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| Giovanni Moro |
| Studi sul cristianesimo delle origini |
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IL BENE, IL MALE
e la REDENZIONE |
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Duemila anni fa un Galileo, Jehoshua bar Joseph, in aramaico detto Jehù, poco più che trentenne, di famiglia piccolo borghese, colto per studi biblici e filosofici vagamente mistico-pauperistici, facondo oratore e catechista della Torah che spiegava al popolo con lunghe omelie estremamente affascinanti ma di difficile comprensione, si mise a predicare – dopo aver subito il fascino di un eremita, Giovanni detto il Battista perché predicava l’imminente avvento di un Messia inviato da Dio e purificava la gente con l’acqua del fiume Giordano – che il Regno di Dio era ormai imminente e che vi avrebbero avuto accesso chi si fosse messo al suo seguito e ascoltato la sua parola.
Dopo un anno o poco più di predicazione durante il quale si era fatta la fama di mago e di guaritore, Jehoshua bar Joseph incappò nei rigori del diritto romano, fu condannato a morte per sedizione e costituzione di banda armata e giustiziato con le modalità connesse a simili reati, la crocifissione.
Jehù – o Gesù per chi parlava greco – non finì con la morte la sua missione. I fedelissimi sparsero la voce che non era veramente morto, che lo si era visto nei dintorni di Gerusalemme, che lo si era visto in Galilea, che forse era morto e risorto dalla tomba. In terra di Palestina qualche decennio dopo di tutto questo non v’era quasi più traccia.
Altrove invece, ad Antiochia, un nucleo di fuoriusciti aveva fondato una “ecclesia” detta dei “cristiani”, dedita ad opere di carità e segnatamente alla sepoltura dei morti. Predicavano che la fine del mondo era vicina, che bisognava “morire” al peccato per “risorgere” alla vita eterna perché il tempo stringe ed il regno è vicino. Missionari indefessi girarono il mondo predicando questo annuncio, ed i proseliti non solo non mancarono, ma si moltiplicarono al di la' di ogni più rosea aspettativa. Ciò che mancò all'appuntamento fu proprio la fine del mondo.
La vecchia guardia cristiana scomparve in uno con le sue illusioni. Ma la leggenda del Cristo venuto al mondo per redimere l'umanità ormai si era radicata nel mondo ellenistico. Nacquero a partire dalla fine del I secolo una miriade di “cristianesimi” che in somma sintesi potrebbero essere raggruppati in due correnti di pensiero teologico.
1)Gesù è stato un uomo speciale, con caratteristiche uniche, inviato da Dio per portare la speranza della redenzione dell'umanità come capro espiatorio dei suoi peccati (si vedano i LIBRI dal SESTO in poi in questo stesso sito).
2)Gesù è stato un angelo, un eone, una emanazione, una parvenza di un Dio superiore, buono, perfetto per correggere i mali di questo mondo imperfetto opera di un dio malvagio (quello dell'AT) oppure di Satana o di qualche altro demone (si veda la pagina “I CRISTIANESIMI” in questo stesso sito).
Ma Gesù, da cosa avrebbe dovuto redimere il mondo? No, non dal peccato originale, al quale sino al V secolo di sant'Agostino nessuno aveva ancora pensato. Allora?
Secondo la tradizione filosofica antica il male, essendo l’esatta antitesi del Bene e quindi dell’essere, si configura come una privazione di essere o, che dir si voglia, con il non-essere stesso. Il Male, non avendo di per sé consistenza autonoma, essendo privazione del Bene ed esistendo quindi solamente in virtù dell’essere e come suo esatto contrario, è un accidente della realtà.
Questo è stato il dramma dei primi grandi veri teologici cristiani, gli gnostici.
Non v'è dubbio che al mondo esista il male, la sofferenza, l'ingiustizia, la morte. Com'è possibile se esiste anche un Dio perfetto?
"O c'è Dio - si dice - o c'è il male". Se c'è Dio non ci può essere il male, se c'è il male è la prova che Dio non esiste, perché se Dio esistesse come potrebbe tollerarlo il male? Ecco la risposta: perché ci sia il bene, è necessario che ci sia il male. Dio però è si l'antitesi del male, ma non può confrontarsi con esso, non può scendere in campo direttamente, necessita di nun mediatore.
Altra considerazione.
E' sin troppo facile constatare come il male è anzi tutto qualche cosa di casuale, cade dove cade, si abbatte dove si abbatte. A chi tocca tocca. Ma se le cose stanno così, allora noi cosa c'entriamo? Noi siamo pure e semplici vittime di qualche cosa che ci trascende, che ci tratta, una forza della natura, che ci tratta come degli astragali. Ma se questo è vero, è vero anche il contrario. Ossia è vero che il male che noi patiamo è qualche cosa da noi oscuramente voluto, o perlomeno è qualche cosa in cui ci riconosciamo, sia nel male che abbiamo patito che nel male che noi facciamo. In altri termini, dal male, l'uomo da solo e senza aiuto non può uscirne .
L'antitesi tra bene e male è antica come il pensiero umano. La genesi è una continua contrapposizione tra bene e male, Dio e Satana, Dio e Lucifero, il Paradiso e l'Inferno, Adamo ed Eva, Caino e Abele.
Lo zoroastrismo è stato per un millennio a.C. diffuso in tutta l'area persiana, predicando l'eterno conflitto tra bene e male tra i quali l'umanità è chiamata a scegliere.
Platone - ed il suo pensiero informerà tutta la spiritualità pre- e post-cristiana - attribuisce la malvagità umana alla mancanza di educazione e agli influssi negativi del corpo sull’anima. Il male nasce quindi dalla scarsa conoscenza del bene (che assume una precisa connotazione metafisica e la più elevata collocazione gerarchica nel mondo delle idee) e dall’imperfezione della materia (il corpo). Naturalmente l’origine del male non può essere Dio, cioè un principio buono, perché sarebbe illogico che dal bene discendesse il male. Nel Timeo il problema viene risolto attribuendo alla materia un’essenza caotica ed imperfetta che solo parzialmente può venire ricondotta all’ordine dall’opera del divino artefice. Il male, inteso come imperfezione, è quindi un principio originario e ingenerato, come il demiurgo e il mondo delle idee. Questo è stato sostanzialmente il pensiero cristiano gnostico, nel quale Gesù è stato inserito a vario titolo come lo strumento, il mezzo percettibile dalla gente offerto da dio per la Redenzione, ossia per il superamento del male che l'umanità non potrebbe fare con le sue sole forze.
Altri cristiani quali Paolo di Tarso, Policarpo di Smirne, Apollo di Alessandria, Ignazio di Antiochia che teologi non erano ma credettero fermamente nella promessa del Regno prossimo venturo avevano una visione diversa della Redenzione. Gesù è stato un uomo, si, ma con un carisma divino suffragato, comprovato dalla morte e dalla risurrezione, esempio tangibile della morte dell'uomo al peccato e della risurrezione ad una nuova purezza atta a condurlo dritto nel Regno. Naturalmente una figura di uomo, nato da donna ma per opera divina, morto e risorto, che ti offre nel pane il suo corpo e nel vino il suo sangue (a volte con qualche trasgressione, I Corinzi 11, 7 e seg.) non poteva non essere accetto al popolino assai più che il Demiurgo dei neoplatonici. Poi, delusa l'attesa della parusia e svanita la speranza del Regno, anche la dottrina cristiana cattolica si librò in disquisizioni dogmatiche che non sono ancora terminate al giorno d'oggi. |
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Non risentirti di questi scritti, perché le cose sono andate esattamente come qui è scritto. Se tu, poi, credi che Gesù è figlio di Dio, che è nato da una Vergine, che è risorto, che siede alla destra del Padre, che verrà nel giorno del giudizio a dividere i buoni dai reprobi, a me sta benissimo, e non cambia in nulla la realtà delle cose. Quello che è scritto in questa come nelle altre pagine dedicate al cristianesimo è storia, alla quale nei secoli è stata aggiunta una componente metafisica in cui ognuno è libero di credere o non credere.
Dixi, et animam levavi. |
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