienti aiutano tutti i bisognosi e siamo sempre presenti gli uni agli altri. Per tutti i doni che riceviamo, benediciamo il Creatore dell’universo per suo Figlio Gesù Cristo e per lo Spirito santo. E in quel che viene detto ‘giorno del Sole’ tutti gli abitanti delle città e delle campagne si radunano in uno stesso luogo, per leggere le memorie degli apostoli o i libri dei profeti, per tutto il tempo disponibile. Subito dopo, appena il lettore ha finito, l’officiante fa un’omelia in cui ci dà alcuni consigli e ci esorta ad imitare questi buoni insegnamenti. Poi ci alziamo tutti in piedi e preghiamo insieme ad alta voce: e, come dicevamo prima, dopo che tutti abbiamo concluso la preghiera vengono portati il pane, il vino e l’acqua: quindi l’officiante in modo analogo pronunzia preghiere e rendimenti di grazie con tutto il fervore di cui è capace, e il popolo acclama rispondendo ‘Amen’; e poi si fa la distribuzione dell’Eucaristia perché ognuno ne prenda parte, e la si manda anche agli assenti per mezzo dei diaconi. Quelli che sono più benestanti e che lo desiderano fanno un’offerta, per libera scelta e dell’entità che ognuno vuole, e quello che si raccoglie viene depositato presso l’officiante e costui provvede ad aiutare gli orfani, le vedove, i poveri per malattia o qualunque altra causa, coloro che sono in carcere, gli ospiti stranieri, per dirla in breve, si prende cura di tutti i bisognosi.
Ci riuniamo tutti insieme in assemblea nel giorno del Sole, perché questo è il primo giorno in cui Dio ha creato il mondo, dopo aver plasmato le tenebre e la materia, inoltre il quel medesimo giorno Gesù Cristo, il nostro Salvatore, è risorto dai morti: lo hanno crocifisso infatti la vigilia del giorno di Saturno, mentre il giorno dopo quello di Saturno, che è il giorno del Sole, è apparso ai suoi apostoli e ai suoi discepoli e ha dato loro questi insegnamenti, che noi ora abbiamo sottoposto al vostro esame".
Un embrionale concetto dell’Eucaristia è contenuto anche nel Vangelo di Verità, della biblioteca di Nag Hammadi, probabilmente anch’esso della metà del II secolo. Al paragrafo 18 vi è scritto: "Mistero nascosto, Gesù Cristo, per mezzo del quale ha illuminato coloro che a motivo dell’oblio si trovavano nell’oscurità: li ha illuminati, ha indicato la via. E questa via è la verità che ha insegnato loro. Per questo motivo l’errore si adirò contro di lui, lo perseguitò, lo maltrattò, lo annichilì. Fu inchiodato a un legno, divenne frutto della conoscenza del Padre; ma per coloro che ne hanno mangiato non divenne causa di perdizione. Al contrario per coloro che ne mangiarono divenne causa di gioia, a motivo della scoperta. Egli infatti li trovò in sé stesso ed essi trovarono lui in sé stessi". Il concetto qui espresso è rigorosamente gnostico e fondamentalmente eretico, in quanto Gesù non è fatto di carne, è piuttosto un ‘frutto’ incorporeo, ma condivide con la dottrina cattolica il mistero della transustanziazione del cibo divino e la conseguente teofagia.
Abbiamo anche una interessante testimonianza di parte romana sulle abitudini dei primi Cristiani.
Plinio Secondo, governatore della Bitinia (111-113) scrisse a Traiano (X,96) i Cristiani "Sostenevano anche che in definitiva la loro colpa o l’errore era quello di essere soliti ritrovarsi prima dell’alba e innalzare a Cristo, come se fosse un dio, un canto alternativamente tra di loro e fare solenne promessa di non costringere nessuno al delitto ma non commettere mai né furti né ladrocini né adulterio, né mancare alla parola né rifiutare la restituzione della roba affidata in custodia o in pegno. Dopo aver fatto ciò solitamente se ne andavano e subito si trovavano insieme per assumere cibo peraltro ordinario e innocente, la qual cosa smisero di fare dopo la mia ordinanza".
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