DAMA CRISTALLO
 
  LA FIABA DELLA DAMA DI CRISTALLO DI ROCCA
************************************************************************************

Un giorno *, sdraiata accanto a Dom con il capo nella nicchia della sua spalla, chiese in un sussurro:
"Dom, come è potuto accadere tutto questo?"
Dom fu scosso da quella domanda inaspettata. Si alzò a mezzo e fissò a lungo la sua amante, poi si sporse verso il proprio comodino e ne trasse un libro.
"La spiegazione è semplice ed intuitiva, ma te ne darò conto con le parole di un antico, un medico di Ginevra di nome Nathan Albineo, di cui ho avuto notizia da Valerio Evangelisti. Nel suo libro "Bibliotheca chemica contracta" il medico scrive: "E' vero senza inganno, certo e verissimo. Ciò che è in basso è come ciò che è in alto, e ciò che è in alto è come ciò che è in basso, per fare i miracoli della Cosa Una. E poichè tutte le cose sono e provengono da una, tramite la mediazione di una, così tutte le cose sono nate da questa unica cosa mediante adattamento. Il Sole è suo padre, la Luna è sua madre, il Vento l'ha portata nel suo ventre, la Terra è sua nutrice. Il Padre di tutto, la perfezione di tutto il cosmo è qui. La sua forza e il suo potere sono interi se è convertita in Terra. Tu separerai la Terra dal Fuoco, il sottile dallo spesso, dolcemente e con perizia. Sale dalla Terra al Cielo e nuovamente discende sulla Terra, ricevendo la forza delle cose superiori e inferiori. Con questo mezzo avrai la gloria di tutto il cosmo e l'oscurità fuggirà da te. E' la forza forte di ogni forza: perché vincerà ogni cosa sottile e penetrerà ogni cosa solida". Ecco, credo sia chiaro. Io ho fatto esattamente così"
* non rispose. Dormiva quietamente nell'incavo della spalla di Dom.
************************************************************************************
L'esile figura della dama di cristallo di rocca si stagliava innanzi alla grande monofora dagli antichi vetri rotondi. Immersa in pieno sole, i barbagli dei sette colori, profusi dalle sfaccettature dell'ampio vestito di pietra delle fate, si intersecavano e si mescevano in fantastici connubi generando mille nuove tinte. Il volto della dama era pellucido come l'opale, ma gli occhi color del metallo forgiato erano perduti ad oriente in un cielo lontano.

Dom, seduto al piccolo scrittoio di legno e velluto cinabro, osservava la figura immobile con sguardo devoto e timoroso. Dopo un tempo infinito, con gesto cauto tolse dal portacarte un grande foglio color ambra, intinse la penna nel calmaio e prese a scrivere.
************************************************************************************
Vedi, amico foglio di carta, che il destino mi costringe ad eleggerti ancora mio confidente. Non riesco a rendermi conto del tempo che è passato da quei giorni d'estate, felici o dolorosi non saprei dire, folli certamente, nei quali ti scrissi molte lettere, ricolme di una struggente emozione. E tu, ora, non sai essermi d'aiuto, beffardo foglio di carta di pecora! Il pennino stride sul tuo ventre come quello di un antico amanuense, ma non è più il tempo della gloria dei salmi.
Vedi tu stesso in quale pena io mi trovo. Anche il tuo iride opaco può scorgere colei che rincorsi invano nel deserto della lontana Africa, che adorai in silenzio tra le colline d'Andalusia, colei che mi costò prigionia e rimpianto, odio ed desiderio. Colei che l'insania del poeta creò dal fuoco, dall'aria e dalla luce, dandole carne e dolore, lussuria e vanità. Colei che in acque lontane tenne tra le braccia, ed ora è l'incubo di una infinita follia.
Ora è una roccia cristallina, fredda, impenetrabile.
Vedi la dama di cristallo di rocca, pietra delle fate e dei portenti!
Ecco il trionfo delle arti perverse, o foglio!
Ecco colei che non posso accostare perchè la lucentezza si appannerebbe, non posso baciare perchè l'opale non ha calore, e non posso parlarle d'amore perche il suono della voce potrebbe ridurre i cristalli in frantumi.
Tu, testimone muto ed indifferente alle vicende del tuo creatore, osserva come l'uomo, unico vivente al mondo, possa generare e soffrire a causa di ciò che ha generato, sia col ventre di una donna sia con la mente di un folle!
************************************************************************************
Dom rilesse quanto aveva scritto, poi con un gesto irato gettò la penna ancor tinta d'inchiostro sul foglio dove aveva vergato le dolorose righe, spandendo una chiazza nera che rapidamente si rapprese. Con il capo tra le mani fissò il ghirigoro fintanto che esso perse i suoi contorni e si mosse, modellandosi in volute dapprima trsparente e quindi cilestri. Divenne cornice di due labbra sottili e delicate. Le labbra si unirono come per un lievissimo bacio affidato ad un refolo di vento, poi scomparvero senza più tornare. La macchia d'inchiostro riacquistò i suoi contorni e Dom la sua angoscia.

La dama di cristallo di rocca era immobile nella sua luce, prigioniera di se stessa e del suo padrone. Il sole oramai giunto al tramonto riversava un torrente di fuoco che inspiegabilmente si arrestava contro la vetrata senza osare di oltrepassare i vetri dalle spesse cornici di piombo. Fu il buio della notte, poi il monocromo raggio di una grande luna.

Dopo la straordinaria avventura occorsa in mari lontani, ove aveva plasmato a suo piacere l'alias carnale di una donna che non avrebbe mai potuto avere, Dom era tornato in patria con quella creatura, ed aveva trovato ospitalità nell'ala quattrocentesca di un antico palazzo. Al chiuso delle severe volte, le mura protettrici avrebbero potuto conservare in eterno l'illusione di vita della sua creatura. Una creatura che occorre desiderare e non possedere, che bisogna amare e non conoscere, con la quale è necessario congiungersi per una inter notte e non ad ogni quotidiane vespero. Troppo forte il risico che l'inebriante profumo di donna si tramuti in quello del soffritto di carota e cipolla.
************************************************************************************
Due giorni - o forse due secoli - prima era accaduto che, Mentre Dom seduto allo scrittoio di legno e vermiglio scorreva carte di una qualche importanza, * prese ad aggirarsi nella penombra dei vasti corridoi e delle severe stanze. Tentò mobili e cassettiere, che non contenevano alcunché di interessante. Osservò dipinti abbrunati dal tempo e preziosi specchi veneziani, arazzi logori e tappeti senza tempo. Poi, in un cadente armadio di legno di quercia, trovò finalmente un oggetto adatto a risvegliare l'interesse di una donna. Era un meraviglioso abito in broccato verde dall'ampia gonna, la vita sottile, uno scollo audace e le maniche a sbuffo. Puro, straordinaro settecento, in condizioni di meravigliosa freschezza. Profumava d'antico, si, ma non in modo sgradevole. Non v'era polvere nelle sie pieghe, le infinite sottogonne e le trine erano ancora candide e inamidate.
* fu sedotta da quell'incanto. Dispiegò l'abito e vi scivolò dentro. Senza difficoltà alcuna richiuse i ganci sulla schiena, adattò il seno alle coppe destinate a sorreggerlo e ordinò attorno a sè le pieghe della gonna e delle sottogonne. Trovò anche seriche calze bianche e scarpette di raso ricamato dall'alto tacco. Si ammirò nei molti specchi della camera e si piacque. Mancava purtroppo una parrucca argentata ed il ventaglio. Forse in qualche stipo avrebbe potuto trovare altro abbigliamento. Sorrise.

Dom la vide entrare scivolando leggera sulle pietre bigie del pavimento, con un soave fruscìo di seta. *, giunta al suo cospetto, si profuse in un ampio inchino ed andò ad inquadrarsi nella grande e lucente finestra.
Non vi fu tempo di profferire parola. L'abito parve scintillare come un silenzioso fuoco di artificio. Lo smeraldo del suo colore si scompose in mille altri colori, diventando sempre più luminoso e diafano. Brillò giallo come il sole d'agosto, poi rosso come il sole al tramontoe infine si tinse del non colore di un grande cristallo di rocca. Anche il viso divenne pellucido come l'opale, e solo gli occhi color del metallo forgiato brillavano di luce propria e non riflessa.
************************************************************************************
Dom scese in giardino. Ogni cosa era percettibile nel colore lunare, azzurro intenso come la luce di certi acquari. Sedette su di una panca di pietra. Una pozza d'acqua riflettè la sua immagine.
" Chi è il vero, tu od io? Tu che giaci costaggiù e ti agiti e t'increspi ad ogni spirare di vento? tu che posso distruggere lanciandoti un piccolo sasso o frugando tra i tuoi lineamenti con la punta del piede, ma che rapidamente ricomponi le sembianze senza nulla patire, od io che contorco le mie mani nell'amalgama del nulla? Tu che di nulla ti fai corazza, od io che del nulla faccio la mia condanna?"

La luce della luna quasi non produce ombre. La luce della luna non da' vita, la luce della luna stende su tutto un tenue sudario di morte. La luce della luna crea per l'amore un'illusione destinata a spegnersi poco dopo, col volgere del tramonto di quella sfera.
Nella mente di Dom, seguendo imperscrutabili percorsi, emerse il ricordo di una cometa. Per settimane il corpo celeste, identico a quello dipinto da Giotto, aveva solcato il cielo della notte estiva del 1997, suscitando emozioni. paure, cabale, profezie. Poi era scomparsa. Tornerà, dicevano. Don non ricordava quando sarebbe tornata. Poteva esse dopo un giorno, un anno, un millenio. Non importava. sarebbe comunque tornata, gelida per il suo mantello di ghiaccio, indifferente alle emozioni, alle paure, alle cabale, alle profezie. Indifferente, avvolta nel suo mantello di cristalli di ghiaccio. Anch'essa era una dama di cristallo. Forse un giorno il sole l'avvolgerà nel suo abbraccio ma non potrà mai farla sua. Morirebbe.
Nel frattempo la luna aveva continuato maestosa il suo ruotare, e si era immersa dietro ad una folta macchia di ontani.
Dom riprese la via di casa. Tornò nel suo studio. Da un cofanetto d'ebano trasse uno strumento metallico, lo percosse violentemente sul bordo dello scrittoio.
Il diapason emise una nota , acuta, limpida, immediatamente ampliata, moltiplicata dalle mille sonorità dei muri e delle volte.
La dama di cristallo di rocca fremette per un breve istante, poi come la luce della bacchetta di una maga si dissolse in finissima polvere d'argento, lasciando nell'aria il vago sentore di un'essenza profumata.
Il profumo di donna.
Dom sorrise. Quell'afrore non si sarebbe mai spento, e l'avrebbe percepito lui solo.
Nessun altro, tranne Dom.
FINE DELLA TETRALOGIA
TORNA AL SOMMARIO
Questa è l'ultima Fiaba della TETRALOGIA. Essa è un mero frutto della voglia di scrivere, influenza endemica della specie umana. Quasi.
Il cristallo di rocca è una fonte di pura ’energia. In sintonia con esso può guidare verso la chiarezza, illumina chi lo possiede.
Santa Ildegarda (1098 - 1179, suora benedettina, musicista e guaritrice) affermava che il cristallo è il cuore congelato dell’acqua che nemmeno i raggi solari riescono a sciogliere.
******************************************
Indubbiamente non v’è unanimità nel mondo scientifico sui limiti delle dimensioni spaziotemporali.I concetti che sinora abbiamo ritenuto fissi ed immutabili sono diventati ora obsoleti alla luce di nuove teorie che presuppongono un universo multidimensionale ove le le dimensioni fisiche e quelle psichiche o mentali si intersecano intimamente. Ricordiamo che lo spazio riproduce l’effetto cosiddetto ‘ fisarmonica’: un universo si espande altri si involgono o percorrono un cammino inverso.

Horrell Hart:. “Tutti i corpi fisici possono avere la loro contropartita, ossia corpi eterei che esistono grazie ad una attività psichica, entrambi gli spazi possono coincidere e penetrarsi, anche se il tempo non trascorre in qgual misura in entrambi i due spazi”

Jongh Van Amsyneek e Jean-Jacques Del passe: “Alla morte del cervello il salto quantico sincronizzato della corrente psicoenergetica, ciò che forma la personalità umana contenuta nelle molecole del cervello viene ‘lanciata’ con forza fuori dal contesto cellulare nel momento della morte definitiva, e possiamo considerarlo come un raggio di psicoenergia che conserva codificato l’immagine della nostra coscienza”

Doctor Maxwell: “Esistono manifestazioni di forza che nascono in noi stessi ma che hanno la loro origine in una coscienza collettiva”

Francesco Porro de' Somenzi(astronomo, direttore dell'Osservatorio di Torino): “Vi è un’azione di forme di vita differenti, non necessariamente spiriti di persone, senza entità psichica, che meritano di essere studiate”

José Ignacio Carmona Sanchez

.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
[ testo footer ]