IL NASO
 
  IL NASO
Da una novella di Nikolaj Gogol’

Traduzione di Mirella Cassarino

Riduzione, adattamento e presentazione scenica di Giovanni Moro e Mirella Cassarino, con la partecipazione di Nico Castello
Movimenti mimici: Rita Rosestolato
Scenografia e oggetti di scena di Laura Lazzari.

Oggetti di scena: Due tavoli, tre sedie, due pannelli: quello di sinistra rappresenta una porta con una insegna a bandiera con la scritta “Barbiere”, una faccia insaponata e, sotto, la scritta “Si cava anche sangue” (sul retro la bandiera imperiale); quello di destra rappresenta un acquaio da cucina; sul retro rappresentano entrambi un muro di pietra; due finestre; due leggii con illuminazione
Per la Voce Un abito scuro, una tuba, un berretto, un chepì, una visiera da tipografo, due mezze maniche, un camice da medico, uno stetoscopio, qualche foglio di carta, una matita
Per il Naso: Una maschera con il naso, una feluca, due spalline da generale, una sciabola dorata oppure uno spadino, un camice da barbiere, una bacinella, un asciugamano
Per IJ-Kovalèv: Uno stiffelius nero, una pagnotta, un coltello, un naso, uno specchio da barba
Per Praskòvija Osipovna/Lettrice: Un abito lungo classico; un grembiulone da cucina
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Scena I.

La scena rappresenta la cucina del barbiere Ivàn Jakovlèviè e di sua moglie Praskòvija Osipovna.
Davanti alla cucina sfaccenda Praskòvija Osipovna brontolando, le spalle rivolte al pubblico. Acciottolio di piatti. IJ entra in maniche di camicia, panciotto e un berretto in testa, stiracchiandosi, con un lembo della camicia fuori dai pantaloni.

IJ Buon giorno, tesoro!

PO Questo scemo si ricorda di me solo quando ha fame!

IJ Oggi, Praskòvija Osipovna, vorrei mangiare del pane caldo con la cipolla.

PO (al pubblico) Che questo scemo mangi pure il pane, per me è meglio, così resterà una porzione in più di caffè (PO sforna un pane e lo serve a IJ che nel frattempo si è seduto a tavola)

IJ (timidamente) E anche un goccio di caffè…?

PO NO!

IJ Nnno….! (gesti di obbedienza. Prende il pane con cautela perché è caldo, lo taglia in due con un immaginario coltello. Dalla mano cade nel piatto un naso; osserva stupito e lo tocca cautamente con un dito)Cosa può essere?(tira fuori il naso, lo osserva, lo mostra al pubblico, lo paragona con il proprio)

PO Dove hai tagliato questo naso, specie di belva! Mascalzone! Ubriacone! Andrò io stessa a denunciarti alla polizia. Brigante! Già da tre persone l’avevo sentito dire che, quando fai la barba, maltratti a tal punto i nasi che non si capisce come ancora restino appiccicati alle facce!

IJ Ma è… ma è… è il naso dell’assessore di Collegio Kovalev… gli ho fatto la barba ieri, come ogni mercoledì e domenica! Per l’amor di Dio, Praskòvija Osipovna, fermati! Ecco, l’avvolgo nel fazzoletto e per adesso lo metto qui (si alza, avvolge il naso in un fazzoletto cavato di tasca e accenna a depositarlo nell’angolo della porta) poi lo porterò via.

PO Non voglio neanche sentirne parlare! Che io permetta a un naso mozzato di restare con me nella stanza? Biscotto rinsecchito! Non sa fare altro che passare il rasoio sulla cinghia e presto non sarà più nemmeno in grado di fare il suo dovere, fannullone, farabutto! Che io mi metta a rispondere alla polizia per te? Pasticcione, ramo secco! Fuori di qui! Fuori! Portalo dove ti pare! Che non ne senta nemmeno l’odore!

IJ (E’ annichilito, si gratta dietro un orecchio; al pubblico) Se ieri sono tornato ubriaco o no, non lo posso dire di certo. Ma da tutti i segni questo è un avvenimento inaudito, perché il pane è stato cotto al forno, mentre il naso non è affatto cotto. Non ci capisco niente!


Scena II

Il barbiere indossa la giacca, raccogli il fagottino con il naso ed esce facendo ruotare il pannello che dall’altra parte rappresenta un muro di pietra. Idem Praskòvija Osipovna che esce slacciandosi il grembiulone.
IJ si guarda intorno, fa qualche passo, tenta di gettare via il naso. Entra la Voce, si ferma accanto al tavolino.

Voce (si pone in capo un cilindro) Buon giorno, Ivàn Jakovlèviè, a chi vai a fare la barba così presto?

IJ (fa ancora qualche passo e getta a terra il naso)

Voce (si cava il cilindro e si pone in capo un berretto) Ehi, lei! Raccolga, non si è accorto che le è caduto qualcosa?

IJ raccoglie il naso, fa ancora qualche passo, guarda da un immaginario parapetto e getta il naso.

Voce (si cava il berretto e si pone in capo un chepì) Ehi, voi! Venite un po’ qui!

IJ Auguro buona salute alla signoria vostra!

Voce No, amico bello! Qui non c’è nessuna signoria: dite un po’, cosa ci facevate là sul ponte?

IJ Lo giuro, signoria, sto andando a fare la barba e guardavo giù l’acqua che scorre…

Voce Storie! Con questo non te la caverai! Vieni con noi.

IJ finge di essere trascinato via ammanettato. Esce. La voce si toglie il chepì e siede sulla seggiola

Scena III.

Lettrice entra e si accosta al suo leggio. Legge.

Lettrice La vicenda di Ivàn Jakovlèviè qui si perde, avvolto come da una nebbia, e di quanto sia successo in seguito non si sa assolutamente nulla.Ma, chi era l’assessore di Collegio Kovalèv, la persona che aveva perduto il naso?Aveva ricevuto quel titolo due anni prima, ma per darsi più nobiltà e più peso preferiva farsi chiamare ‘maggiore’.Se venite a casa mia - diceva alla gente - domandate soltanto: abita qui il maggiore Kovalèv?Quindi anche noi d’ora in avanti chiameremo maggiore quest’assessore di Collegio.Il maggiore Kovalèv aveva l’abitudine di andare ogni giorno a passeggio sulla prospettiva Nevskij. Il colletto della sua camicia era sempre straordinariamente pulito e inamidato. I suoi baffoni erano di quel tipo che ancora oggi si vede fra tutti quegli uomini che hanno guance piene e rubizze e giocano molto bene a ‘boston’.Il maggiore Kovalèv era venuto a Pietroburgo con uno scopo, e precisamente quello di cercare un posto conveniente al suo grado: se possibile, di vice governatore, o cancelliere in qualche ministero importante. Non era nemmeno alieno dall’ammogliarsi, ma solamente nel caso che la sposa avesse almeno duecentomila rubli di dote. Adesso dunque lo spettatore può giudicare da sé qual fosse lo stato d’animo del nostro maggiore quando vide uno stupidissimo spazio piatto e liscio, al posto di un degno e ben proporzionato naso.

Kovalèv (Entra coprendosi il volto con una sciarpetta di seta)Forse è soltanto una mia impressione: non può essere che il naso sia sparito così stupidamente…(si guarda intorno alla ricerca di una immaginaria vetrina e si specchia, poi torna al leggio)Al diavolo, ma che razza di porcheria! Ci fosse almeno qualcosa, al posto del naso! Macché, niente!

Naso Si spengono le luci e si accende una lampada di Wood. Il naso attraversa la scena. Qualche istante dopo riattraversa la scena con in testa una feluca, due spalline dorate e impugna una sciabola dorata. Si riaccendono le luci.

Lettrice Il povero Kovalèv per poco non uscì di senno. Non sapeva nemmeno cosa pensare di un fatto così strano. Com’era possibile, in realtà, che il naso che sino al giorno prima era sulla sua faccia, che non poteva ovviamente camminare da solo, se ne andasse a spasso, e per giunta in uniforme?

Naso (torna e si ferma in mezzo alla scena in atteggiamento altero)

Kovalèv (Al pubblico) Come posso avvicinarmi? Dall’uniforme e dal cappello si direbbe che è un consigliere di stato. Come posso fare?(Al Naso) E… egregio signore…. Mi sembra strano… ho l’impressione che voi dovreste saper qual è il vostro posto…. Invece vi trovo… (Al pubblico) Come posso spiegargli? (Al Naso) Certo che io… del resto sono un maggiore. Andare in giro senza naso, sarete d’accordo anche voi, è sconveniente. Una fruttivendola che vende arance sul ponte di Voskresènskij, può anche stare senza naso, ma io, avendo in vista di ottenere un posto di governatore… essendo inoltre in molte case amico di nobili signore… giudicate voi stesso… io non so proprio, egregio signore… scusate… se questo si considera secondo le regole … Ma insomma, egregio signore, voi siete il mio naso!

Naso (fa ripetuti gesti di stizza poi se ne va con alterigia)

Scena IV

Lettrice Ciò immerse Kovalèv nella disperazione. Prese a passeggiare per il corso, guardando accuratamente da tutte le parti se gli riusciva di scorgere il suo naso. Ricordava molto bene che aveva il cappello con il piumaggio e le spalline dorate, ma non sapeva se fosse salito su qualche carrozza o se avesse con sé qualche servitore in livrea.Era una giornata splendida e assolata. Sulla Prospettiva Nevskij c’era una infinità di gente; una vera cascata floreale di signore si sparpagliava su tutto il marciapiede. E quante personalità: ecco là un consigliere di corte di sua conoscenza; ecco anche Jayzkin, capoufficio del senato, grande amico che perdeva eternamente a Boston. Ecco un altro maggiore che aveva avuto un assessorato nel Caucaso, e gli faceva cenno con la mano di andare da lui…

Kovalèv Che il diavolo se lo prenda… Devo assolutamente ritrovare quel dannato naso! Ehi, carrozza… portami di filato dal capo della polizia.

Voce (si pone in capo una tuba da vetturino) Dove volete andare? (si siede pigramente)

Kovalèv (Gira attorno al pannello e ricompare) Portiere, portiere, dove diavolo ti sei cacciato?

Voce (si alza molto pigramente e si pone in capo un berretto da portiere) Che desiderate?

Kovalèv E’ in casa il capo della polizia?

Voce Nossignore, è uscito proprio adesso

Kovalèv Ci mancava anche questa!

Voce Si, non è molto, ma è uscito. Se foste arrivato un istante prima, forse l’avreste trovato in casa.

Scena V

Lettrice Kovalèv si fermò a pensare. Nella sua situazione occorreva rivolgersi innanzitutto all’Ufficio del buon costume, non perché esso avesse diretta relazione con la polizia, ma perché le sue disposizioni potevano essere notevolmente più rapide che non quelle di altri uffici. Quell’imbroglione e mascalzone di un naso! Certo, poteva comodamente svignarsela dalla città approfittando del tempo guadagnato, e allora tutte le ricerche sarebbero state vane, o avrebbero potuto protrarsi, Dio ne scampi, anche un mese intero. Finalmente parve che il cielo stesso lo illuminasse, e decise di rivolgersi direttamente alla redazione di un giornale.

Kovalèv Più presto, corri, farabutto! Muoviti, mascalzone!

Voce (si pone in capo una visiera da proto e le mezze maniche e si china sul lavoro)

Kovalèv Chi riceve gli annunci qui? Ah! Buon giorno!

Voce I miei rispetti (torna a chinarsi sul lavoro)

Kovalèv Vorrei pubblicare…

Voce Permettete. Vi prego di aspettare un momento. (calcola a lungo con le dita).C’è una contessa che promette cento rubli a chi le ritroverà il cagnolino. Un cagnolino che non vale nemmeno cento copeche! Figuratevi…

Kovalèv Egregio signore, permettete che vi chieda… io ho un bisogno estremo….

Voce Subito, subito! (continua a contare con lentezza esasperante) Due rubli e sessanta copechi! Finalmente! E voi, cosa desiderate?

Kovalèv Io, prego… è successa una bricconata, un imbroglio, ancora adesso non riesco a saperlo. Io prego solamente di pubblicare che chi mi presenterà quel farabutto riceverà un adeguato compenso.

Voce Permettetemi di chiedere come vi chiamate.

Kovalèv No, perché come mi chiamo? Io non posso dirlo. Ho molti conoscenti, io: dame nobili…. Se per caso venissero a saperlo, Dio mi scampi! Potete semplicemente scrivere: l’assessore di collegio, o, ancor meglio, un individuo che ha il grado di maggiore.

Voce Vi è scappato un servitore?

Kovalèv Come, servitore? Questa non sarebbe neanche una bricconata così grande! A me è scappato il naso….

Voce Hum! Che strano cognome! E questo signor Nasov vi ha derubato di una somma ingente?

Kovalèv Nasov… cioè… no, non avete capito! Il naso, il mio naso è sparito chissà dove. Il diavolo si è beffato di me!

Voce Ma in che modo è sparito? C’è qualcosa che non riesco a capire, qui

Kovalèv E io non posso dirvelo in che modo, ma l’essenziale è che adesso lui va in giro per la città e si dice consigliere di stato. E perciò io vi prego di pubblicare che chi lo cattura me lo riporti immediatamente nel più breve tempo possibile. Giudicate voi stesso, come posso stare senza una parte così visibile del corpo? Non è certo lo stesso di un qualsiasi mignolo del piede che nella scarpa nessuno vedrebbe se c’è o non c’è. Ogni giovedì io vado dalla consiglieressa di stato Eèchtàreva; la Podtòèina, Pelagèja Grigòrievna, ufficialessa dello stato maggiore, che ha una figlia molto graziosa, pure lei ottima conoscente, e voi stesso potete giudicare in che stato dunque mi trovi…. Adesso non posso più presentarmi da loro.

Voce (dopo un lungo silenzio) Io non posso pubblicare un annuncio simile sul giornale.

Kovalèv Come? Perché mai?

voce Così. Il giornale può perdere la reputazione. Se chiunque si mettesse a scrivere che gli è scappato il naso… già dicono che si stampano molte assurdità e voci false.

Kovalèv Ma in che cosa sarebbe una assurdità questo fatto? Mi sembra che qui non ci sia niente di simile.

Voce Sembra a voi che non ci sia. Ma la scorsa settimana, per esempio, c’è già stato un caso del genere. E’ venuto un impiegato, come adesso siete venuto voi, ha portato un biglietto, il conto ammontava a rubli due e settantatre, tutto l’annuncio consisteva nel fatto che era scappato un barboncino nero. Che c’era di strano, vi domanderete, no? E invece è venuto fuori che era una burla: il barboncino era un cassiere, non ricordo di quale istituto.

Kovalèv Ma io non vi faccio un annuncio su un barboncino, bensì sul mio proprio naso; dunque, quasi come se io lo facessi su me stesso.

Voce No. Un annuncio simile non posso pubblicarlo.

Kovalèv Ma il mio naso è sparito davvero.

Voce Se è sparito è un fatto che riguarda il medico. Dicono che ci sia della gente che sa attaccare qualsiasi naso. Noto comunque che sete una persona di carattere allegro e che vi piace scherzare in società.

Kovalèv Vi giuro, quanto è vero Iddio! Del resto, già che siamo arrivati a questo punto, vi mostrerò….

Voce Perché incomodarvi? (fiuta una presa di tabacco)

Kovalèv (mostra il volto)

Voce Strano, davvero! Il posto è perfettamente liscio, come una frittella!

Kovalèv Beh? Allora? Volete pubblicare l’annuncio?

Voce Volete una presa di tabacco?

Scena VI

Lettrice A questo punto il maggiore Kovalèv esplose. Ricopri d’ingiurie l’impiegato . Oltre al danno le beffe! Come avrebbe potuto fiutare tabacco, mancandogli proprio ciò che serve a fiutare? Va notato che Kovalèv era un uomo permalosissimo.Arrivò a casa che sentiva appena le gambe sotto di sé. Era già il tramonto. Dopo tutte quelle ricerche infruttuose il suo alloggio gli parve triste e squallido. Il maggiore si abbandonò su di una sedia

Kovalèv Dio mio! Dio mio! Perché una simile disgrazia! Fossi senza un braccio o senza una gamba sarebbe meglio; fossi senza orecchie, sarebbe brutto e tuttavia sempre più sopportabile, ma senza naso lo sa il diavolo che cos’è un uomo. E magari me l’avessero mozzato in guerra o in un duello, ma è sparito senza un perché, così….! Ma no, è inverosimile che un naso sparisca; è inverosimile sotto tutti i punti di vista. Di sicuro sto sognando oppure ho un’allucinazione. Forse per chissà quale sbaglio invece di acqua ho bevuto vodka!

Voce (indossa un chepì) Abita qui il maggiore Kovalèv?

Kovalèv Sono io. Che desiderate?

Voce Scusate, avete forse perduto un naso?

Kovalèv Proprio così.

Voce E’ stato trovato.

Kovalèv Cosa dite? In che modo?

Voce In uno strano modo. L’hanno fermato che era già in viaggio. Era salito su una diligenza e voleva partire per Riga. Già da tempo aveva un passaporto col nome di un impiegato. E lo strano è che in principio l’avevo preso per un signore. Ma per fortuna avevo con me gli occhiali e l’ho visto subito che si trattava di un naso.

Kovalèv Dov’è? Dove? Corro subito!

Voce Non preoccupatevi. Sapendo che vi era necessario l’ho portato con me. Il principale responsabile di tutta questa faccenda è un mascalzone di barbiere della prospettiva Voznesènskij, che adesso è in prigione. Ecco il vostro naso.

Kovalèv Come posso ricompensarvi?

Voce E’ stato mio dovere. Certo…. C’è un enorme rincaro dei prezzi dei generi alimentari, ed io ho la suocera a carico, e i bambini… il maggiore mi da molte speranze, ma io non ho i mezzi…

Kovalèv (cava di tasca alcune banconote e le porge all’agente che si inchina e si allontana)

Scena VII

Kovalèv (Guarda il naso)E’ lui, è proprio lui!(trova uno specchio, si siede al tavolo e tenta di appiccicare il naso)Su, insomma, su! Mettiti a posto, scemo!

Lettrice Per quanti sforzi facesse il maggiore, non c’era verso di appiccicare il naso. Risultando inutile ogni tentativo, mandò il servitore a chiamare il medico, che abitava al piano nobile dello stesso palazzo. Il dottore comparve all’istante. Dopo aver domandato da quanto tempo fosse successo il guaio, afferrò il maggiore per il mento; con il pollice gli diede un buffetto proprio nel posto dove prima c’era il naso, in modo tale che il maggiore dovette buttare la testa indietro. Poi gli ordinò di piegare la testa verso destra e disse “Hmm!”. Poi ordinò di piegare la testa verso sinistra e disse “Hmm!” e a conclusione gli diede di nuovo un buffetto con pollice in modo che oil maggiore impennò la testa come un cavallo a cui si esaminano i denti. Fatta questa prova il medico scosse il capo e disse:

Voce No, non si può. E’ meglio che restiate così, perché si potrebbero peggiorare le cose. Attaccarlo si può, si capisce; ve lo attaccherei anche subito, ma vi assicuro che per voi sarebbe peggio.

Kovalèv Bella questa! E come faccio a restare senza naso?Fatemi il piacere, non c’è un sistema? Dottore, dottore, mi aiuti (esce cercando di trattenere il dottore)

Naso (commenta con movimenti mimici il periodo seguente)

Lettrice Il maggiore pregò, supplicò, non fece questione di onorari, ma il dottore fu irremovibile. Niente da fare!Nel frattempo le voci di quell’avvenimento insolito s’erano diffuse in tutta la capitale e, come sempre succede, non senza frange. Proprio in quel periodo l’attenzione della gente tendeva alle cose straordinarie: poco tempo prima tutta la città s’era appassionata a certi esperimenti sugli effetti del magnetismo; inoltre la storia delle seggiole che ballavano in via Konjusènnaja era ancora fresca, e non c’è quindi affatto da stupirsi che presto ci si mettesse una quantità di curiosi affluiva sul posto. Se qualcuno diceva che il naso si trovava nel negozio di Junker, subito la folla faceva ressa in modo che doveva intervenire persino la polizia. Di tutta la faccenda furon molto contenti i mondani e inevitabili frequentatori dei salotti, ai quali piace far ridere le signore e la cui provvista di bon mots era in quel periodo esaurita. Una piccola parte di persone rispettabili e benintenzionate, invece, era scontenta. Un signore diceva con sdegno di non capire come nel corrente illuminato secolo potessero diffondersi simili assurde invenzioni e si stupiva come mai il governo non si occupasse della cosa.

Scena VIII

Kovalèv (compare come se si fosse svegliato allora)

Lettrice Al mondo succedono le cose più inverosimili. Talvolta manca persino la minima ombra di verosimiglianza: improvvisamente quello stesso naso che era andato in giro con il grado di consigliere di stato e aveva provocato tanto rumore in città, come se niente fosse ricomparve al sua posto, ossia tra le due guance del maggiore Kovalèv.

Naso (compare il naso che dopo aver compiuto qualche evoluzione si accosta a Kovalèv, lo abbraccia e lo trascina fuori scena)

Kovalèv (rientra tastandosi il naso ritornato al suo posto e si siede alla tavola)

Naso (rientra a volto scoperto, con indosso un camice da barbiere e un catino col necessario per fare la barba; alle domande di Kovalèv risponde a gesti)

Kovalèv Hai le mani pulite?Bugiardo! (il Naso mostra le palme al pubblico poi le mostra a Kovalèv) Be’, e stai attento! (il naso insapona, poi dopo aver esitato a lungo, afferra la punta del naso e solleva il viso di Kovalèv)Attento! (rasatura, asciugatura con un panno. Kovalèv se ne va ringalluzzito)

Lettrice Ecco dunque quale storia accadde nella nordica capitale della grande madre Russia. Ora soltanto, considerando tutto, vediamo che in essa c’è molto d’inverosimile. Per non dire del fatto che il distacco soprannaturale del naso e la sua comparsa in vari luoghi sotto le spoglie d’un consigliere di stato è una cosa troppo strana. Come aveva potuto Kovalèv non capire che non si può mettere un avviso su un giornale a proposito di un naso? Non lo dico qui nel senso che il prezzo per l’annuncio sarebbe stato troppo caro: questa è una sciocchezza, io non appartengo al novero delle persone attaccate al denaro. Ma è sconveniente, imbarazzante, non sta bene! E poi ancora: come fece il naso a trovarsi nel pane appena sfornato… ma la cosa più strana, più incomprensibile è che degli scrittori e degli attori possano dedicarsi a simili argomenti. No, no, non posso proprio capire. In primo luogo non ne viene decisamente alcun vantaggio per la società e per la cultura, in secondo luogo… ma anche in secondo luogo non ne viene alcun vantaggio. Semplicemente non so cosa significhi tutto questo…

Voce E tuttavia, malgrado ciò, si può anche ammettere e l’una e l’altra cosa, e anche una terza… già, perché dov’è che non si verificano delle cose inverosimili? E a rifletterci bene, in tutto questo, davvero qualcosa c’è. Si può dire quello che si vuole, ma simili avvenimenti al mondo accadono, di rado, ma accadono…

FINE
Nikolaj Vasil'evic Gogol', ucraino come Cechov (1809-1852) per nascita, romano (quanti lo sanno!) di adozione, fu un brillante e discusso scrittore: notissime le sue opere "Il cappotto", "Il revisore", "Le anime morte".
Il "Naso" è un racconto, pubblicato nel 1836, talmente vivido e strampalato da avermi indotto a ridurlo in questo adattamento teatrale, che la mia Compagnia ha rappresentato a maggio del 2003 in quel di Mappano (TO).
Gogol si era messo in testa di avere una missione moralizzatrice del suo Paese; questo utopia unita ad una crisi mistica e a quella che oggi chiamiamo depressione lo condusse a morte prematura. Requiescat.
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Maschera allestita per la rappresentazione de "Il naso". Allestimento di (Laura Lazzari, azioni mimiche di Rita Rosestolato.
Prove... open air a Mappano (6 giugno 2003)
Una scena movimentata.
Da sinistra:
* Giovanni Moro
* Nico Castello
* Mirella Cassarino
Rita Rosestolato, brillante interprete de "Il naso" (maggio 2003)
La compagine che interpretò, in occasione della 5° edizione del Maggio Mappanese, la "FOLLIA DEL VIVERE", spettacolo composto da quattro atti unici: "Il naso" di G. Moro (da Gogol') e "La notte prima del processo", "Tragico suo malgrado", "Il canto del cigno" di Cechov. Da sinistra:
* Eugenio Cassarino
* Mirella Cassarino
* Guido Volante
* Enrica Gioda
* Giovanni Moro
* Umberto Masini
* Elisa Poncini
* Giusy Russo
* Rita Rosestolato
*
* Gilda Berto
* Carmen Tanzi
* Lalla Volante
* Franca Rubino
Nico Castello non figura perchè - per l'occasione - era dietro all'obiettivo.
Laura Lazzari - che rifiuta categoricamente di farsi fotografare - è raffigurata nella home page, con in mano un cagnolino.