| Dove si aggiungono alcune note chiarificatrici al testo. |
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• Questo racconto è - per quanto possibile e fatte salve le spesso diffoermi interpretazioni degli studiosi circa quei lontani eventi -storicamente documentato, tranne ovviamente per quanto riguarda la vicenda sentimentale di Tutmosi e Nefertiti. Molti scrittori di cose egizie non esitano ad affermarla come possibile, essenzialmente in base a considerazioni estetiche e psicologiche. |
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| QUESTO E' L'IMPONENTE COMPLESSO PIRAMIDALE DI SAQQARA DEL RE DJOSER. CONOSCIAMO IL NOME DELL'ARCHITETTO CHE PROGETTO' LO STRAORDINARIO MONUMENTO: IMOTHEP. |
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NOTE.
• Trattandosi di tempi tanto remoti, e malgrado la sterminata messe di informazioni che sono pervenute sino a noi, è inevitabile parlare di ‘storia’ nei limiti entro i quali si mescolano certezze, congetture e dubbi. Sono tantissime le tessere ‘sciolte’ di questo immenso mosaico, e ogni studioso tenta di trovar loro una collocazione spesso sulla base di convinzioni personali o discordi letture dei reperti.
• Le date qui utilizzate seguono una delle tante cronologie elaborate dagli storici; il lettore potrà trovarne altre che possono differire anche di parecchi decenni. Gli antichi Egizi non avevano un calendario storico, contavano gli anni in base al regno dei vari re, e quanto a noi pervenuto lascia margine ad interpretazioni spesso tra loro discordi.
• Le libertà che Nefertiti si prende in questo racconto possono sembrare eccessive anche al più accondiscendente dei moralisti moderni. In realtà a quei tempi le donne egizie godevano di una condizione di libertà o addirittura di privilegi che non ha altri riscontri se non ai nostri giorni nei paesi occidentali. Giuridicamente la donna era posta in pari condizioni con l’uomo e riceveva il medesimo trattamento salariale. Nel matrimonio conservava il proprio patrimonio e aveva il diritto di chiedere il divorzio. La legge puniva piuttosto severamente l’infedeltà ma-schile mentre era più tollerante verso quella femminile; tuttavia non si hanno notizie di procedimenti penali per simili reati. |
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(1) Molto meno nota ed osannata rispetto alle piramidi di Giza, è in realtà questo il più stupefacente impianto funerario mai realizzato al mondo, una vera ‘Summa Teologica’ dell’antico credo. Si pensi che consta di un recinto di 544 per 277 metri, per un totale di 15 ettari, con muraglie alte 10 metri; nel suo interno oltre ad edifici di varia natura esiste, sottostante alla piramide, una rete di pozzi e cunicoli profonda mediamente trenta metri che da adito alla camera funeraria reale e a quelle riservate alla famiglia. Molti ambienti sono decorati con piastrelle di maiolica verde smeraldo, di straordinaria fattura, ma ciò che ancor oggi sbalordisce è il ritrovamento di 40.000 (proprio così, quarantamila!) pezzi di vasellame tra brocche, piatti, vassoi, ciotole tutte in pietra di vario tipo. In gran parte frantumati dai crolli, ne sono stati ricomposti sino ad oggi circa 8000 pezzi.
Nel Museo dei Cairo, al centro della galleria 46, è esposta la statua a grandezza naturale (la prima al mondo) del faraone. Aveva gli occhi in cristallo di rocca, oggi perduti, con i quali, attraverso una apposita apertura praticata nella parete della camera funeraria, poteva guardare verso la Stella Polare e le costellazioni ‘intramontabili’, sua residenza nell’aldilà. |
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| (2) La stele ritrovara ad Amarna è oggi al Museo Statale di Berlino, n° 17813 di catalogo. La mummia di Smenkh-ka-re, deceduto all’incirca ventenne, potrebbe essere quella trovata nella tomba 55, nella valle dei Re, e rappresenta un notevole enigma per gli studiosi. Pur trattandosi di una salma inequivocabilmente maschile, è stata composta, con il braccio destro disteso lungo il corpo e quello sinistro serrato sul petto, nella collocazione tipica delle regine e delle principesse; portava inoltre non l’ureo, ma una corona a forma di avvoltoio, simbolo anch’esso delle regine. Questi reperti, unitamente alla stele, hanno portato gli studiosi più immaginifici a pensare ad un rapporto omosessuale con Akhenaton, causa dell’allontanamento ed alla caduta in disgrazia della Bella. Dello stesso parere è L. Woolley, che scrive a proposito della ‘damnatio memoriae che la regina subirà nell’ultima fase del regno: ”Questo sarebbe stato un affronto aperto nel caso che la regina fosse stata ancora viva (e lo era!Q n.d.r.) e, nel caso contrario poi, un marito devoto non avrebbe certamente colto quell’occasione per far sparire quei segni che ne perpetuavano la memoria”. |
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| QUESTO è IL CRANIO DELLA SALMA INUMATA NELLA TOMBA KV55 DELLA VALLE DEI RE. AKHENATON O SMENKARE? SI NOTI COME LA VISTOSA DOLICOCEFALIA CONCORDI CON MOLTI RITRATTI DI AKENATON A NOI PERVENUTI. |
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| Questo è il ritratto scultoreo di una delle figlie di Akhenaton. Indubbiamente non può non esservi un nesso genetico e somatico. |
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| Quuest'opera è conservata al museo del Cairo. |
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| (3) La finestra delle apparizioni è rappresentata a lato. |
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| (4) La traslitterazione esatta del nome dello scultore è: Djehutymose. La descrizione qui data del suo opificio è conforme alla scoperta archeologica. |
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| (5)L’uso del cocchio come veicolo da trasporto civile è comparso proprio all’epoca di Amarna. Carri e cavalli, di derivazione asiatica, avevano avuto sino ad allora un impiego esclusivamente bellico, come è documentato dalle imprese di Tutmosi III. |
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(6) I canti d'amore sono autentici. Si veda: Letteratura e poesi dell'antico Egitto, traduzione di Edda bresciani, ed. Einaudi,1969.
Anche se l’uso di vesti trasparenti e la generosa esibizione delle grazie femminili sono documentati in ogni epoca dell’Egitto Classico, la nudità risulta abituale per lo più per i fanciulli (come la ragazzina di alto censo – desumibile dalla collana e dalla cintura in foglia d’oro – raffigurata in una statuetta in legno conservata a Torino), le giovani serventi e le donne di spettacolo. Nel periodo della nostra storia invece è costume abituale per la famiglia reale e la corte ed è talmente esaltata in tutte le raffigurazioni da far ritenere che avesse un significato rituale, di massima comunione con il dio sole. Si vedano questi due esempi, da rilievi di una stele e di una tomba di Amarna, nei quali la nudità di Nefertiti e delle figlie ha certamente un significato legato al culto.
Malgrado questo, la sterminata documentazione iconografiche che ci è giunta dagli antichi Egizi è sorprendentemente casta. I genitali maschili vengono raramente riprodotti e degli atti osceni si hanno solo sporadiche raffigurazioni in testi licenziosi; la nudità femminile non è mai oggetto di volgarità. Questo non significa che quel popolo non si abbandonasse al piacere, come tutti e in ogni tempo. Eccezione alla regola, un papiro conservato a Torino, che mostra in maniera decisamente scurrile i passatempi regali del faraone Ramsete II. |
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| ************************************************************************************Scene di musica e danza |
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| (7) Il gioco senet è composto da una scacchiera rettangolare e da due tipi di pedine. Non ci sono pervenute particolari indicazione sulle regole: sappiamo solo che le pedine assumevano certi valori mediante il lancio dei dadi o di piastre numerate. |
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| ************************************************************************************Scacchiera per il gioco "senet" in ebano e avorio |
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| Dal corredo funebre di Tutankhamon |
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| (8) La musica aveva molta parte nella cultura egizia. V’era musica sacra, musica funebre e musica conviviale. Gli Egizi non usavano notazione musicale, pare infatti che fosse la voce a condurre la melodia, mentre gli strumenti avevano compiti di accompagnamento. Nella musica conviviale si usavano arpe, liuti e cetre mentre mancavano gli strumenti a fiato. Nella musica sacra invece si usavano anche sistri e strumenti a percussione. Anche la danza poteva avere valore sacro e di intrattenimento e sono numerose le rappresentazioni di danzatrici che si esibivano nude. |
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| (9) Gli usi e i costumi cui si fa cenno nel racconto sono tutti ampiamente documentati dai reperti iconografici; i canti d’amore riportati sono coevi dei protagonisti. Il primo, che ha per titolo “Desideri d’amore”, è contenuto in diversi ostraka conservati al Museo del Cairo, il secondo, intitolato (arbitrariamente in quanto sono andati perduti il titolo ed i primi versi) “La potenza dell’amore” è nel papiro Harris n° 500 conservato a Londra. |
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(10) Questa è la ‘preghiera’ innalzata da Panhesi ad Akhenaton come dio:
Innalzo lodi fino all’alto dei cieli
Prego il Signore dei Due Paesi, Akhenaton
Dio del destino, datore di vita, Signore dei comandamenti
La luce di ogni terra
Dal cui sguardo si origina l’esistenza
Il Nilo dell’umanità
Il cui Ka rende sazi
Dio, che crea il grande e consola il povero
Aria per ogni naso attraverso il quale respira
Si noti che Aton è un dio universale che da vita a tutto il mondo e non solamente al Paese del Nilo, mentre il faraone, qui identificato come il Nilo stesso, rimane il dio nazionale, come è evidente dagli appellativi |
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| (11) L’epidemia di peste è attestata nella ‘Stele della Restaurazione’ di Tut-Ankh-Amon in cui si legge. “la terra soffriva di un grave morbo e gli dei erano indifferenti alla sua sorte”. Il giovane sovrano rimise sugli altari gli antichi dei, e la peste cessò. |
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(12) La corrispondenza con Shuppiluliuma è riportata in lingua accadica (la lingua della polita internazionale) nelle oltre diecimila tavolette scoperte a Bogazchoi e che riportano, tra l’altro, i citati annali di Mursili II.
La corrispondenza con Tushratta è stata fortunosamente trovata in un archivio di Akhetaton: nel 1887 una contadina era intenta a raccogliere il sebach, la fertile terra derivante dalla decomposizione degli antichi mattoni di fango disseccato al sole, quando si imbattè in in un’enorme quantità di tavolette in terracotta con strani segni sconosciuti in Egitto. Si trattava infatti della scrittura accadica, la lingua Assiro-Babilonese usata nelle transazioni diplomatiche. Le tavolette finirono al mercato clandestino e si dispersero nel mondo. I maggiori lotti si trovano oggi a Berlino e a Londra; altre tavolette, molte delle quali ridotte in frammenti, sono al Cairo e ad Oxford. In totale sono 385. |
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(13) Nel Museo dei Cairo è conservata una maschera in gesso trovata ad Amarna. La sua identificazione è incerta, gli studiosi sono però dell’avviso che sia quella del cadavere di Nefertiti. Si notano gli zigomi leggermente pronunciati, la fronte un po’ arcuata, le sopracciglia lunghe e sottili. I globi oculari sono depressi e le palpebre chiuse. Anche la bocca è chiusa, però le labbra, anche se rilassate sembrano mantenere una traccia del sorriso appena percettibile, che affiora soltanto per chi contempla a lungo la maschera. “Non ci sono dubbi – scrive P. Vandenberg, uno dei tanti innamorati della Bella – la copia in gesso è firmata Tutmosi; nessun altro scultore, né prima né dopo di lui ha mai più raggiunto tanta perfezione artistica; soltanto lui e al suo tempo può essere attribuito tanto realismo, tanta pregnanza”.
Se Tutmosi realizzò la maschera funebre della Bella, da cui ricavare la maschera per la mummia, significa che è sopravvissuto alla sua adorata regina. Qui si è ipotizzata una morte repentina dell’artista perché il suo laboratorio fu trovato dagli archeologi intatto e come abbandonato precipitosamente da tutti gli occupanti. Un’epidemia di manzoniana peste giustificherebbe assai bene questo fatto; non abbiamo notizie di fatti violenti.
Ancora a proposito del declino della Bella, il destino ha voluto che giungesse fino a noi anche l'impietosa immagine riprodotta a lato.
… And the Heiress, Great in the Palace, Fair of Face, Adorned with the Double Plumes, Mistress of Happiness, Endowed with Favours, at hearing whose voice the King rejoices, the Chief Wife of the King, his beloved, the Lady of the Two Lands, Neferneferuaten-Nefertiti, May she live for Ever and Always
La figura qui illustrata manca nei testi comunemente consultabili, ma è stata di recente pubblicata in un articolo statunitense che sfortunatamente non ne dichiara l’attuale collocazione. La Bella ha il viso segnato dall’età e dalle vicissitudini; il corpo denuncia le maternità con sconcertante realismo, eppure, a ben guardare, nel volto si percepisce un fascino che non ha subito corruzione.
Scoperte e illazioni paiono comunque non avere fine. Nel 1981 un archeologo francese ha posto attenzione a tre mummie della XVIII dinastia rinvenute, adagiate una accanto all’altra, nel sepolcro di Amenofi II. Appartengono una ad una anziana signora, la seconda ad un giovinetto e la terza ad una donna. Tutte e tre sono anonime. Oggi gli studiosi pensano che possano appartenere alla regina Tuja, al principe Tutmosi, l’erede al trono di Amenofi III morto prematuramente, e alla Bella. La terza salma, spogliata delle bende, mostra un profilo sbalorditivo per somiglianza con i ritratti che conosciamo. |
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| (14) Umu-hank-o fu un cerimoniere, celebre per il suo sapere (non certo un uomo zotico e brutale). Costui aveva invitato la Bella ad una festa, e la sovrana accettò l’invito. Mentre era su di un divano fu avvicinata dal cerimoniere, il quale “volle esserle troppo vicino…”. Nefertiti non gradì simili attenzioni: il molestatore fu processato, condannato, legato ad un carro carico di pietre e spinto nel deserto a frustate. Morì dopo dieci giorni di agonia. I documenti relativi a questo episodio sono stati trovati nell’archivio di Amarna nel 1971. Una dimostrazione in più che coi potenti non si può ardire di essere i primi a condurre il gioco. |
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(15) Akhenaton era veramente malato? Alcuni lo negano, affermando che le gravi deformità sono solo una espressione artistica e citano Modiglini. Spesso le deformità del cingolo pelvico e delle coscie sono attribuite anche alla consorte ed alle figlie, tuttavia è assai difficile intravedere in questo una qualche ragione estetica o religiosa plausibile. Il grande Chapollion, che visitò Amarna molto fugacemente scrisse nei suoi appunti: ”Le Roi très gras, gros, ventru. Formes féminines… grande morbidezza(in italiano)”. Nulla a che vedere con la bellezza efebica e sensuale di questo ritratto di età giovanile, oggi al Museo del Cairo. I primi studiosi, quali Wilkinson, ai cui disegni dobbiamo la conservazione di molti reperti andati perduti, von Humboldt, Bunsen e perfino il grande Lepsius ritennero Akhenaton una donna ; lo storico Giuseppe Flavio (II secolo d.C.) non è certo del sesso sia del faraone che di Smenkarè. Mariette e Maspero insinuarono l’ipotesi che fosse eunuco.
E’ bene ricordare che Amenofi III aveva un harem con centinaia di donne, tra mogli secondarie, concubine, dame e ancelle. Con l’ascesa al trono del figlio di queste persone si è persa ogni traccia, malgrado fosse diritto-dovere del nuovo faraone prendere il posto del predecessore anche nel gineceo. Recentemente la ‘virilità’ del IV Amenofi viene rivalutata e gli viene attribuita perfino un’amante, la dama Kija ‘amata dal re’ che compare in qualche raffigurazione, molto frammentaria e oggetto di antiche correzioni, al seguito di Nefertiti; la quale Nefertiti sarebbe stata allontanata a causa di questa rivale, ma si tratta di congetture insensate. E’ assai più logico pensare che il faraone, già preda di esaltazioni mistiche e deliranti, non fosse più, negli ultimi anni del regno, ‘compos sui’, e questo avrebbe provocato la separazione di fatto con la regina. Altro punto molto dibattuto tra gli studiosi è l’identifi-cazione di Nefertiti con Taduchipa (entrambe realmente esistite). Molti contestano tale identità e vorrebbero – senza peraltro alcuna prova documentaria ma solo sulla base di convinzioni personali - ricondurre le origini della ‘Bella che qui venne‘ nell’ambito della corte del Terzo Amenofi. Non si spiega però altrimenti né il nome né la corrispondenza con Shuppiluliuma: solo una sovrana di origini non egizie avrebbe potuto chiedere un marito ‘politico’ straniero, per di più Ittita. Si deve riflettere sul fatto che un matrimonio con un principe di Chatti avrebbe veramente scongiurato una guerra con quel paese, ora all’apice della potenza, non solo, ma una simile alleanza avrebbe allontanato le minacce alla corona provenienti dall’interno del paese, ossia dai sacerdoti di Amon e dall’esercito ora comandato da Haremeb. Altri vorrebbero identificare la Dachamunzu con la vedova di Tuth-Ankh-Amon, ma questa ipotesi non ha senso. |
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Potrebbe essere questo ciò che ci resta della BELLA CHE QI VENNE? |
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