AVVISO
 
  NUOVA COMPAGNIA TEATRALE VITTORIO ALFIERI
  TEATRO SAN GIUSEPPE
26 - 27 - 28 febbraio 2008 ore 20,45

L'opera è stata interpretata da due cast parzialmente diversi, ed è stata replicata il 10 maggio a Pino Torinese
 
La nuova Compagnia Vittorio Alfieri di Torino metterà in scena la sua ultima produzione - LA LOCANDIERA - di Carlo Goldoni, per la regia di Domenico Castello e di Guido Volante.
A tutti il nostro .... in bocca al lupo. Ci vediamo a teatro!!!!!!!!!!!!!!!!!
  IL NOSTRO DIRETTORE ARTISTICO SCRIVE:
LA LOCANDIERA: DUE FACCE DI UNA STESSA MEDAGLIA.


“La Locandiera” di Carlo Goldoni è stata valutata come il suo capolavoro soltanto a partire dall’Ottocento e da allora ha dato origine a versioni cinematografiche, a libretti d’opera (oltre dieci!), a edizioni radiofoniche e televisive. E – naturalmente – se ne sono moltiplicate le interpretazioni, sia attoriali (si pensi alla Duse, alla Ristori, alla Merlini, alla Moriconi, alla Guarnieri, alla Gravina) che registiche, scomodando, negli ultimi anni, il solito presunto femminismo ante litteram attribuito ormai a qualsiasi Autore del passato, l’immancabile rivendicazione sociale della popolana sui nobili in decadenza, e tanti altri luoghi comuni di cui le regie attuali sono ormai infarcite fino alla saturazione. Diciamocelo chiaro: di interpretazioni politico-sociali non ne possiamo più. A noi è parso invece che la problematica interpretativa della mirabile commedia goldoniana si possa sintetizzare in due semplici aspetti: in un certo senso, in due facce di una stessa medaglia.
Se pensiamo che Goldoni abbia voluto fare un’ opera a suo modo morale, dipingendo un personaggio di donna eticamente condannabile, frivola, ingannatrice, astuta e interessata, allora i tre (non più giovani) spasimanti diventano figure patetiche, suscitano più pietà che derisione, più comprensione che scherno e quasi ci ricordano i “vecchioni” che spiano impotenti la nudità di Susanna al bagno nel mirabile dipinto di Tintoretto: e questo può essere un aspetto della “Locandiera”.
Se invece crediamo che la simpatia di Goldoni sia in realtà rivolta proprio all’indiavolata Mirandolina, alla sua intelligenza, al suo irresistibile fascino, alla levità del suo spirito allegro coniugata all’ indubbia ed evidente sensualità, allora i tre nobili spasimanti diventano personaggi irresistibilmente comici, trascinati – ciascuno a suo modo – in un vortice di battute, in uno scoppiettìo di eventi e di maliziosi sottintesi che li coinvolgono in un sottile giuoco erotico, travolgendo la loro ridicola seriosità.
Leggendo quanto scrive lo stesso Goldoni rivolgendosi al suo pubblico (e che in questa edizione abbiamo voluto - per la prima volta - portare in scena sotto forma di “prologo”) emerge chiaramente, sia pur tra le righe, che ad onta delle affermazioni morali di riprovazione verso questa “femmina lusinghiera”, l’Autore ne è in realtà irresistibilmente attratto.
Del resto Mirandolina incarna meravigliosamente quella tendenza alla seduzione, quel piacere di essere corteggiata ammirata adorata, quella “civetteria” naturale talora più manifesta, talora pudicamente celata, che esiste però costantemente nel profondo di quella poliedrica e sfuggente creatura che si nasconde, in realtà, dentro in ogni donna.
A questo punto non può non venire in mente il valzer della pucciniana Musetta “..ed assaporo allor la bramosia sottile che dagli occhi traspira e dai palesi vezzi intender sa alle occulte beltà...” E, come Goldoni, Puccini – si sa - le donne le conosceva piuttosto bene, e non solo dal punto di vista strettamente musicale.
Così, andando contro alle affermazioni moralistiche esibite dell’Autore medesimo ed affascinati anche noi dalla bella Mirandolina, abbiamo optato per la seconda interpretazione, convinti sia quella che più risponde all’ottica goldoniana: d’altronde, la verità di un’Autore non è mai in quello che egli stesso afferma, ma emerge invece dai suoi scritti.
Toccherà al pubblico – questa sera – giudicare se abbiamo avuto torto o ragione.

Nico Castello
BEATRICE BONINO
GENY MACRI
Personaggi ed interpreti cast 1 e 2
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Il marchese di Forlipopoli.......Giorgio Zangirolami
IlConte di Albafiorita..............Eugenio Cassarino
Il Cavaliere di Ripafratta.........Nico Castello
Mirandolina..........................Beatrice Bonino/Geny Macrì
Fabrizio...............................Alessandro Dini
Ortensia..............................Mirella Cassarino/Barbara Gariglio
Dejanira...............................Lalla Volante/Lia Luone
Servo del Cavaliere...............Marco Fonsati
Servo del Conte....................Paolo Vogliotti/Umberto Masini

Goldoni...............................Guido Volante
Isabella...............................Maria Grimaldi/Gilda Berto
Berenice.............................Barbara Gariglio/Carmen Tanzi
Elvira..................................Elisa Poncini/Stefania Laudi

Scene di Giusy Musso - Suggeritrice: Maria Comina - Aiuto regista: Alessandra Di Molfetta - Regia di Nico Castello e Guido Volante
gionamoro@yahoo.it
NUOVA COMPAGNIA TEATRALE VITTORIO ALFIERI
  Dal teatro della commedia dell'arte al teatro d'autore
La locandiera è lo stendardo del nuovo teatro di Goldoni che soppianta gli schemi arrugginiti dell'obsoleta Commedia dell'Arte. Le maschere che gli attori portavano per interpretare personaggi fissi, vengono soppiantate dal volto stesso degli attori, che impersonano il ruolo di gente normale e reale. Lo svolgimento della vicenda, prima affidato all'inventiva degli attori, viene sostituito dall'ordinata sequenza di eventi mirabilmente pianificata da Goldoni, che diventa così il poeta di teatro. I personaggi di Dejanira e Ortensia, vicini al mondo della Commedia dell'arte, vengono descritti come figure incapaci di prevedere e concludere. Mirandolina, invece, pianifica e calcola: in questo senso è più vicina al Goldoni. Questo personaggio, tra l'altro, non è altro che uno sviluppo della maschera Colombina come la ritroviamo nella Commedia dell'arte; a differenza di Colombina, però, si tratta di un personaggio differenziato ed imprevedibile. Questa tendenza al realismo conferisce alla commedia un volto umano, ed è universalmente valido in ogni tempo rappresentando sulla scena il mondo con le sue contraddizioni.


La locandiera nel suo contesto storico [modifica]
Chiaramente, si tratta di un'opera accessibile a tutti, anche agli analfabeti, ed ha quindi lo scopo di divertire il pubblico. In questo senso non si può certo dire che sia un testo particolarmente rappresentativo dell'Illuminismo. Malgrado ciò, l'opera rispecchia il dibattito sulle classi sociali così vivo nel Settecento. Notiamo infatti come Mirandolina si preoccupa dei suoi interessi incarnando in un certo senso i nuovi ideali della borghesia emergente. I nobili, poi, sono rappresentati nella varia articolazione che caratterizzava l'aristocrazia del XVIII secolo: nobili di antica stirpe ma decaduti e privi di mezzi, nobili ricchi di appoggi e relazioni ma non di denari, borghesi da poco nobilitati e guardati con disprezzo malcelato dai "veri" aristocratici. Nell'insieme, comunque, rappresentano i parassiti della società che non contribuiscono minimamente al suo sviluppo e pretendono privilegi e servigi, rendendosi così ridicoli ed irritanti agli occhi degli spettatori (a differenza di Mirandolina, il Conte ed il Marchese non lavorano). Se dal punto di vista sociale, la visione di Goldoni fu profondamente critica, lo stesso vale per l'atteggiamento (negativo) dei nobili nei confronti del drammaturgo. È questa una delle ragioni per cui più tardi Goldoni avrebbe abbandonato Venezia alla volta di Parigi.

Emerge inoltre nella pièce il concetto illuminista di autodeterminazione dell'individuo, particolarmente significativo perché portato avanti da un personaggio femminile.

da: wikipedia

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