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FIABA DI NATALE 1997 anni fa, uno più uno meno, nasceva in quel di Betlemme un bambinello cui venne posto il nome di Gesù. Da innumerevoli anni quella nascita viene celebrata con la più bella e gioiosa festa che l’umanità abbia inventato. La festa della nascita di un bimbo, un bimbo che, divino o no che sia, rappresenta pur sempre la speranza di un mondo migliore. Sia che si creda o meno che quel bimbo, nato due millenni fa sia un Dio, la gente festeggia in questa ricorrenza una delle pochissime cose veramente buone che gli adulti, che questi adulti presuntuosi, rissosi e pasticcioni, caparbi e sciocchi riescono a fare: mettere al mondo una vita nuova. Il bambinello in questione ha scelto di venire al mondo 20 secoli fa, all’epoca degli imperatori romani. Perché? Nessuno potrà mai dirlo. Ma se avesse spostato la sua nascita ai tempi nostri, se avesse scelto questo travagliato 1997 (tanto non è cambiato mica niente in fatto di anni travagliati, la gente è travagliata oggi tanto quanto lo era sotto l’imperatore Tiberio, o sotto Carlo magno, o sotto napoleone): se avesse scelto, dicevo, di nascere ai nostri giorni, come sarebbero andate le cose? Proviamo… così, in un attimo di irriverente follia, ad immaginare gli eventi! Siamo alla fine dell’anno. Incassata la tredicesima, un certo Giuseppe, operaio falegname in una fabbrica di mobili della Brianza, carica moglie e bagagli sull’utilitaria per il rituale ritorno al paesello natio, ed insieme con altri 20 milioni di viandanti si mette in cammino – pardon! In viaggio. La signora che gli sta accanto è una giovane dal volto bianco e dagli occhi dolci e sereni, vistosamente incinta. Giuseppe, già un po’ anzianotto, pancetta e calvizie come da copione, ogni tanto guarda perplesso quel grosso involucro che nasconde e protegge un bimbo: non ha in effetti capito bene cosa sia capitato, ma Maria – questo è il nome della mogliettina – gli ha sorriso così dolcemente dandogli l’annuncio della sua maternità, che non ha osato obiettare. E poi, a quegli amici dell’osteria che… be’… insomma… avevano avuto tanto da ridire e criticare a mezze voci e mezzi sorrisi quando si era sposato la ragazzina… beccatevi questo! Certo che ci è voluta una bella dose di incoscienza per mettersi in viaggio con una donna in quelle condizioni, ma, si sa, di fronte alla prospettiva di una vacanza anche i santi possono perdere il lume della ragione. Tuttavia non è solo un viaggio di piacere quello che i due coniugi stanno compiendo: essi nel 1997 hanno, esattamente come avrebbero avuto nell’anno =, una ragione giuridica per muoversi: questa volta non si tratta di un censimento, anche se si tratta pur sempre di un affare di burocrazia: hanno presentato domanda di condono edilizio per la casetta abusiva costruita al paese, la dove, per mancanza di un piano regolatore, nessuno ha mai detto loro che non si poteva fare. Una bella casetta semplice, proprio attaccata ad un tempio antico, così vecchio e cadente che non si capisce cosa aspettino a buttalo giù, tanto è una cosa che interessa soltanto ai turisti giapponesi e per quelli se ne può fare uno di plastica, tanto mica se ne accorgerebbero. Mah… certo che se il condono non andasse a buon fine al Giuseppe butterebbero giù la casetta e in più ci rimetterebbe anche i soldi versati, ma da che mondo e mondo non è mai stato buttato giù nemmeno un grattacielo costruito sul mare, figuriamo se si perderebbe il tempo a buttare giù la casetta del Giuseppe! I due sono in viaggio da parecchie ore e Giuseppe non fa altro che almanaccare sul suo problema. E di tempo per pensare ne ha avuto davvero tanto: a Cremona ha viaggiato su di uno strato di letame sparso dagli allevatori in rivolta, a Reggio ha incontrato file di trattori di altri allevatori che protestavano per le quote latte, a Frosinone i TIR a passo di lumaca per il gasolio troppo caro, a Napoli fermo per il blocco dei tifosi che volevano tagliare la testa di Ferlaino, in Calabria per poco non va fuori carreggiata deragliando a causa delle olive sparse dai produttori insoddisfatti delle quote CEE, a Villa san Giovanni i traghetti minacciavano di non partire se non davano l’aumento… insomma non si arriva più! Ad un tratto la sposa ha un sobbalzo ed inizia ad agitarsi e a gemere: Sposo mio, credo che il tempo sia giunto! Ma santa Madonna (oh! Scusami!) si, insomma, proprio adesso? La sposa gli sorride con quel suo volto pallido e dolcissimo, e Giuseppe non se la sente di aggiungere altro. Usciti fortunosamente dal primo svincolo dell’autostrada, raggiungono faticosamente il primo paese un po’ grande e dotato di ospedale, mentre Maria geme sempre meno sommessamente per quanto sempre con tanta dolcezza. In coda alla recepito_ Desiderate? Dovrei fare ricoverare mia moglie… Spiacente non c’è posto. Ma sta per avere un bambino… Benissimo, congratulazioni, con questa contrazione delle nascite è sempre un piacere sapere che sta per nascere un bimbo! Ecco qua, è prenotata… appena si libera un letto le telefoniamo! E non dimentichi l’impegnativa, il tesserino della ASL, il codice fiscale e l’ultima ecografia… avanti un altro?! Il tono è cortese ma non ammette repliche. Giuseppe è sconcertato, ci pensa un po’ su, poi ha l’idea luminosa! Andiamo al Pronto Soccorso! Che c’è? Ecco vede, mia moglie… Si metta in coda, ci sono tutti questi prima! E l’infermiere con un gesto plateale indica una torma di 250 bambini urlanti accompagnati ciascuno da sei o sette genitori urlanti anch’essi (ma quando arrivano al pronto Soccorso quanti genitori hanno i bambini?). Un pargolo durante la mensa scolastica ha avuto mal di pancia ed all’istante tutti gli altri 249 componenti la popolazione scolastica si sono sentiti male per simpatia. I genitori urlano all’avvelenamento e vogliono la testa, in ordine di priorità, del sindaco, del preside, del bidello e qualcuno anche quella di Prodi, mentre all’esterno la polizia è impegnata in ripetute cariche contro un gruppetto di tifosi inglesi che, avendo sbagliato aereo, credevano di essere a Dortmund per distruggere il Borussia. Comunque i tifosi inglesi una carica della polizia la meritano comunque. Detto ciò l’infermiere si tuffa nella marea vociante facendosi largo a colpi di machete. Giuseppe guarda Maria, sempre più pallida e sempre più dolce e sorreggendola amorevolmente l’accompagna fuori dal nosocomio. Non sa che fare, e nella sua confusione non ha pensato di ricorrere all’unica risorsa degli affitti, telefonare al Gabibbo o scrivere a “Specchio dei tempi”. Fanno quattro passi perché si sa che camminare un po’ durante il travaglio fa bene. L’ospedale, nuovissimo, era stato costruito, per ragioni di economia, in mezzo ad un parco archeologico di cui era sopravvissuta un’unica capanna del tardo neolitico, ancora intatta perché usata come deposito degli attrezzi, e dove il custode teneva qualche animale da cortile, giusto per passare il tempo durante le ore di servizio. Giuseppe e Maria giungono fortunosamente alla provvidenziale capanna e con molto sollievo, perché la sera era ormai scesa da un pezzo e l’aria si era fatta gelida. All’interno il tepore è generato da un vecchio bue e da un minuscolo asinello, vecchi amici nella buona e nella cattiva sorte. Gli inaspettati visitatori vengono accolti festosamente dall’asinello con brevi ragli di benvenuto, perché è indicibilmente stufo di sentirsi raccontare dal bue per l’ennesima volta tutti i dettagli della sua dolorosa menomazione. Nasce così il Bambino. Maria lo avvolge in un rotolo di scottex e lo depone su di un sacco di mangime integrato della celebre ditta Raggio di Sole. Quattro ore più tardi i telegiornali RAI e MEDIASET, La7, l’ANSA, la CNN e la REUTER escono a titoli cubitali: Nuovo caso di malasanità in Italia. Respinta dall’ospedale partorisce in una stalla! Un quarto d’ora dopo NOVELLA DUEMILA, CRONACA VERA, GENTE E CHI sono già lì a disputarsi i diritti per l’esclusiva fotografica a suon di milioni. Maria guarda malinconicamente (e dolcemente) fuori dalla finestrella: ci sono tante luci per l’aria, ma non sono stelle, sono i fari delle telecamere ed i flash dei fotografi che riprendono i tre Magi venuti a rendere omaggio al nuovo nato. Sono Rutelli, Fini e Bertinotti. Pannella invece è seduto davanti alla porta dell’ospedale con un cappuccino in mano e digiuna. Passano gli anni. Gesù cresce in bontà e sapienza. Si sottopone senza un lamento alle vaccinazioni obbligatorie, supera di buona lena gli esami delle Elementari, delle Medie e del Liceo, si laurea in Scienze Politiche ed intraprende la sua Missione. Scopre ben presto che nessuno gli da’ retta, nemmeno gli sfaccendati di Hide Park, nemmeno Santoro, nemmeno Maurizio Costanzo, perché dei predicozzi sul non rubare, non ammazzare e non desiderare la roba e la donna d’altri alla gente non glie ne importa un fico secco. Allora Gesù vorrebbe andare nell’orto del Getzemani, ma non può perché ci sono i carri armati. Si accontenta allora di un angolo tranquillo dell’Idroscalo e piangendo rivolge in alto una preghiera: Padre mio che sei nei Cieli, ma che è successo? Qui sono tutti matti, qui le feste si santificano a Bardonecchia, il venerdì la gente va al ristorante, a Pasqua mangia ancora l’agnello ma alle Maldive, nel Tempio non ci sono più i cambiavalute ma una banca internazionale che ricicla i narcodollari, a Gerusalemme non si entra più a dorso di mulo ma in auto blindata e se tenti di far sentire la tua voce arrivano gli infermieri e ti ficcano una fiala di Valium… Padre, io poteri anche morire per la redenzione dell’umanità, ma Tu sei sicure che questa umanità ha voglia di essere redenta? Ti prego allontana da me questo calice! E domeneddio commosso lo accontentò. Quante fandonie vi ho racontato! Per nostra fortuna Gesù sapeva bene quel che si doveva fare ed è per questo che è venuto al mondo non oggi, ma 1997 anni fa, per far dono ai nostri bambini della storia più bella che mai sia stata scritta in tutto il mondo. Non concluderemmo bene, però, questo racconto natalizio se, come tutti i bimbi buoni, non scrivessimo anche noi la letterina a Gesù bambino con la richiesta dei doni per questo Santo natale: facciamolo tutti quanto assieme. Prendiamo carta, penna e calamaio e scriviamo: Caro Gesù Bambino, tu che sei tanto buono, 1)portaci un governo che governi, 2)portaci un ministro che amministri, 3)portaci un giudice che giudichi, 4)portaci un giornale che informi e non dica bugie, 5)portaci una polizia che ci protegga, 6)portaci una televisione che ci diverta, 7)portaci un insegnante che ci insegni, 8)portaci un dottore che ci curi, 9)portaci…. … aspettate un attimo che rileggo… dunque… un governo che governi… un ministro che amministri… un giudice che giudichi… un giornale che informi… mi viene un atroce dubbio… non sarà troppo anche per il Padreterno??? BUON NATALE A TUTTI!!! Giovanni Moro | |